Recensione: Death Supremacy

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Album di debutto per gli svedesi Kadaverdisciplin. Il progetto nasce nel 2014, regala due singoli nel 2015 e nel 2016 per poi dare alle stampe il full-length in analisi. Il sound proposto è un diretto black metal di chiara derivazione del paese di appartenenza. 

Subito balzano in mente nomi quali Marduk, Watain, con alcune  atmosfere che possono ricadere nei Dissection. Non mancano ruvide divagazioni rock, ma sono sfumature di un nero di limpidissima citazione svedese. Brani veloci e diretti, poi marziali fraseggi che riportano ad ambientazioni che oseremmo definire militaresche sono l’impasto che la band ci regala. 

Död Och Förödelse’ è la sintesi di tutto questo, se non altro l’episodio più lampante di un non so che di “autoritario”. Da qui poi i Kadaverdisciplin ripartono con un pezzo che viaggia spedito verso la nera tenebra del sound più estremo. 

Le varie tracce si susseguono senza particolari sussulti, ripetendosi a tratti per strutture e sviluppi, risultando così prevedibili. Troviamo manchi anche un po’ di consistenza a livello di chitarre, perché se da un lato è vero che fortunatamente la produzione non esalti con muscolarità gli strumenti, è altrettanto vero che poi proprio per contenuti il disco risulti un po’ evanescente. 

Alcuni stacchi di batteria creano una certa suspance, a lternando poi classici riff di chitarra ed accelerazioni che sono marchio di fabbrica della old school scandinava. Pochi fronzoli, solo sparute divagazioni melodiche e poi tanti deja-vu sono in sostanza ciò che vi ritroverete di fronte all’ascolto di “Death Supremacy”. 

Difficile che i più esigenti trovino soddisfazione nell’ascolto di un lavoro comunque così derivativo e scevro di spunti personali. Ciò che ci colpisce di più è l’interpretazione vocale, che troviamo espressiva, seppur sempre adepta di certi schemi e tonalità. Se siete dei nosalgici di Watain & Co. qui potrete soddisfare la vostra sete di Svezia, anche se: perché accontentarvi dell’ “imitazione”, quando si può sempre attingere all’originale? A voi l’ardua sentenza, per una sufficienza piena ma nulla più. Il tempo ci dirà se le cose miglioreranno e se ci saranno i necessari accorgimenti per avere una marcia in più.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
60