Recensione: Helvetios

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Spegnete i vostri cervelli, aprite i vostri cuori e con il semplice gesto delle vostre dita premete il tasto play del lettore CD. Dentro troverete un disco che sarà colonna sonora della vostra nuova avventura.
Lì troverete il nettare per dissetarvi dopo una lunga “battaglia”, le armi per combattere per i vostri ideali e conquistare la vostra libertà, il fuoco per scaldare il corpo e la pace per ricaricare il vostro spirito segnato dopo tanto perire.


Un'atmosfera magica, così splendidamente irreale, tradotta in musica da una band che, da anni, compie questo lavoro in maniera impeccabile. Tale manipolo di persone, tra cui emerge la figura dell'incantevole Anna Murphy, si chiama Eluveitie. Il combo, a soli due anni dall’ultimo “Everything Remain as it Never Was”, torna con il nuovissimo “Helvetios”.
I Nostri sono attivi da dieci anni e, nonostante innumerevoli cambi di line-up e controversie di ogni tipo, hanno tenuto testa alle insidie del tempo e sono ancora in piedi, più forti e tenaci che mani, con un gran voglia di consolidare il loro disegno artistico, attuato con certosina precisione in ogni suo dettaglio, a partire dal songwriting per finire alla produzione.
Per chi fosse interessato alla “genesi” di questa band, senza entrare troppo nei particolari, possiamo dire che il “fenomeno” Eluveitie ruota intorno alla figura del mastermind Christian “Chrigel”Glanzmann, poli-strumentista e cantante di discreta esperienza.

La proposta dei nove musicisti svizzeri non è cambiata di una virgola rispetto alle release precedenti: parliamo di una miscela esplosiva di folk metal e death melodico dall’impatto emotivo devastante. Un sound così unico che però, ultimamente, sembra aver diviso più che unito gli appassionati del genere e gli addetti ai lavori. Sarà che la loro musica comincia a risultare un po’ datata, sarà che la band non ha nessuna intenzione di darle una rinfrescata, ma più faccio questo “mestiere” e più mi convinco che non sempre stravolgere un sistema collaudato a favore di qualcosa di innovativo porti a dei risultati positivi. Si può risultare freschi e originali anche suonando da sempre la stessa cosa. E questo concetto appena esplicato sembra essere il fulcro del pensiero degli Eluveitie.

Diciassette sono i pezzi che compongo questa loro ultima fatica e tutti portano, marchiato in petto, il trademark della band. Qualcuno troverà ostico ascoltare fino alla fine gli stessi giri di ghironda oppure i riff assassini e ben poco assortiti di Christian, ma è un dato di fatto che questo “Helvetios” alla fine lascerà qualcosa all’ascoltatore.

Nonostante diciassette brani possano sembrare tanti -specie in relazione alla durata del disco che si aggira attorno all’ora scarsa-, il songwriting risulta compatto e ben strutturato.
Un album da gustare tutto di un fiato dunque, in modo da poterlo apprezzare pienamente; un album ricco di sfumature e di atmosfere contrastanti, che ora comunicano pura gioia ora follia, ora intimità ora dramma.
Per quanto riguarda l’aspetto lirico, i nostri si sono affidati a un concept intenso dal epilogo drammatico, che racconta le grandi conquiste e le rovinose cadute degli Elvezi, popolazione celtica collocata in territori corrispondenti alle attuali Svizzera e Germania Meridionale.
Un lavoro notevole, questo Helvetios, non solo dal punto di vista lirico, che infondo c’interessa marginalmente, ma anche da quello prettamente musicale, che è il punto di forza degli Eluveitie.
La simpatica “famigliola”svizzera è sempre maestra nel ricreare atmosfere epiche e apocalittiche, grazie all’uso sapiente di strumenti folkloristici, ben inseriti nel songwriting e sorretti da una produzione, come accennato in precedenza, semplicemente perfetta.

