Recensione: Frames Of Alienation

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Davvero una piacevole scoperta per il sottoscritto, questo “Frames Of Alienation”: debutto dei modenesi Madmaze. Avevo letto commenti più che positivi sull’EP d’esordio “No Time Left” del 2010, ma si trattava pur sempre di un lavoro autoprodotto contenente quattro brani, dei quali, uno, solo un breve strumentale. Eppure, evidentemente, per qualcuno tuttora non è la quantità a fare la differenza, ma la qualità. O almeno, questo, deve essere alla base del pensiero della Punishment 18 Records, intraprendente etichetta solitamente pronta a scommettere su band esordienti di belle speranze.

È sotto gli occhi di tutti, addetti ai lavori e non, che negli ultimi anni certe sonorità tipiche del decennio degli ottanta, in campo thrash, siano ritornate prepotentemente alla ribalta. Per fortuna, però, non sono solo i ‘vecchi’ gruppi storici degli eighties a riportarle all’attenzione del popolo metallico (con risultati non sempre all’altezza delle attese), altrimenti il tutto rischierebbe di rivelarsi soltanto un’operazione per nostalgici, destinata a breve vita. Sono molti, infatti, i giovani che hanno subìto il fascino trasgressivo e prorompente di una proposta comunque radicata a un certo contesto storico e sociale ben definito e forse irripetibile. Cambiano i tempi, le problematiche e gli interpreti principali, ma ritorna nuovamente quella voglia di urlare e denunciare tutto il proprio disagio, attraverso una musica dalle forme ben note a ogni thrasher: dalle più parossistiche, alle più sottili ma sempre spietate.

Oggi non sarà più la guerra fredda e lo spauracchio delle testate nucleari a ispirare le composizioni dei neofiti, ma qualcosa di altrettanto insidioso e palpabile, che già allora aveva il suo peso, ma che col tempo si è accentuato e moltiplicato. Prendiamo ad esempio i problemi connessi alla globalizzazione, il potere fin troppo facilmente manovrabile dei mass media e, in tempi recenti, dei social network (e affini), i falsi profeti e poi ancora, le disparità sociali ed economiche esasperate da una crisi che ha investito molti dei mercati principali e tutte le ripercussioni che si porta dietro. Di conseguenza, si è diffuso nuovamente un generale clima di malessere e di sfiducia verso il futuro: terreno fertile per la nascita di un nuovo movimento thrash. L’ascolto di “Frames Of Alienation” (titolo di per sé esplicativo) rafforza ulteriormente questa tesi. Invito perciò, chi ne fosse interessato, ad approfondire i testi di episodi come “Wall Of Lies”, “Sacred Deceit”, “Caught In The Net”, “Lord Of All That Remains” o “Mk-Ultra”, nei quali sono trattati e affrontati, senza peli sulla lingua, tutti quelli che i Nostri percepiscono come i mali della società moderna.

Dal punto di vista strettamente musicale, il discorso non cambia poi molto: la loro proposta, infatti, trae fonte d’ispirazione principalmente dalla scena statunitense del periodo, dalla quale riprendono i principali stilemi, ma i Nostri sono abili a darle un’altra chiave di lettura, ad attualizzarla, così da conferire una certa personalità ai brani e far emergere il proprio stile. Certo, sarebbero molti, come vedremo, i paragoni fattibili, ma non si ha mai la fastidiosa sensazione di ‘già sentito’ o di banale scopiazzatura. In primo luogo vanno senz’altro rammentati i Testament, i quali hanno contribuito in maniera determinare a forgiare lo stile chitarristico del duo Venturelli/Baroni e il cantato di Dettori e forse non potrebbe essere altrimenti, considerati i trascorsi passati come cover band con il moniker Absence Of Light, che non lascia dubbi a proposito. In misura minore Heathen e Forbidden (di nuovo è lo stile di Dettori a ricordare talvolta quello di Russ Anderson, sentite ad esempio la linea vocale di “Sacred Deceit”) con i quali condividono composizioni potenti ma raffinate, in grado di colpire duro quando serve o di fare presa con accattivanti e ricercate melodie classicamente heavy metal. Oppure prendiamo in esame la canzone “Madmaze”, costruita su riff che sembrano uscire dalle asce dei fratelli Stützer (Artillery) o il seducente strumentale “…Beyond” che ricorda un po’ come gusto (con le dovute proporzioni) alcuni fraseggi dei Cacophony e si potrebbe andare ancora avanti.

Colpiscono poi le capacità dei singoli, tali da non sfigurare al cospetto dei nomi citati. In particolare è Venturelli a fare la differenza: oltre a essere il principale compositore, si prodiga sistematicamente in vari soli di chitarra, sempre avvincenti. Senza nulla togliere all’ottimo vocalist -al quale si potrebbe rimproverare solo di cercare forse un po’ troppo il sostegno dei cori in stile newyorkese, mentre potrebbe far valere maggiormente la sua abilità nel creare ritornelli catchy- e alle precise ritmiche di Baroni. Vorrei inoltre mettere l’accento sulla prova della sezione ritmica composta da Bennati (Injury, Amassado) al basso e Virdis dietro alle pelli e l’ottima dinamicità che i due donano alle composizioni. Indubbiamente un’arma in più da sfruttare on stage.

“Frames Of Alienation” è un album che convince davvero su tutta la linea, dalla spettacolare copertina realizzata dal celebre Ed Repka, all’ottima produzione di Simone Mularoni al mixer e Andy Classen al mastering. Un lavoro che potrebbe fare la felicità sia dei thrasher più ortodossi, sia di quelli sempre alla ricerca di un pizzico d’innovazione e più in generale di un po’ tutti gli amanti dell’heavy metal e che potrebbe lanciare i Madmaze tra le più interessanti e promettenti realtà thrash del Bel Paese, specie se sapranno continuare con coesione e umiltà.

Orso “Orso80” Comellini

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Tracce:
1. Walls Of Lies 5:02
2. Sacred Deceit 3:59
3. Mad Maze 3:42
4. Cursed Dreams 5:03
5. …Beyond 2:41
6. Caught In The Net 3:23
7. Lord Of All That Remains 4:57
8. Mk-Ultra 3:40
9. Retribution 7:02

Durata 40 min. ca.

Formazione:
Alberto Dettori – Voce
Luca Venturelli – Chitarra
Alberto Baroni – Chitarra
Mirco “Mibbe” Bennati – Basso
Mirko Virdis – Batteria

 
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