Recensione: Destiny

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Il power metal è, nonostante tutto, un genere che tra pregi e difetti è sulle scene da ormai più di vent’anni. Portato alla ribalta dai popoli del Centro/Nord Europa, anche l’Italia ha dato il suo contributo alla causa grazie alla sacra triade del power made in Italy (Labyrinth, Rhapsody e Vision Divine), ma anche con nomi più underground come Domine, Highlord, Secret Sphere e Kaledon, giusto per citarne alcuni.

Underground Symphony, etichetta che da sempre ha un occhio di riguardo per le realtà power italiane e non, pubblica il debutto dei pugliesi Soul Of Steel i quali sfoggiano un bagaglio d’influenze che spazia tra le varie sfaccettature di un genere musicale che ultimamente sta mostrando un po’ la corda. Nato nel 2007, il sestetto della provincia di Taranto arriva oggi alla release del primo studio album con qualche incertezza, ma anche con alcuni spunti interessanti.

Cominciamo con i pregi: il riffing dei due chitarristi è parecchio ispirato, soprattutto nei frangenti più heavy del disco, mentre le tastiere riescono ad intessere buone melodie ed arpeggi decisamente ben congeniati. Per quanto riguarda, invece, i difetti, è da tenere in considerazione un songwriting a tratti troppo statico ed incentrato sulla formula che prevede l’alternanza di intro-ritornello-strofa-ritornello. Oltre a questo, va anche detto che i suoni penalizzano non poco l’impatto della proposta della band, in quanto rendono poco udibile la sezione ritmica (eccezion fatta per la cassa della batteria, sempre in primo piano) e la voce si staglia su volumi un po’ troppo esagerati.

Fatte queste premesse, Destiny appare esattamente come dovrebbe essere un esordio: un biglietto da visita in grado di mettere sul piatto della bilancia sia le qualità da sviluppare che gli angoli da smussare. Superata l’intro iniziale, si apre Swordcross, brano in puro stile Stratovarius, ma che avrebbe giovato di una velocità maggiore per risultare veramente trascinante, mentre la successiva Running In The Fire presenta degli ottimi spunti da parte delle chitarre che, però, vengono mal sfruttati a causa di un impasto sonoro decisamente non all’altezza della situazione.
Epica e magniloquente, Reborn mette in risalto il buon lavoro delle tastiere di Daniele Simeone, le quali intagliano un tessuto sonoro di ottima qualità, cosa che avviene anche nella ballad Wild Cherry Trees, peccato per l’ingresso sul finale della chitarra distorta e della batteria che tolgono quel flavour quasi folk al pezzo.
Nuovamente un ottimo riff di chitarra per introdurre Till The End Of Time, ma gli sviluppi del brano portano ad una prova vocale non troppo convincente da parte del singer Gianni Valente. Infatti le tonalità medie sulle quali si assesta la sua voce non riescono a risultare ficcanti come vorrebbero, merito ancora una volta di un mixaggio non adeguato. Altro discorso per Endless Night, impreziosita dall’intervento di Roberto Tiranti (Labyrinth, Vanexa), professionista e scafato cantante italico che dona grande intensità alla canzone.
Come già successo per Swordcross, anche Wings Of Fire viene penalizzata da una mancanza di tiro e dall’eccessiva linearità della struttura, mentre la conclusiva titletrack presenta ancora una volta un incipit ben riuscito per poi perdersi con il passare dei secondi in una ballad che segue fin troppo fedelmente i canoni del power metal.

Spiace quindi dover riassumere la proposta dei Soul Of Steel in un voto negativo, però i lati positivi non riescono a bilanciare ciò che di poco convincente viene impresso su disco. Certo, il fatto che si tratti di una band fondata da pochi anni è da tenere in considerazione, ma il power metal ha bisogno di idee fresche, così come ogni genere, e Destiny è un lavoro che si presenta troppo ancorato alla scuola degli anni ’90. Affinare il proprio bagaglio tecnico/compositivo resta la soluzione più affine all’attuale situazione del sestetto pugliese, il quale non deve perdersi d’animo, ma lavorare sui propri punti di forza per potersi migliorare.

Andrea Rodella

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Tracklist:
1 – Intro
2 – Swordcross
3 – Running In The Fire
4 – Reborn
5 – Wild Cherry Trees
6 – Till The End Of Time
7 – Endless Night
8 – Wings Of Fire
9 – Destiny

Durata: 42:03 min.

Lineup:
Gianni Valente – Vocals
Nicola Caroli – Guitar
Valerio De Rossa – Guitar
Daniele Simeone – Keyboards
Vito Laghezza – Bass
Lorenzo Chiafele – Drums

 
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