Recensione: Earth-Sick

inserito da

A volte è un episodio a rappresentare un punto di svolta nella carriera di un complesso. Nel caso dei Gory Blister può essere stata la partecipazione al leggendario Evolution Festival del 2007 in quel di Firenze, assieme a mostri del calibro di Behemoth, Nevermore, Cynic, Sodom e Kataklysm. Una presa di coscienza dei propri mezzi, insomma, che può aver dato impulso a una storia iniziata nel lontano 1991 e culminata, almeno sino a ora, nel quarto full-length, “Earth-Sick”, oggi in uscita per la Bakerteam Records, divisione della quotata Scarlet Records.

Questo per trovare una spiegazione, anche se magari fantasiosa, alla crescita del combo milanese; sempre più a suo agio con le sonorità del death moderno, comunque saldamente ancorato agli stilemi dell’heavy classico. Proprio tale capacità di mettere assieme, fondendoli, più sapori di ricette diverse sì da crearne una nuova rappresenta, a modo di vedere di chi vi scrive, la principale peculiarità posseduta da Paolo “John St. John” e compagni. A un primo, veloce assaggio “Earth-Sick” può apparire dispersivo, in alcuni sfoghi brutal, in altri azzardi technical oppure certi passaggi thrash. La personalità dei Gory Blister, difatti, non è tanto prorompente quanto avvolgente: il loro impatto frontale seppur possente non è fra i più insostenibili in assoluto. Poco a poco, però, è difficile non rimanere invischiati nella loro fitta rete di riff, soli e irrobustimenti synt, restandone alla fine affascinati.    

Il sound del disco, di conseguenza, manifesta la sua personalità via via che si susseguono gli ascolti, fissando così il suo timbro con decisione pur nell’esplorazione di quei sotto-generi death (e non solo) più su menzionati. Il fatto che possa esserci uno stacco culturale fra le coppie chitarra/voce e basso/batteria – la prima più conservatrice, la seconda più modernista – non solo non provoca alcun pregiudizio alla bontà del CD ma ne rappresenta un punto di forza. Anzi, il pregio n. 1 come già evidenziato. Il growling carnoso, caldo e aggressivo di Paolo “John St. John”, non a caso, s’interseca alla perfezione con lo stupendo guitarwork di Raff, molto efficace nell’elaborazione del rifferama ma anche nell’esecuzione di soli tanto laceranti quanto convolgenti. Christian e Joe, di contro, paiono prediligere l’aspetto razionale rispetto a quello emozionale, dando in tal modo al sound della band un tocco brutal/technical davvero azzeccato.

La possibilità di attingere a dei retroterra culturali disomogenei trova riscontro, oltre che nello stile dell’ensemble lombardo, anche nelle composizioni. Una volta focalizzata tale foggia, quindi, lo stesso modus operandi è stato utilizzato per scrivere le canzoni che, di conseguenza, contengono elementi di diversità tali da far sì che le stesse evitino il rischio–noia; insito per natura nelle fattispecie più scientifiche del death metal.

Tutto questo si comprende subito, al volo: dopo l’immancabile intro strumentale (“The Breeding”), l’attacco diretto di “Earth-Sick” è di quelli che non si dimenticano facilmente. La ferocia del death trova piena soddisfazione nelle varie strofe per aprirsi inaspettatamente nella melodia del ritornello, rifinita dai fini ceselli della sei corde di Raff, fra un blast beats e l’altro. Grande pezzo! Il dualismo armonia/aggressività trova ancora riscontro nella successiva “Plague And Pray” connotata, stavolta, da un pre-chorus di pregevole fattura e da un uso più esasperato dei BPM. Dopo i riff violentissimi di “Decanted Embryos”, arrivano le dissonanze, attraenti, di “Dominant GenEthics”, che si sommano agli inserti cyber delle campionature.
Un forte odore di Voivod impregna l’incipit di “H.I.V.” e, in modo paritetico, è il thrash a essere omaggiato lungo l’arco della song. “World Damnatomy” incomincia con un omaggio ambient al cinema fanta/horror, per proseguire con grande energia e determinazione a sottolineare il momento più intenso, unitamente a “Soul-Borne Maladies”, sia come urto sia come passione, di “Earth-Sick”. “Serpent Verse”, nobilitata dalla presenza dell’ugola di Karl Sanders (Nile), si può definire come l’hit del lavoro. Chiaro che questo concetto va calibrato al tipo di musica di cui trattasi, tuttavia la costruzione della struttura è lineare e assai coinvolgente. Chiude la seconda strumentale, “Voices From The Sea”, che, con le sue rilassanti melodie, porta un po’ di ristoro all’apparato uditivo.         

Per la sua capacità di legare il vecchio al nuovo, “Earth-Sick” può piacere a una larga fetta di amanti del death metal. Confermando, una volta di più, l’ottimo stato di salute di cui gode il genere, in Italia, grazie al fecondo apporto di tante realtà fra cui si possono mettere in prima fila proprio loro: i Gory Blister.    
   
Daniele “dani66” D’Adamo


Discutine sul forum nel topic relativo!

Tracce:
1. The Breeding 0:44         
2. Earth-Sick 3:59         
3. Plague And Pray 3:42         
4. Decanted Embryos 4:14        
5. Dominant GenEthics 3:54         
6. H.I.V. 4:00        
7. World Damnatomy 4:05         
8. Soul-Borne Maladies 3:33         
9. Serpent Verse 3:32         
10. Voices From The Sea 2:08     

Durata 34 min.

Formazione:
Paolo “John St. John” – Voce
Raff – Chitarra
Christian – Basso
Joe – Batteria

Ospite:
Karl Sanders (Nile) – Voce in “Soul-Borne Maladies” e “Serpent Verse”
 

 
80