Recensione: Helix

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Amaranthe è una delle proposte musicali più controverse e discusse dell'intero panorama metal mondiale. Si presentano così con il loro ultimo album in studio intitolato ''Helix''. Questa band svedese nasce come un progetto che unisce alcuni importanti personaggi del panorama Power Metal come Olof Mörck, ex Dragonland, Johan Andreassen, ex Engel, la cantante Elize Ryd che in passato ha collaborato con i Kamelot, e Jake E Berg ex Dream Evil che da poco ha abbandonato il gruppo (sostituito da Nils Molin come clean vocalist). Ma è la proposta musicale scelta da questo collettivo a generare maggiori discussioni all’interno del panorama della musica pesante. Troviamo un curioso mix di tre diversi cantanti: una voce pulita femminile, una voce pulita maschile e un growl-scream maschile, il tutto suonato “come Metal” ma con un intento easy e catchy portato all'estremo, sfiorando facilmente la frontiera del Pop. Tutto questo genera più di una contraddizione e offre alcuni interessanti spunti di riflessione che cercheremo di esporvi in questa sede, partendo dal concetto del paradosso, che è considerato anche come una “contro opinione”, la descrizione, cioè, di un fatto che contraddice l'opinione comune o l'esperienza quotidiana, riuscendo così a stupire e sbalordire oltre a risultare bizzarro e sorprendente. Più precisamente, indica sia un ragionamento che appare non valido ma che deve essere accettato, sia un ragionamento che appare corretto ma che porta a una contraddizione.

 

Questa riflessione deriva sostanzialmente dal fatto che la proposta musicale degli Amaranthe risulta alquanto controversa e paradossale dato che espongono delle sonorità decisamente orientate al Pop, però con degli strumenti tipici del Metal. Concettualmente mischiare diversi generi musicali e creare delle realtà ibride, dando vita a delle nuove entità, è una pratica che viene adottata già da moltissimo tempo nel mondo Metal. In molti attribuiscono la salvezza stessa e la perseveranza della musica a noi cara proprio grazie a questa capacità di mescolare influenze, incrociando diversi generi tra loro più o meno affini. Quindi, non è assolutamente in discussione l'intenzione della band svedese, piuttosto lo è la riuscita di una tale proposta. Analizzando varie realtà metal che negli anni sono state influenzate da diversi generi come il Jazz, Folk, Musica Classica e Sinfonica, Elettronica, Etnica e quant'altro, possiamo affermare che per un buon risultato finale, queste combinazioni necessitano soprattutto il rispetto nel trattamento di tali correnti musicali, estrapolando la loro essenza, elevando e spesso quasi venerando il genere trattato. Nel caso degli Amaranhe questa influenza è puramente di forma, in quanto non attinge né all'essenza né alla sostanza della musica Pop. Viene estratta solamente la parte più superficiale e quindi quella più diffusa e “spudorata” di questo genere. Risulta quindi assente qualsivoglia ricerca musicale, approfondimento o rispetto didattico verso il genere in questione. È assodato che non ci troviamo di fronte ad alcun tipo di evoluzione musicale, e non c'è nemmeno nessun tipo di innovazione, in quanto il concetto stesso di mescolare diversi generi musicali non annovera certo gli Amaranthe tra i precursori. Ciò che ci rimane, è l'analisi di una proposta estremamente leggera e orecchiabile nella sua indole più profonda. Giocando con il concetto del paradosso, possiamo definirli: profondamente superficiali. Ed è soltanto analizzandolo in quest’ottica che il presente progetto musicale può acquisire una sua dignità e una ragione d'essere.

 

Quest'ultima uscita discografica dal titolo ''Helix'' non si discosta molto dalle sonorità dei primi lavori della band, su tutte il loro secondo album ''The Nexus''. Supera invece di gran lunga i due album precedenti, dove, sopratutto con ''Maximalism'' del 2016, viene toccato il punto più basso finora raggiunto dalla breve ma fiammeggiante carriera della band. In questa nuova offerta discografica ci viene proposta esattamente la stessa formula e lo stesso “modus operandi” di sempre: immediatezza, estrema semplicità del songwriting e orecchiabilità, con un lieve miglioramento nella varietà e l'ispirazione generale. Il tutto erogato con una produzione eccessivamente e volutamente perfetta, al punto da risultare meccanica e fredda. Rispetto al passato in ''Helix'' troviamo ancora più influenze alternative del Metal come il Djent, l’Industrial e il Nu Metal e altre sonorità più tradizionali come il Power Metal e il Metalcore. Nonostante l'influenza di tutti questi sottogeneri del Metal, il denominatore comune rimane comunque il Pop. La tracklist scorre via senza particolari punti d'interesse su cui soffermarci, tuttavia sottolineiamo l’attitudine electro dance di ''365'', le sonorità synth power della titletrack 'Helix', un languido tempo medio come 'Dream', seguito da una traccia molto interessante come 'GG6', con la sua vena alternative deathcore ben riuscita. Infine il brano 'Iconic' risulta essere uno dei pezzi meno pop per il suo carattere quasi death metal in alcuni passaggi.

 

La proposta musicale degli Amaranthe è caratterizzata da una leggerezza e superficialità di fondo, che non è assolutamente un male, purché si riconosca questa legittima e più che dignitosa identità al gruppo svedese, che non ha nulla a che vedere né con il futuro del Metal, né con una sua evoluzione né tanto meno con una sua tendenza. La leggerezza o la pesantezza sono entrambe legate a una filosofia di vita. Sono scelte di vita, oppure di un determinato momento della vita. La pesantezza può essere rappresentazione di un senso di responsabilità, l’espressione della maturità, il risultato di una profonda meditazione o l’emanazione di una ricerca del senso della vita. La pesantezza, tuttavia, può anche portare a un senso di oppressione, quando viene sentita come un peso, un peso insopportabile. Allora giunge il momento di lasciar perdere le cose e togliere loro la gravità. Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza è meravigliosa? Il fardello pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Quindi allo stesso tempo è l’immagine del più intenso compimento della vita. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale, e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza oppure la leggerezza? Probabilmente, come sempre, la “verità” sta nel mezzo. Nel frattempo con ''Helix'' degli Amaranthe possiamo decisamente soddisfare la seconda ipotesi e tuffarci nella nostra scioltezza del momento.

 

Vladimir Sajin

 

 
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