Recensione: Freaks of Society

Di Marco Donè - 12 Gennaio 2017 - 0:01
Freaks of Society
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2016
Nazione:
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70

A tre anni di distanza dall’omonimo debutto, tornano sulle scene gli hard rockers Roxin’ Palace. Tre anni in cui la formazione friulana ha dovuto far fronte a una serie di cambi di lineup che ne hanno rallentato i lavori. La band pordenonese sfoltisce così le proprie fila, diventando un quartetto: oltre ai due fondatori Crown e Hell, troviamo Al alla voce, sostituto del defezionario Axel, e Gian Roxx al basso, che prende il posto di Garrett. Pseudonimi dietro cui si celano nomi noti del panorama nazionale. Hell è infatti l’ex batterista degli Elvenking, Crown condivide la sua sei corde con i Revoltons, formazione di cui è fondatore e mastermind, Gian Roxx è anche bassista dei Party Animals, altra compagine hard rock friulana. Nomi dotati di una certa esperienza, non di sicuro gli ultimi arrivati.

Come spesso accade, una rivoluzione interna porta sempre nuovi stimoli e i Roxin’ Palace, forti del nuovo deal con la label greca Sleaszy Rider Records, si presentano carichi come non mai con il nuovo Freaks of Society, disco che ci troviamo a curare in queste righe.

Con questa seconda fatica i Nostri confermano quanto di buono hanno mostrato con il debutto anche se, com’era facile immaginare visti i cambiamenti in lineup, qualcosa di diverso c’è. Tranquillizziamo subito tutti i fan della band: i Roxin’ Palace rimangono fedeli alla loro matrice hard rock, che trae ispirazione dalla scena scandinava, movimento che ha saputo dare linfa nuova al genere, senza dimenticare i maestri d’oltreoceano degli anni Ottanta, quelle band che hanno dettato i tratti caratteristici del genere stesso, segnando un’epoca con la loro attitudine e musica. In Freaks of Society è quindi facile trovare elementi di contatto con formazioni come Hardcore Superstar, Skid Row, Poison, Motley Crue e compagnia bella. Come dicevamo, però, rispetto all’esordio qualche piccolo cambiamento c’è. Il primo aspetto a balzare all’attenzione è sicuramente la voce di Al. Rispetto a quello di Axel, il suo stile risulta più pulito e melodico e, di conseguenza, anche le composizioni assumono un taglio diverso. Perdono un po’ di quell’animo stradaiolo presente nel primo lavoro, puntando su uno spiccato senso della melodia per valorizzare le qualità del nuovo cantante. In questa direzione incontriamo un lavoro chitarristico curato e ricercato che, sebbene rispecchi i canoni del genere, non risulta mai banale, riuscendo nel non facile compito di essere, all’occorrenza, sia diretto e in your face, che melodico. Un lavoro in funzione della struttura canzone in cui Crown, senza strafare e appesantire le singole tracce, riesce a ritagliarsi degli spazi per inserire qualche virtuosismo capace di abbellire le composizioni. La sessione ritmica va nella stessa direzione, risultando incalzante quando richiesto, creando, assieme al lavoro di Crown, il perfetto tappeto sonoro su cui si staglia la voce di Al. Da segnalare inoltre che, forse per il taglio più metal oriented dell’attuale singer rispetto al predecessore, nella nuova fatica griffata Roxin’ Palace, in qualche traccia, fanno capolino piccoli richiami agli Iron Maiden, in particolare nell’operato delle chitarre.

Quanto fin qui detto trova perfetta traduzione in canzoni come le dirette Monsters Love e Monkey Junkie, che mieteranno sicuramente consensi in sede live, la semi-ballad L.A. Mist, la melodica Postatomic Hotel, senza dimenticare la bulla Rockers of the Eagle, la bonus track Little Lizzy, in cui Claudio Coassin dei Fake Idols duetta al microfono con Al, e, soprattutto, la splendida Freak?, autentica gemma dell’album. Proprio Freak?, in chi sta scrivendo queste righe, ha fatto rivivere quelle emozioni che solo i grandi singoli anni Ottanta, quelli spacca classifica, sanno trasmettere. Una traccia dalle forti potenzialità radiofoniche che riporta spesso alla mente atmosfere che sanno di Poison e Aerosmith.

In poche parole, con Freaks of Society ci troviamo al cospetto di tredici tracce caratterizzate da melodie ben congegnate, ritornelli sempre riusciti e immediatamente memorizzabili e la continua ricerca del coro d’impatto, quello che sa trascinare, rendere vivo l’ascolto. Canzoni in cui i Roxin’ Palace trasmettono tutta la loro passione per la musica e la voglia di divertirsi che da sempre li contraddistingue, risultando spesso scanzonati. Caratteristica che riscontriamo anche nei testi, ironici e irriverenti, come si addice al genere.

Freaks of Society è tutto questo. Un lavoro dotato di una produzione curata che, rispettando i canoni di un genere abusato da molti, non inventerà nulla di nuovo ma risulta capace di trasmettere sensazioni positive, voglia di fare festa e trasgredire, perfetta rappresentazione dello spirito sleaze di cui è composto. È con questo piglio che dobbiamo accostarci al disco e ai Roxin’ Palace. Inutile dilungarci oltre, se siete dei die-hard rockers, Freaks of Society è il disco che fa per voi, non vi deluderà.

Marco Donè

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