Recensione: Dance of Fire and Rain

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Attivi fin dagli anni Ottanta, i Feline Melinda capitanati dal fondatore Rob Irbiz tornano sul mercato con il nuovissimo Dance of Fire and Rain, disco dalla copertina in linea con la Loro tradizione. Difficilmente inquadrabili a livello di sonorità, seppur legati a doppio filo con l’Hard Rock e la melodia, i Nostri, sotto l’egida della teutonica 7Hard registrano le undici tracce componenti l'album presso i Finnvox Studios di Helsinki, in Finlandia. Un lavoro che parte da lontano, precisamente dal 2011, per confezionare il terzo e cruciale full length della Loro carriera, al quale gli altoatesini hanno dedicato tutte le cure necessarie, e si sente eccome!

La proposta all’insegna della melodia da parte dei Feline Melinda è spudorata, come è giusto che sia, in ambito duro, da un combo che sputa sangue e si sbatte da decenni, all’interno di una scena italiana che da sempre palesa evidenti difficoltà a molti livelli, in primis in termini di seguito vero. Tanto miele, quindi, cosa però non pregiudica per nulla le prestazioni dei singoli strumentisti, che sanno ritagliarsi il giusto spazio per mazzuolare come sanno alla bisogna. Uno su tutti il drummer Chris Platzer, che pesta come un fabbro, ovviamente se il contesto musicale lo permette.

La ricerca per l’hook facile e la memorizzazione veloce non tragga però in inganno: i südtiroler portano nel Dna le stimmate degli Eightes, figlie di delusioni e porte sbattute in faccia e quindi possono permettersi, con la consueta dose di autoironia, di interpretare, a volte, il ruolo di Abba dell’Hard, senza perdere un milligrammo della propria integrità di interpreti. Consci del fatto che in ambito nazionale le soddisfazioni sono quelle che sono – e dato l’andazzo probabilmente saranno sempre meno - fieramente restano fedeli a se stessi senza piegarsi alle mode e ai trend musicali del momento. I Feline Melinda di oggi, ovviamente non si presentano più con i capelli cotonati e i vestiti dai colori sgargianti di quando occhieggiavano anche allo Speed, ma fanno comunque parte, a buon diritto, di quella schiera di eletti che godono delle stima incondizionata dei cultori della musica dura italica.

Rob Irbiz (voce e chitarra) e soci si divertono a scrivere canzoni, questo pare chiaro, così come altrettanto chiaro è il fatto che non si prendano troppo sul serio. La Loro dose di autoironia, come si diceva prima, si assesta a livelli altissimi: trent’anni di onorata milizia servono anche a questo, d’altronde. Mazzate che ricordano gli Hammerfall più docili - quando ancora parevano incorruttibili - si alternano a pezzi con cori che paiono presi in prestito dagli svedesi di cui sopra, all’interno delle dodici tracce di Dance of Fire and Rain. Il flavour epico, poi, non lo si inventa i due minuti, e i Feline Melinda, quando necessario, sanno dispensare perle anche di quel distillato metallico pregiato. A Piccole dosi, ma lo fanno.

Fra gli episodi meglio riusciti, senza dubbio la mielosa ma nello stesso tempo dinamica Angel Eyes, riproposta anche in versione con il solo piano verso la fine dell’album, la strappamutande Luna, con un titolo aggiuntivo stra-abusato quale My Love come secondo addendo, poi Mountain Girl, impreziosita da un’interessante prova alle tastiere e da cori catchy come pochi. Ultimo brano da citare, Girlfriend, ove i südtiroler forniscono una prestazione a metà fra gli Scorpions e gli Sharks di Notti di Fuoco-memoria. Dance of Fire and Rain si completa di un libretto di dodici pagine con belle foto della band e dei singoli, oltre a tutti i testi delle canzoni.

Willkommen!

 

Stefano "Steven Rich" Ricetti

 

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