Recensione: De Ferro Italico

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Potrebbe quasi sembrare una svista o addirittura un errore, inserire “De Ferro Italico” dei nostrani Draugr nella sezione degli album autoprodotti, o perlomeno potrebbe non rendere loro giustizia e i meriti che gli spettano. Questo perché la professionalità e la personalità con cui il lavoro è stato realizzato, non ha granché da invidiare ad altre uscite che hanno potuto beneficiare d’investimenti ben più consistenti e di conseguenza di una spinta promozionale maggiore. Fin dai primi ascolti, infatti, la sensazione è che ci si trovi di fronte a un disco denso ed elaborato, in cui niente è stato lasciato al caso (compresi artwork e produzione) e che saranno necessari vari passaggi nel lettore prima di riuscire a comprendere e apprezzare appieno l’album (senza però risultare di difficile digeribilità). Per non parlare del complesso e ispirato concept ideato da Svafnir che lega tra di loro le singole composizioni: un’affascinante miscela tra Storia e novella, attingendo da riti pagani, mitologia e storiografia di origine italica. Del resto i Nostri hanno impiegato circa cinque anni per dare alle stampe un (ambizioso) successore all’acclamato debutto “Nocturnal Pagan Supremacy” (2006), così da curarne tutti gli aspetti e non limitarsi a ripetere in maniera pedissequa quanto proposto in precedenza.

Partiti come band ‘black-oriented’ in stile nordeuropeo (Darkthrone, Immortal, Dark Funeral, ...) col demo “Spirits Of The North” (2003), hanno aggiunto poi, sul primo citato full-length, venature folk/pagan metal e inserti eroico/battaglieri (Finntroll, Korpiklaani, Ensiferum, ...), senza mai disdegnare riff di matrice thrash. “De Ferro Italico” rappresenta un’ulteriore evoluzione, allontanandosi progressivamente dal black nordico delle origini per puntare deciso all’esplorazione di territori folk dal sapore mediterraneo a loro più confacenti per provenienza – genere da loro stessi definito ‘italic hordish metal’. Non per niente il combo teatino s’è avvalso del contributo di vari musicisti idealmente (e culturalmente) affini. In prima linea (ma non sono le uniche apparizioni) troviamo Maurizio e Lore dei lombardi Folkstone a imbracciare flauto e cornamusa e in più tra i solchi del CD fanno la loro dignitosa comparsa anche strumenti tradizionali come lo scacciapensieri e l’organetto abruzzese.

Aspetto sicuramente non secondario poi è la scelta coraggiosa ma appropriata di abbandonare quasi del tutto il cantato in inglese, dominante nella precedente release (fatta eccezione per la traccia “Furore Pagano”), in favore del proprio idioma, così come del latino e perfino dell’arcaica lingua osca. Niente di meglio per narrare le epiche gesta, le usanze e le credenze dei popoli dell’Italia antica (principalmente Sanniti e Osci), i quali trovatisi nel racconto a dover fronteggiare l’ascesa dell’Impero romano – che, di fatto, con i decreti teodosiani (391-392) aveva proibito senza mezze misure qualsiasi forma di culto pagano – piuttosto che sottomettersi al giogo di Roma e della croce cristiana, decidono di combattere fino al sacrificio estremo pur di mantenere viva la propria identità.

Particolarmente significative in questo senso sono “Ver Sacrum” e “Suovetaurilia”. La prima col suo incedere folk danzereccio è aperta dal grugnito del cinghiale che, durante il rituale della primavera sacra, guida attraverso impervie vie montane, foreste e cunicoli i primogeniti sacrificati alle divinità – che invece di essere uccisi erano costretti all’esilio in età adolescenziale – alla ricerca di un nuovo insediamento dove stabilire la propria dimora. Mentre la seconda, più lunga e articolata, descrive l’usuale consacrazione di un montone, di un maiale e di un toro al dio Marte per ottenerne il favore nella battaglia che incombe. Ogni singola canzone, ad ogni modo, meriterebbe un approfondimento riguardo alle liriche. Mentre, dal punto di vista strettamente musicale, è doveroso segnalare “The Vitulean Empire” (unico brano in inglese), posta in apertura dopo l’introduttiva “Dove L’Italia Nacque”, aggredisce l’ascoltatore con sferzate black/thrash e passaggi che riportano alla mente i Cradle Of Filth (e non solo in quest’occasione). Vuoi per le raffiche di Jonny alla batteria simili a quelle ormai note di Nicholas Barker, vuoi per il cantato di Svafnir che alterna scream al vetriolo a parti recitate con voce quasi baritonale e per gli inserti di urla e gemiti femminili. A differenza del combo inglese però non vi troverete tra fosche lande o antri bui popolati da vampiri e creature della notte, ma nel bel mezzo degli scontri, fra rumori di spade, urla di battaglia e cavalli imbizzarriti. “Ballata D’Autunno”, poi, offre un attimo di respiro prima della gelida e martellante “Inverno”, che ci riporta a sonorità più similari alle loro passate produzioni e si fa apprezzare per l’intensa parte centrale: prima acustica con il basso di Stolas a conferire rotondità allo stacco, poi riffeggiato con potenza ed epicità. Non è da meno anche la debordante e bellicosa “Roma Ferro Ignique”, così come la title-track “De Ferro Italico”: una dilatata suite con molteplici sfaccettature atte a fare da colonna sonora al mutare degli eventi, fino all’inevitabile epilogo della vicenda. 

“De Ferro Italico” è un altro colpo messo a segno per i ‘lupi’ abruzzesi, dopo il valido debutto “Nocturnal Pagan Supremacy”. Difficile riuscire a credere che nessuna etichetta si sia ancora accorta di loro o che non abbia intenzione d’investirci. Considerate le loro elevate capacità tecnico/compositive, comunque, ciò potrebbe avvenire presto. Il consiglio per tutti è quello di concedere ai Draugr almeno un ascolto tramite i canali ufficiali se questo genere di sonorità non è il vostro pane quotidiano, altrimenti... acquisto consigliato!

Orso “Orso 80” Comellini 

 

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Track-list:
1. Dove L’Italia Nacque 2:10
2. The Vitulean Empire 5:17
3. L’Augure E Il Lupo 5:54
4. Suovetaurilia 9:25
5. Ver Sacrum 4:37
6. Legio Linteata 6:03
7. Ballata D’Autunno 1:42
8. Inverno 7:33
9. Roma Ferro Ignique 6:27
10. De Ferro Italico 10:34 

All tracks 60 min. 

Line-up:
Augur Svafnir – Vocals
Triumphator – Guitar
Warth – Guitar
Stolas – Bass
Jonny – Drums
Helsior – Keyboards 

Special Guests:
Maurizio (Folkstone) – Flutes
Lore (Folkstone) – Bagpipes on “Legio Linteata”
Mors – Guitar solo on “The Vitulean Empire”
Kirion (Sturmkaiser) – Additional hordish choir
Bonasone (Ciementificio) – Additional hordish choir

 
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