Recensione: Face The Music

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Impegnatissimo a tutto campo su progetti di ragguardevole caratura come The Dead Daisies e Revolution Saints, il formidabile chitarrista Doug Aldrich (celebre per i suoi trascorsi anche con Whitesnake e Dio) sembrava aver trascurato la sua creatura personale chiamata Burning Rain, messa in piedi nel 1998 con successo insieme al grintoso e versatile cantante Keith St. John (Montrose, Kingdom Come).
E, invece, poco dopo l’alba del 2019, ecco che la Frontiers annuncia il nuovo “Face The Music”, appena uscito adesso per la label italiana, e in cui ai due leader si aggiungono  Blas Elias (Slaughter) dietro i tamburi e  Brad Lang (Y&T) al basso.

Il nuovo album esibisce, come di consueto, l’energica e carnale visione dell’hard rock bluesizzato del combo, stracolma di naturali riferimenti ad un passato classico che i due boss hanno contribuito a far diventare grande. Non mancano, poi, spunti di gaudente divertimento, un buon carico di melodia e un certo grado di allineamento del suono a certo rock (duro) contemporaneo.

Tra i grani più guasconi e festaioli ecco Revolution e Face The Music, dai riff ficcanti e dalla voce graffiante, e, ancora, Beautiful Road e Since I'm Loving You, zeppi di spunti “piacioni” che rimandano a Whitesnake ed Aerosmith e con qualche inserto zeppeliniano.
Lorelei, poi, oltre per la voce graffiante, si distingue per il ritmo  cadenzato e la pregevole melodia.

Non solo Beautiful Road, naturalmente, si rifà al più puro classic rock.
Hideaway, ad esempio, sensuale e nervosa, sfoggia tracce di Rolling Stones ed Aerosmith, mentre If It's Love è una semiballad bluesy e sensuale sulla scia, ancora, di certi  Whitesnake.
Shelter è, altresì, una ballata semi-acustica, dall’umore roots e sognante, ma con sprazzi hard rock.
Hit And Run ha pure un’apertura bluesy e slow, ma si sviluppa in evoluzioni veloci e hard blues e non lesina un certo piglio sbarazzino.

Midnight Train (sensuale, morbosa e groovy) e Nasty Hustle (veloce ed impetuosa), sono il pegno pagato gradevolmente a chi ama il rock maggiormente up-to-date.

“Face The Music”, insomma, ritrova i Burning Rain in pista con grinta ed energia da vendere, in misura tale da non sfigurare rispetto ai giovani virgulti di tanti apprezzabili esponenti della New Wave of Classic Rock.
Il sound del platter, in cui la chitarra spadroneggia tra lick hard ed assoli melodici, la sezione ritmica pesta maledettamente duro e la voce si destreggia abilmente tra graffiante aggressività e morbida sensualità, riesce, infatti, ad essere tradizionale  senza apparire datato o anacronistico.

Francesco Maraglino


 

 
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