Recensione: Faustian Ethos

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Se la Grecia negli ultimi anni ha attraversato una delle crisi economiche peggiori del panorama europeo, di certo non si può dire che sia in crisi per quanto riguarda le uscite discografiche in campo estremo e gli Acherontas sono impavidi portabandiera di questa prolificità in ambito discografico con la loro decima release in appena dieci anni di carriera e la terza negli ultimi tre.

Dei veri e propri rulli compressori compositivi dove la fiamma nera brucia sempre più ardente ed è più viva che mai in Acherontas V. Priest e i suoi discepoli che coniano nell’acciaio dischi di qualità superlativa uno dietro l’altro e non hanno intenzione di cedere manco un centimetro.

E proprio qui il combo greco fa centro. Nonostante una prolificità sopra la media, questa non è mai a discapito della qualità delle composizioni stesse; il black metal atmosferico con retrogusto classico tipico della band è sempre a livelli davvero pregevoli portando fiero il marchio di fabbrica che ormai da anni contraddistingue la band, tra melodie oscure che profumano di mediterraneo, riff affilati come spade e le vocals del mastermind sempre pregne di pathos ed evocative come poche.

Con questo Faustian Ethos, registrato in tre differenti studi tra Grecia, Regno Unito e Germania tra il 2016 e 2017, i Nostri sbarcano alla corte della sempre più sorprendente Agonia Records che, in ambito di metallo nero, stupisce per la qualità delle sue uscite e produzioni davvero ben curate sia a livello di resa sonora, layout e marketing; una vera e propria garanzia.

Le coordinate stilistiche della band non si distaccano eccessivamente dagli ultimi due MA – Ion e Amarta, investendoci con il loro classico black metal mistico e magico, con tremolo, blast e tappeti di doppia cassa senza tregua alternati a momenti più riflessivi al fine di trasportare chi ascolta in un mondo di perdizione e sofferenza riscontrando, tuttavia,  un maggiore orientamento al passato, con meno influenze classiche e una maggiore dedizione alla fiamma nera occulta che trasuda spiritualità nei confronti del male.

Vocalmente Priest si dedica maggiormente allo scream indemoniato che all’utilizzo delle spoken vocals che tanto erano piaciute nella seconda parte di Formulas Of Reptilian Unification, centellinandone l’utilizzo sempre e comunque in maniera efficace, ma quando c’è da creare atmosfere maligne e nere ci sono pochi rivali che riescono a pareggiare una prestazione sopra le righe come quella del “Prete”, intento a recitare la sua messa nera tra candelabri, drappi viola e teste di caprone.

La tracklist composta da otto inni all’occulto non concede momenti di stanca. La partenza è affidata a The Fall Of The First Pillar in maniera assolutamente devastante col suo blast che non concede spazio a riflessioni per chi si approcciasse alla band per la prima volta; Sorcery And The Apeiron ne ribadisce il concetto;  tremolo, blast, doppia cassa, invocazioni a bestie con sette teste, il kit del piccolo occultista è servito su di un piatto d’argento.

Lungo i quarantotto minuti del platter ci si alterna tra sferzate di odio a momenti più cadenzati ed evocativi; canzoni come Vita Nuova, imponente composizione che danza tra l’epico e il malvagio, non tutti sono capaci a scriverla. L’ascoltatore viaggia in mondi paralleli, mistici ai confini della realtà dove astri e pianeti sconosciuti collidono creando nuove galassie tutte da esplorare e vengono addomesticate in maniera sapiente dai nostri sacerdoti.

Un disco che rimane tra le uscite di spicco in questo 2018 anche se questa volta la band greca non si supera qualitativamente rispetto alla precedente uscita discografica interrompendo il trend di crescita; Faustian Ethos risulta da un lato più classico rispetto al predecessore ma dall’ altro sembra quasi un proseguo leggermente più stanco anche se con una sua personalità a se stante, e scusate se è poco.

Complessivamente un lavoro buono sotto ogni punto di vista rimarcando, se ancora c’è ne dovesse essere bisogno che ormai gli Acherontas, in terra ellenica, sono alla pari di mostri sacri come Rotting Christ e Varathron.

 
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