Recensione: Jasta

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«Ai vecchi tempi c’erano centinaia di band che vendevano milioni di dischi, oggi ci sono milioni di band che vendono centinaia di dischi».

La precedente citazione (spesso menzionata da Mike Portnoy) credo descriva in modo molto efficace la situazione del music-business attuale, in campo metal e non. Innumerevoli ‘prodotti’ musicali immessi sul mercato senza soluzione di continuità e, a volte, dal contenuto artistico discutibile devono vedersela con un mercato stantio, se non proprio in crisi. In questo contesto, moltissimi artisti cercano di moltiplicare le possibilità di pubblicazione, tra raccolte, rivisitazioni e collaborazioni di vario genere. Dispiace dirlo, buona parte di queste uscite sono assolutamente evitabili e il loro destino è quello di andare a riempire velocemente la sezione ‘special price’ dei cataloghi (non si può dire nemmeno più ‘degli scaffali’, perché, ahimè, di negozi ce ne sono sempre meno). 

Ad un primo ascolto, “Jasta”, omonimo esordio solista di Jamey Jasta (coadiuvato in questo caso dai fratelli Bellmore), leader e frontman degli hardcore-metal heroes Hatebreed, potrebbe davvero sembrare un lampante esempio di questo tipo di album prodotti in batteria. L’iperattivo singer, infatti, vanta davvero una miriade di collaborazioni e di uscite musicali. Solo negli ultimi anni possiamo annoverare ben due CD a nome Hatebreed (l’omonimo quinto album di inediti e la raccolta di cover “For The Lions”), “Behind The Blackest Tears” del side project sludge-core Kingdom Of Sorrow in collaborazione con Kirk Windstein (Crowbar, Down) e diverse altre cose sono tuttora in cantiere, tra cui un nuovo lavoro per la band madre e la seconda uscita per il progetto Icepick, una sorta di progetto rap-metal-core che ha visto in passato anche la presenza di gente del calibro di Ice-T. Insomma, tantissima carne al fuoco con il rischio che tanta quantità non si accompagni a livelli qualitativi adeguati. 

Eppure, bastano pochi ascolti di questo album solista per ricredersi. Certo, la spina dorsale di questo lavoro è la summa del Jasta pensiero: tanto metal, tanto hardcore, una giusta spruzzata di moderno metalcore e quel pizzico di melodia che avevamo già ascoltato nell’ultima uscita originale a nome Hatebreed. Tuttavia, i pezzi trasudano tantissima energia e, soprattutto, tanta passione. Il rasato frontman del Connecticut ci crede tantissimo, a quanto pare, e sfodera una prova egregia alle vocals, nello scream, sua specialità, ma se la cava anche nel pulito. Di certo non siamo di fronte ad un’ugola d’oro, ma questo tentativo di staccarsi dal suo trademark vocale è decente quanto basta. Oltre a tutto ciò, Jasta sceglie una serie di ospiti speciali, le cui caratteristiche specifiche, come vedremo, vengono usate per declinare ad hoc i pezzi e davvero non sono semplici comparsate.

La partenza è dura e decisa: da una parte “Walk That Path Alone” esprime tutta la rabbia dell’hardcore americano al fulmicotone, dall’altra “Mourn The Illusion” riprende gli stacchi melodici già sentiti nell'ultimo Hatebreed, con i classici breakdown d’ordinanza di contorno. Il filo conduttore sembra essere abbastanza evidente: uno stile che può interessare ad un’ampia fascia di pubblico, da chi predilige le sonorità più moderne, a chi punta all'attacco frontale tout-court. Qualunque sia il vostro orientamento, un pezzo come “Anthem Of The Freedom Fighter” non potrà non coinvolgervi, specialmente in considerazione del trascinantissimo (per quanto banale) refrain. A tal proposito, una parentesi importante va aperta per quanto riguarda le liriche. Jamey Jasta è probabilmente uno dei più rilevanti ‘motivatori’ tra i frontman moderni: forza interiore, coraggio, perseveranza, onore e lotta sono i temi ricorrenti dei suoi testi, che costituiscono davvero una parte importante di ogni sua uscita, tanto che pare sia imminente la pubblicazione di un libro dove il Nostro approfondisce proprio tali argomenti.
Decisamente melodica suona “Something You Should Know” e la presenza del vocalist degli All That Remains contribuisce a renderla particolarmente adatta ad un’audience giovane. Si cambia nuovamente registro con “Enslaved, Dead Or Depraved” e con “With A Resounding Voice”: la prima, complice anche la presenza di Randall Blythe, sembra davvero presa dal repertorio dei Lamb Of God, mentre la seconda inizia con un riffing che ricorda addirittura certe atmosfere ‘swedish’ inizio anni ‘90 e si sviluppa in un contesto classicamente metalcore.
Non è finita. Nella trascinante “The Fearless Must Endure” il tocco di Zakk Wylde inevitabilmente lascia il segno, dando al pezzo il groove necessario per caratterizzarlo, tanto da farlo diventare il singolo del disco. Come si diceva prima, proprio in questo caso risulta evidente come l’invitato speciale non sia tale solo per arricchire la lista dei crediti: bravo il biondo chitarrista a metterci del suo e bravo Jasta ad essere riuscito ad accaparrarsi cotanto talento. “Heart Of A Warrior” è la ciliegina sulla torta: dal primissimo istante, il ritornello viene sparato in faccia all’ascoltatore come vero e proprio inno di chi combatte, sia metaforicamente che nella realtà (per inciso, Jamey Jasta è particolarmente famoso tra le truppe americane dislocate nei peggiori territori di guerra). Il pezzo ha la classica durata in linea con il tipico ‘New York HardCore’ (meno di due minuti) e la presenza del misconosciuto Mike Vallely dalla voce abrasiva è rimarchevole. “Death Bestowed” (stavolta è il chitarrista dei Lamb Of God a metterci lo zampino) chiude il lavoro nel segno della velocità.

Niente di nuovo sotto il sole? Forse è così, ma per chi scrive Jasta è riuscito ad esordire con il botto; un lavoro probabilmente migliore degli ultimi CD delle sue band principali, con un tiro ed un’ispirazione davvero notevoli, senza menzionare l'ingrediente fondamentale per un certo tipo di musica: il cuore, il tratto distintivo che rende riuscito questo album.

Vittorio “Vittorio” Cafiero

 

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Track-list:
1. Walk That Path Alone 2:16
2. Mourn The Illusion 3:14
3. Screams From The Sanctuary 3:04
4. Nothing They Say 4:01
5. Anthem Of The Freedom Fighter 3:41
6. Something You Should Know (feat. Phil Labonte, All That Remains) 2:53
7. Set You Adrift 3:23
8. Enslaved, Dead Or Depraved (feat. Randy Blythe, Lamb Of God) 3:04
9. With a Resounding Voice (feat. Tim Lambesis, As I Lay Dying) 3:05
10. The Fearless Must Endure (feat. Zakk Wylde, Black Label Society) 3:13
11. Heart Of Warrior (feat. Mike Vallely, Revolution Mother) 1:58
12. Death Bestowed (feat. Mark Morton, Lamb Of God) 3:32

All tracks 36 min.

Line-up:
Jamey Jasta – Lead vocals
Nick Bellmore – Guitar, drums, percussion
Charlie Bellmore – Guitar, bass

 
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