Sin dalle prime note, si respira un clima surreale ed estremamente affascinante. La ghironda di Anna da inizio alle danze ed “Helvetios”, ovvero la title-track, si abbatte sull’ascoltatore con tutta la sua potenza. Il growl di Christian detta i tempi, creando un sound più corposo e aggressivo rispetto all’album precedente.
Nonostante le linee guida siano rimaste inalterate, le partiture tutto sommato suonano in modo fresco e, come al solito, arrivano dritte all’ascoltatore.
Un fattore da tenere bene a mente questo per l’economia artistica della band che, comunque, per questo nuovo capitolo si avvarrà anche di episodi meno irruenti, come la successiva “Luxtos”.  Quest’ultima, infatti, prende subito la scena con la sua anima festosa e frizzante, sostenuta da un ritmo cadenzato e da un refrain semplicemente irresistibile, piazzandosi subito in testa.
Neanche il tempo di abituarsi alle atmosfere giocose della terza traccia, che gli Eluveitie tornano a pestare durissimo con la doppietta successiva rappresentata da “Home” e “Santonian Shores”, due tracce tanto simili quanto distanti tra loro. La prima, che somiglia stilisticamente a “Calling the Rain”, parte subito forte, ma non convince totalmente a causa della poca originalità. “Santonian Shores” riesce a far dimenticare il mezzo passo falso della precedente, grazie a una struttura più varia e dinamica.
Siamo giunti quasi alla metà del cammino e gli Eluvetie decidono di stravolgere la tracklist con “A Rose for Epona”, traccia situata subito dopo il terzetto composto da ” Scorched Earth”, “Meet the Enemy” e “Neverland”, che, pur nella sua bontà, non aggiunge nulla al risultato finale.
“A Rose...” rappresenta un vero esperimento per la band, in quanto si distacca prepotentemente da quanto propostoci fin'ora. Abbiamo a che fare con una sorta di semi ballad dai velati lineamenti gothic, eseguita con grande perizia dalla Murphy. I toni diventano delicati e intensi e, nonostante aleggi minaccioso un retrogusto pop alquanto fastidioso nell’aria, il pezzo coinvolge emotivamente e sconvolge tutta l’architettura sonora creata fino ad ora.
Con ”Havoc” e “The Uprising”, la formazione torna a marciare su territori a lei più consoni, con il classico folk-death da battaglia pregno di aggressività ed epicità.
E proprio l’aggressività, che in questo album non è per niente mancata, è la protagonista della tredicesima canzone “The Siege”. Collocata subito dopo “The Hope”, un breve e delizioso  antipasto folkloristico, “The Siege” mette in evidenzia tutta la rabbia ancora inesplosa degli svizzeri, sottolineando la volontà di non abbandonare il proprio credo a favore di soluzioni più morbide e atmosferiche. Devastante e imprevedibile, è inequivocabilmente il pezzo più violento dell’album, che eseguito in sede live farà di sicuro sfaceli.
Siamo quasi alla fine di questo estenuante viaggio, tra poco il disco finirà di scorrere e si ritornerà alla vita  di tutti i giorni.
Prima c’imbattiamo però in un altro episodio curioso intitolato “Alesia”. Qui i puristi non la prenderanno bene, in quanto la voglia di esplorare territori più tipicamente commerciali ritorna prepotentemente a galla in un pezzo carino ma assolutamente evitabile.
Dopo aver digerito l’ennesimo e brevissimo intermezzo rappresentato da “Tullianum” e aver ascoltato la brutale “Uxellodunon”, ci apprestiamo a far scorrere, con l’epilogo, i titoli di coda di questo ultimo capitolo discografico degli Eluveitie.

In conclusione, possiamo dunque confermare l’ulteriore passo in avanti fatto da una band che, grazie ad una piena maturità artistica, vuole proseguire non senza qualche sorpresa il suo cammino, alimentando la gioia di chi l'ha sempre sostenuta e l’indifferenza di chi li ha sempre contestata. Se avete sempre amato gli Svizzeri, dateci ascolto, correte ad acquistare Helvetios, saprà regalarvi grandi soddisfazioni.

Ottavio "octicus" Pariante


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Tracklist:
1.  Prologue - 1:24
2. Helvetios - 4:00
3. Luxtos - 3:55
4. Home - 5:16
5. Santonian Shores - 3:58
6. Scorched Earth - 4:18
7. Meet the Enemy - 3:46
8. Neverland - 3:42
9. A Rose for Epona - 4:26
10. Havoc - 4:04
11. The Uprising - 3:41
12. Hope - 2:27
13. The Siege - 2:44
14. Alesia - 3:58
15. Tullianum - 0:24
16. Uxellodunon - 3:51
17. Epilogue - 3:14

Line up:
Päde Kistler - cornamusa, flauto, fischio
Merlin Sutter - batteria
Siméon Koch - chitarra elettrica
Chrigel Glanzmann - voce, mandolino, flauto traverso, fischio, cornamusa, gaita, chitarra acustica, bodhràn
Meri Tadic - violino, voce
ay Brem - basso
Ivo Henzi - chitarra elettrica
Anna Murphy - ghironda, voce

 
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