Recensione: Into the Pitch Black

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“Into the Pitch Black”. Terzo full-length per i finlandesi Mors Subita, nati diciannove anni fa e fautori, da sempre, di ottime prestazioni nel campo del melodic death metal.

Via via che passa il tempo dai leggendari primi anni novanta, quando il gothenburg metal ha visto la luce, il death metal melodico, pur agganciandosi sempre e comunque ai relativi stilemi di base, spesso ma non sempre si allontana sempre più dalla sua leggendaria forma primigenia. A conforto di questa tesi ci sono il melodeath o, ancor meglio, il modern metal; così definiti per avere nel DNA il genere in argomento ma depotenziato nell'impatto frontale.

I Mors Subita, invece, picchiano duro, picchiano forte, restando pertanto in tema di rilevante valore antitetico potenza/melodia, una frazione che presenta al numeratore, ancora, un elevato numero di watt. Anzitutto c'è la voce Eemeli Bodde, eccellente interprete di linee vocali ruvide e isteriche, inacidite da harsh vocals molto aggressive. Bodde, peraltro bravo a lasciare, comunque, un'idea di growling nel suo cantato, giusto per restare dalle parti dei limiti del più volte citato melodic death metal. A ciò si deve aggiungere il muraglione di suono eretto dalla feroce chitarra di Mika Lammassaari, dal timbro tutt'altro che dolce, anzi efferato, come dimostra in occasione del furioso, durissimo attacco dei riff di 'As Humanity Weeps'. Ove, addirittura, la sezione ritmica composta da Mika Junttila (basso) e Ville Miinala (batteria) si scatena lambendo e quindi superando i folli limiti dei blast-beats. Il sound, allora, davvero, può fregiarsi del titolo di death, sebbene i Nostri abbiano un talento compositivo di alto livello, in grado di costruire song energetiche sì ma dotate di grandiosi ritornelli melodici. Forse non il massimo per ciò che concerne l'originalità, ma senz'altro al di sopra di discorsi di questo tipo proprio per un songwriting spesso, esplosivo, esaltante.

La presenza dell'elettronica, ormai inscindibile ingrediente anche nell'ambito del metallo estremo, disegna uno stile modernissimo, attuale, di grande spessore armonico, dilatato in tutte e tre le dimensioni. Sicuramente una foggia musicale, quella dei Mors Subita, che rende onore ai Maestri del passato ma che, in più, porta con sé aria di modernismo e di avanzamento evoluzionistico tali da stabilire lo status dell'arte, targato 2018, del death metal melodico. Pure 'Dead Sun' è una song che scortica la pelle, dal punto di vista ritmico, ma che tuttavia apre spazi sconfinati grazie alla grandiosità delle sue melodie, simili a lacrime di struggente malinconia per qualcosa che fa battere forte il cuore. Ecco, in questo la formazione di Haukipudas è baciata dal raro dono di saper mettere assieme ritornelli da una forte, imponente, languida profondità sentimentale. E anche quando la foga trituratrice prende il sopravvento, come nelle strofe di 'Defeat', brano... cattivissimo, l'improvvisa apertura di spazi rallentati ove possano galoppare i sogni fa sì che ciascun brano sia impreziosito da qualche trovata degna di nota; rendendo “Into the Pitch Black” un unico amalgama obbediente al medesimo stile, suddiviso nelle undici canzoni che ne fanno la carne. 

Oltre ai pezzi su citati non si può non menzionare la title-track, dal mood futuristico, massiccia nella sua elaborazione dei riff ma splendidamente ammantata da preziose armonie; confluente nel miglior episodio del lotto, almeno a parere di scrive: 'Alas'. Harsh vocals a profusione e ritmi scoppiettanti che si srotolano su un tappeto musicale la cui melodiosità è addirittura commovente per intensità emotiva.

Si sente sempre dire che il melodic death metal sia ormai finito. Ebbene, no. Ci sono i Mors Subita e il loro “Into the Pitch Black”, a dimostrare che quello che si deve affermare è esattamente il contrario: il melodic death metal non è affatto finito.

Daniele “dani66” D'Adamo

 

 
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