Recensione: Gods to the Godless

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Questo è un semplicissimo live album senza altro di più, non c’è un mistero celato alle spalle, siamo cresciuti con album quali “Strangers in the Night” degli Ufo o  “Unleashed in the East” dei Judas Priest che sono dei classici delle band che amiamo. Adoro il feeling nostalgico di quei dischi, il senso di tutto questo era quello di fare un omaggio, a nostro modo, a quei dischi.

Alan Averill nell’intervista di Trumetal.it

Mai parole furono più azzeccate che queste per descrivere un normale live album di una "normale" band che non ha nulla più da dimostrare se non quello di essere ancora al top, al di fuori degli schemi e oltre le barriere degli stili. I Primordial non si presentano più al grande pubblico, fanno parte nel bene o nel male del metal moderno e sono riconosciuti a livello internazionale come pochi altri. Non hanno mai sbagliato un disco, i gusti sono soggettivi, ma trovare dei difetti nella loro discografia diventa un esercizio di pignoleria e il gioco non vale la candela. Una band, se brava veramente la si giudica prima di tutto in sede live, li si comprende lo spessore o meno dei brani e riuscire a forgiare le stesse alchimie ed atmosfere dello studio non è un affare semplice per tutti. Questo secondo live a sei anni di distanza dal precedente “All Empire Falls” non era voluto, non era pensato a dire il vero ed è uscito spontaneamente senza la pressione che solitamente viene a riscontrarsi prima di ogni esibizione filmata e/o documentata. Questo aspetto va tenuto in considerazione poiché lungo tutta la tracklist è percepibile quell’aurea di naturale empatia tra pubblico e band quasi a formare un unico grande essere vivente; “Gods to the Godless” è, parafrasando il grande Nemtheanga, “Un bellissimo quadro di questo periodo, un affresco contemporaneo” dunque nulla di più che un dipinto dello status attuale del gruppo. Non aggiunge e non toglie nulla ai meriti passati e presenti dei nostri, che dimostrano per l'ennesima volta quanto è profondo il loro credo in questa band e quanto profondi siano i messaggi da trasmettere. 

Ciò che sorprende maggiormente di questo live album è l’intensità, la potenza con cui queste canzoni escono dallo stereo, una perfetta commistione di passione e forza interiore aiutata da suoni allucinanti come raramente accade. L’interazione tra il frontman e i pubblico è qualcosa di unico e ti viene voglia di essere li, a pogare, a spingere e fare headbanging ad ogni traccia, una sorta di magia che entra nelle vene e affoga minuto dopo minuto senza lasciare traccia.

“We are Primordial, we are from the Republic of Ireland and I have a question. Are you with us Bang Your Head?”

Un leggero riff armonico prima che la ‘Titletrack’ si profili e lasci comprendere quelle che saranno le sonorità venture, prima che il chaos controllato ci invada come un maremoto. Canzone dopo canzone, pur non essendo li presenti a godere del tutto, si sente di essere parte dello spettacolo, si respira l’odore del tuo vicino che da tradizione puzza come un caprone andato a male, le luci che ti acciecano e la birra rovesciata immancabilmente da quelli che ti passano accanto fregandosene del live. ‘No Grave Deep Enough’ passando per ‘Blood yet Unbowed’ sino a ‘Wield Lightning to Split the Sun’ per concludere il tutto con la magistrale ‘Empire Falls’ quale grand finale. “Gods to the Godless” è un manifesto pagano che alza le proprie corna al cielo e lascia comprendere quanto sia l’entusiasmo e la forza dei Primordial nel portare in giro questo carrozzone da venticinque anni. Ogni brano è raccontato, interpretato e non solamente cantato come un classico compito da lasciare alla polvere del tempo; descrivere, raccontare un live album è come raccontare di quel momento unico ed inimitabile che nessuno riuscirà indealizzare perfettamente se non con i propri ricordi vissuti. Seguendo le parole del frontman, non abbiamo molto da raccontare, non v’è molto da esplicare ma solamente da godere; non vi sono tecnicism sconosciuti, non vi sono nuove tracce di cui parlare. Se amate i Primordial avrete una piacevole conferma, un piacevole estratto della loro storia oggi, se non vi sono mai piaciuti non cambierete certamente idea ora, ma se volete scoprire un gruppo nuovo, se volete addentrarvi in un mondo distante dai vostri classici standard musicali questo è il momento propizio grazie a “Gods to the Godless”. 

Un piccolo sussidiario che vuole confermare la potenza, la forza e la magistrale interpretazione del gruppo attraverso undici estratti divinamente eseguiti. Non badiamo agli errori, alla performance ma godiamolo e gustiamoci questo nuovo semplice live quale tributo alle band del passato rivisitato in chiave moderna.

"We will not go down without a fight…Raise your fist in the air for me… We are Primordial and every empire will fall."

 
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