Recensione: Der Hatz Entronnen

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Pioggia cade incessante, goccia dopo goccia si infrange sul nostro capo chino, sfaldandosi ogni volta. Stilla che potrebbe rappresentare un pensiero negativo, un dispiacere che attimo per attimo ci ricopre, lasciandoci fradici di solitudine. Brividi che corrono lungo la schiena e che si esauriscono in un suono continuo, eco di un dolore che non ci abbandona mai davvero. 

Questa mestizia ci viene trasmessa dal secondo capitolo in studio dei teutonici Rimruna, progetto di purissimo black metal, arricchito da alcune ambientazioni ridondanti che disegnano melodie minimali. Essenzialità si manifesta in ogni brano, in ogni nota che si sussegue ipnotica in una durata assai corposa, in cui gestualità si fanno vera e propria ritualità. Strutture semplici, in cui poi accelerazioni diventano gelido vento che soffia. L’album esce originariamente solo in vinile in tiratura limitata, viene oggi riproposto sempre nello stesso formato e in digipack cd. 

Der Hatz entronnen “ è paesaggio scarno che in modo assai primordiale ci viene mostrato senza fronzoli o sperimentazione alcuna. Trovare particolari spunti è pressoché impossibile, in tal senso facendo la gioia degli amanti di suoni puramente black, senza sfumature a contaminarne la cinerea austerità. 

Pellegrino vestito solo di un misero saio si ferma stancamente a contemplare il nulla che ha dentro di sé, un sterile vuoto che vive quale sventura inevitabile. Il sound ha alcuni elementi della scuola teutonica della nera fiamma, rammentando i più vetusti Eminenz, unitamente alle peculiarità della old school

Rindondanti e tetri i Rimruna restano in quel nero indefinito del filone che solo pochi adepti vorranno per forza abbracciare.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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