Recensione: Cupido|Mors

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Gli Olvido sono una band spagnola formatasi nel 2006, dedita ad un genere inquadrabile nella corrente Melodic - Gothic Metal. Olvido in spagnolo indica lo stato d'oscurità in cui piomba ogni cosa dimenticata e si riferisce quindi al termine italiano suo corrispettivo: oblio.

I Nostri, formati da Ernest Parro (Basso), Nacho Losada (Chitarra), Nèstor Morale (Voce), Oriol Puljoràs (Batteria dal 2013) e Daniel Cuéllar (Tastiera), nel corso della loro decennale carriera hanno licenziato una demo (2007) e tre full length: "Neurosis de destino" (2010), "Luto" (2013) e "Cupido|Mors" (2016).  

"Cupido|Mors" è un doppio album composto da 16 tracce (8 per cd) il quale contrappone due tipologie di sound. 
Nel primo cd le sonorità proposte sono più dedite ad un Gothic Metal, mentre nel secondo il sound proposto è più vicino a melodie ambient. 
"Cupido|Mors" si apre con "Posando en Llamas"; fin da subito veniamo coinvolti in possenti e granitici riff accompagnati dalla tastiera, la quale sarà la colonna portante per il classico marchio di fabbrica Gothic Metal. I Nostri si rifanno in modo marginale a sonorità vicine ai Nightwish, soprattutto per quel che concerne i sopracitati innesti tastieristici. "Cupido|Mors" è un album che può risultare talvolta pesante all'ascolto, poiché spesso è fin troppo ridondante e monotono. La terza traccia, "La fin Absolue du monde", è una canzone bilingua cantata sia in spagnolo sia in francese; essa presenta alcuni passaggi diminuendo - crescendo interessanti, i quali rompono la monotonia del precedente brano nonché della title track. Le successive canzoni paiono cucinate e preparate nello stesso medesimo stampo, salvo per qualche differenza nelle vocals. Passando al secondo disco, le sonorità (come detto qualche riga sopra) si fanno più pacate. Le otto tracce presenti in questa seconda parte sono praticamente delle ballad con qualche innesto leggermente psichedelico. I due cd sono totalmente opposti così come il giorno e la notte. Se da un lato troviamo la cattiveria, riff granitici e possenti tastiere, dall'altro troviamo arpeggi, una voce sì possente, ma comunque in grado di mantenersi su lidi quasi poetici, sognanti e talvolta epici. Da menzionare assolutamente l'intermezzo vocale in "Juggernaut", terza traccia del secondo disco. 

Le 16 tracce presenti in "Cupido|Mors" superano quasi tutte i cinque minuti di durata; una pecca a mio avviso, poiché i brani proposti (seppur non di difficile assimilazione o difficoltà tecnica) risultano spesso sfiancanti ed interminabili. In conclusione, "Cupido|Mors" è un album ben prodotto, pulito e curato, monotono, fin troppo prevedibile e scontato ma che comunque ci regala momenti di pura emozione. 

 

 
70