Recensione: Das Volk der Freiheit

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Fuori dagli schemi, lontani da ogni moda, un universo a sé stante intriso di arte, sperimentazione e coscienza sociale. Forse è con queste parole che possiamo tentare di descrivere i Premarone, band originaria dalla provincia di Alessandria, che con “Das Volk Der Freiheit” realizza la propria seconda prova sulla lunga distanza. Un lavoro complicato, articolato, che pretende una visione open minded e richiede ripetuti ascolti per poter essere compreso. Una volta entrati nel regno dei Premarone, però, ci troviamo al cospetto di una formazione che, attraverso la propria musica, i propri testi, il proprio essere, cerca di lanciare un messaggio, nell’ambizioso tentativo di risvegliare consapevolezza e pensiero critico nell’ascoltatore.

 

Das Volk Der Freiheit” è infatti un concept album che analizza gli ultimi venticinque anni della storia italiana, che parte da un titolo in tedesco per evocare la minaccia di un regime totalitario. Il lavoro si suddivide in quattro tracce: due strumentali, composte da un preludio, intitolato “Preludio: Mani pulite”, e un interludio, “Interludio: Interferenze”, e due grandi sezioni: “I Parte: D.V.”, della durata di quasi ventinove minuti, e “II Parte: D.F.”, della durata di venti minuti abbondati, che costituiscono lo scheletro del disco. Come già accaduto con il debutto “Obscuris Vera Involvens”, anche con “Das Volk Der Freiheit” i Premarone ci presentano un caleidoscopio in musica, in cui l’anima principale è caratterizzata dalla componente doom, integrata e ampliata da una spiccata venatura psichedelica, che, spesso, ci conduce verso lidi psych doom. Ma durante l’ascolto del disco incontreremo anche elementi settantiani, darkwave e ambient-drone ed è su questo particolare e personalissimo tappeto sonoro che si stagliano le linee vocali in italiano di Fra, che in questo secondo capitolo discografico sembrano come un’eco ovattata che arriva in lontananza, dando al tutto un retrogusto simil sludge. Dal punto di vista lirico i Nostri non perdono una virgola del loro spirito antagonista, inserendo registrazioni di tutti quei protagonisti, in negativo, che hanno portato al decadimento culturale che sta trionfando nel Bel Paese. Un decadimento ben rappresentato dall’affascinante copertina, dove, in uno scenario in bianco e nero, due occhi compaiono in un cielo plumbeo e osservano le rovine di una splendente civiltà del passato, in cui, alla base di una scalinata, si agitano delle figure simili a spettri, inconsistenti, che sembrano rappresentare esponenti della società contemporanea.

 

Anche in questo secondo album i Premarone puntano su una produzione dal forte sapore rétro, che ben si sposa al caleidoscopio musicale descritto in precedenza, donando una sorta di aura mistica e ipnotica alle composizioni. Se andiamo ad analizzare la prestazione dei singoli, va riconosciuto particolare merito al lavoro svolto da Pol al basso e da Mic ai synth e theremin, ma sia chiaro, è la band al completo a essere in palla. Anche se, come facilmente intuibile da quanto fin qui scritto, la prova dei Premarone non va valutata tanto in una concezione prettamente tecnica, quanto nel sapere e riuscire a trasporre in musica la propria visione artistica, e sotto questo punto di vista i Nostri centrano l’obiettivo.

 

Tutto questo è “Das Volk Der Freiheit”, un lavoro che continua e approfondisce quanto i Premarone avevano mostrato con il precedente “Obscuris Vera Involvens”, risultando ancora più complicato, articolato e ambizioso. Un album che forse screma ulteriormente la platea a cui la band di Alessandria potrà rivolgersi, ma che si rivela ispirato e vero, composto e realizzato con il cuore da una formazione dalla spiccata caratura artistica, il cui fine non è apparire per soddisfare un sentimento di pura vanagloria, ma cercare, attraverso l’arte, di realizzare un fine più elevato. Teniamoli d’occhio, potrebbero essere una delle sorprese dell’underground italiano. Avanti così.

 

Marco Donè

 

 
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