Recensione: Force of Luna

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Nati nel 2013, i Visionatica sono una giovanissima female-fronted band di Norimberga, dedita al metallo sinfonico. L’avreste mai detto? Ormai non bastano le dita delle mani della dea Kālī per contare il numero di band  con voce femminile che finiscono in “-a” nate tra la fine degli anni ’90 e gli inizi degli anni 2000 per essere agilmente identificate: Xandria, Sirenia, Epica, Ravenia, Tristania, Nemesea, Lunatica, Krypteria, Katra, Imperia, Pytia, Magica… e potremmo andare avanti a lungo. Non fossero nati negli anni ’80 anche i Metallica sarebbero una symphonic female-fronted band. Per fortuna che anch’io son nato negli anni ’80, chiamarsi Luca potrebbe dare adito ad ambiguità.  
Liberiamoci comunque dai pregiudizi e torniamo ai Visionatica: band all’esordio con l’album “Force of Luna” che è stata capace di lambire le 400.000 visualizzazioni su youtube con il singolo “She Wolf” (non è la cover di Shakira): complici la voce eterea di Amara Avodem in modalità Sharon Den Adel e le ottime doti compositive della band, che all’aspetto sinfonico riesce ad affiancare un riffing ed un drumming abbastanza curati mantenendosi su binari abbastanza commerciali. La lezione degli olandesi Within Temptation del resto è ben nota. Il disco è stato registrato e prodotto da Timon Seidl; missaggio e mastering sono stati realizzati Olaf Reitmeier ai Gate Studios.

Il primo grande pregio di “Force of Luna” è la sua compattezza: 38 minuti al lordo della breve intro sinfonica “Visions (intro)”, che col dovuto senso della misura ci conduce al primo vero brano “Swamp of the World”. Brano decisamente troppo angelico per parlare di paludi. Un tuffo nel passato, agli albori del gothic metal, abbastanza prevedibile in ogni passaggio ma composto con gusto. Il disco ruota attorno a strutture già usate e abusate, ma lo fa con grande piacevolezza, se fosse uscito dieci anni fa sarebbe indubbiamente tra le uscite hot del mese. Interessante anche il secondo singoloCertainty of Benevolence”, con un curioso intermezzo orientale, tanto che nel video Amara si cimenta in una danza del ventre.
Piuttosto che spingere sull’acceleratore la band preferisce investire tutto sulle melodie, come nella magica “Totem” e nella serafica Lilith” (ma siamo davvero sicuri che non sia Sharon sotto mentite spoglie?), puntando tutto sulla voce della talentuosa cantante e sulle orchestrazioni; anche durante i blast beat, come in “Never Will Die”, la produzione tende a sottolineare con forza la linea vocale. Anche i solos di chitarra sono ridotti all’essenziale, sovrastati da un notevole impianto sinfonico. Nella ballata “The Thorns” assistiamo anche ad un duetto con Michael Liewald degli Winterstorm, un po’ in difficoltà sulle note alte ma utile per spezzare la linearità delle composizioni. 

Force of Luna” è un disco consigliatissimo a tutti i nostalgici dei primi Within Temptation. Un debut che preferisce la qualità alla quantità, meritando così l’attenzione necessaria ad una band che si affaccia per la prima volta su un mondo affollatissimo. Per i veterani del genere, invece, questo disco non farà che riproporre una domanda atavica: che senso ha (auto)etichettarsi in maniera così univoca, dal moniker allo stile musicale proposto, in un genere che sembra aver già detto tutto? Una buona attitudine all’emulazione ed una talentuosa cantante con una timbrica angelica sono davvero sufficienti per lasciare il segno?
 

Luca “Montsteen” Montini
 

 
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