Recensione: First Hate To The World

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Gli Inner Hate sono una band siciliana che profuma di marcio thrash metal fino all'osso e che si presenta sul mercato, nemmeno un anno dopo la nascita ufficiale, con un EP di tre pezzi, "First Hate to the World". Tre brani che riversano sull'ascoltatore rabbia, così come da intro parlata ad apertura di questi scarsi diciassette minuti di musica. Un EP fatto poi di alti e bassi. A maggior precisazione, "First Hate to the World" un EP che parte in sordina, per poi andare ad esprimersi con maggior piglio, sia per quanto riguarda l'intuizione di buoni riff, sia per quanto riguarda la dinamica con cui il terzetto s'esprime.
'Kill Your Mind' parte legnosa con un groove poco arcigno e martellante, di fatto il brano più debole del lotto, a tratti quasi 'scolastico'. La musica cambia con i due pezzi successivi. 'Suffering for All' comincia a spaccare come si deve, come ci si aspetta da un gruppo che dichiara il proprio disgusto per la società contemporanea e lo fa cantando con rabbia e martellando timpani il più possibile. In particolare, è proprio la parte finale del brano, molto originale, a far trapelare quella personalità che non emeregeva durante l'ascolto del brano precedente. Chiude il lotto 'The Holy Massacre', canzone dal flavour retrò, tipicamente Bay Area, lato contea di Los Angeles, territorio in cui gli Slayer hanno spopolato fin dai primi anni Ottanta scrivendo brani che, ancora oggi, hanno la capacità di influenzare le giovani generazioni dedite alla musica estrema, di cui gli Inner Hate fanno parte.
Nel complesso quindi avete per le mani un EP suonato con attitudine sebbene la opener track lasci molto amaro in bocca. Un EP che sventola la bandiera del thrash metal più rabbioso, poco incline alla cura degli arrangiamenti così come poco propenso allo sviluppo di soli in grado di certificare l'accusatezza compositiva dei singoli pezzi.
Registrato con la collaborazione di Azmeroth (Schizo, Heretical) in collaborazione con Andrea 'Piggy' Scalzo alla produzione, il disco evidenzia una buona gamma di suoni che enfatizzano lo stile e convogliano nella musica l'attitudine di questi tre rabbiosi ragazzi.
Ritengo che se ne potranno sentire delle belle con il nuovo full-length su cui la band è già al lavoro. Gli spunti qui sentiti su 'Suffering for All' e 'The Holy Massacre' lasciano ben sperare.

Nicola Furlan

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