Recensione: Heroes in the Storm [Lp Version]

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Sul finire dell’anno passato la Pharagon Records, una costola della Pick Up Records di Bassano del Grappa, ha licenziato l’ellepì Heroes in the Storm dei defender veronesi Spitfire in edizione limitata a 300 copie, per le quali non è prevista alcuna ristampa futura.

Sontuosa la confezione e l’alloggiamento del vinile: oltre a un grafica accattivante e curatissima, fa la propria figura anche un ulteriore cartonato a rappresentare una galleria fotografica della band heavy metal veneta che, oltra a questa uscita, vanta altri due album all’attivo: Heroes in the Storm, raccolta storica a opera dell’Andromeda Relix targata 2002 e Time and Eternity, disco di inediti uscito per la My Graveyard Productions nel 2010.

Impossibile non spendere qualche parola per la copertina del recente lavoro griffato Pharagon: semplicemente spettacolare, un mix ottimamente riuscito di epica spinta applicata alla musica, a livello di “botta” visiva un’immagine che richiama nello stesso tempo il mitico Noble Savage dei Virgin Steele per via del contrasto cromatico - ma non solo - e A Recipe for Power degli Exxplorer.          

A livello musicale si tratta degli stessi pezzi anche se rimasterizzati – all’infuori di due, omessi per meri motivi legati allo spazio fisico disponibile sul 33 giri – comparsi su Heroes in the Storm nel 2002, sistemati però a livello di scaletta in maniera differente rispetto al lavoro effettuato a suo tempo da Andromeda. Sufficientemente netta la linea di demarcazione fra la prima produzione dei veronesi e quella dal 1986 in poi. Così come fatto in passato, i brani più recenti vengono inanellati uno dopo l’altro sulla Side 1 a confermare quanto sapessero mazzolare bene gli Spitfire: Stefano Pisani (Chitarra), Giacomo "Giga" Gigantelli (Basso/Voce) e Gaetano  Avino (Batteria). 

Opener del vinile è Heroes in the Storm, la title track, fiera ed epica dalle connotazioni più Usa che non europee:  un marcia trionfale di Acciaio Classico aperta dalla chitarra di Pisani che poi accompagna l’ugola di Gigantelli, possente benché meno ficcante di quello che siamo avvezzi sentire con i Danger Zone. D’altronde l’esperienza e la malizia, in ambito HM, così come nella vita hanno il loro “bel” peso e la differenza si sente eccome, da quei periodi pioneristici alle produzioni più recenti. Quello che colpisce, comunque, è il piglio metallico dimostrato dagli Spitfire, fra cambi di tempo e d’atmosfera, a sottolineare  la cifra di questo gruppo che sicuramente in carriera ha raccolto molto meno di quanto seminato.  Hurricane (I’m Free), come da titolo, non delude le attese: via con la lezione dei Judas Priest sino al termine e chi s’è visto s’è visto! Per lo scriba il pezzo migliore dell’intero Lp. Shadow of the Axe manco a dirlo, si poggia sulle chitarre per poi virare verso un impianto tipicamente assimilabile al periodo Nwobhm, mantenendo la caratteristica primaria degli Spitfire: durezza e potenza senza mai eccedere in concessioni velocistiche. Stones of Venice dà modo a “Giga” di non dover cantare in modalità bollocks off ed è un piacere goderselo per quanto può dare – e poi darà ancora alla grande, soprattutto con i Danger Zone – in ambito melodico quantomeno sinché il pezzo non si impenna di colpo fra le gragnuole dei colpi sferrati dalla premiata coppia Pisani/Avino, a chiudere degnamente la Side A del discone nero.

La siderurgia marziale contenuta nei quasi sei minuti di Merchants of Death, posta in apertura nell’altro lato del vinile chiude all’insegna dell’Epic Metal di stampo yankee il gruppo dei brani facenti parte del demo 1986. Altro discorso per quanto afferente le canzoni rimanenti, a seguire, rispettivamente targate 1984 e 1982, a partire dalla resa alle casse, nettamente inferiore. Palese l’influenza british in Blade Runner, una corsa in pieno stile Iron Maiden mentre A Quiet Man riporta all’Hard Rock di quel periodo, sempre nella perfida Albione. Il leit motiv è comunque rappresentato ancora una volta dal mood messo in campo dagli Spitfire, figlio di quegli anni, formidabili, pieni di sogni e speranza… sigh! Chiusura affidata a due live dell’82: il pezzo che dà il nome alla band – ancora Irons versione Di’Anno e tanta attitudine – seguito da Samurai, in linea con quest’ultimo poker di brani.                      

 

Heroes in the Storm, per di più in modalità vinilica, costituisce un sano, anzi sanissimo e salutare balzo nel passato della musica dura: quando l’HM era solo HM, le etichette e le etichettine per suddividere il genere erano ancora di lì dall’affermarsi e la cifra di selezione naturale di quegli eroi borchiati era rappresentata dalla velocità messa su strada, dalla brutalità nel credo e dal cantato che lo veicolava sin lassù, fra le vette immacolate dell’Acciaio.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

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