Recensione: Matter of Faith

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Cinque anni di attesa, una formazione pesantemente rinnovata ed una nuova etichetta.
Un futuro che sa di rinascita quello dei piemontesi Soul Seller, band che avevamo già avuto modo di conoscere in occasione del debutto “Back To Life”, edito nel 2011.

Novità che, complice probabilmente pure un lustro di esperienza “in più”, si fanno sentire eccome sul risultato finale, consegnando alla critica un album dai toni maturi e ben assestati sulla tradizione hard rock d’oltreoceano, al riparo però dalle tante ingenuità che avevano caratterizzato e marchiato il comunque positivo esordio.

Elementi di spicco utili nel definire il buon passo avanti compiuto dal sestetto, sono essenzialmente da identificare nella voce – sicura, potente e molto espressiva – del nuovo singer Eric Concas (Italo Graziana alla batteria e Simone Morandotti alle tastiere gli altri due innesti recenti), in un profilo testuale che preferisce ora attestarsi su immagini decisamente più concrete (laddove in precedenza, la sensazione era talvolta di mera banalità) ed in un songwriting meno scolastico e derivativo. Senza, come ovvio, improbabili ed inattesi colpi di genio, ma parecchio più personale e multiforme, moderno e dai sentori per nulla stantii.

Difficile parlare di capolavoro, possibile però discorrere di quello che – senza rischio di obiezioni – può esser descritto come un buonissimo  lavoro, figlio di sincera passione per un genere che a tratti un po’ sorprende, affidandosi a qualche riuscita deriva prog, ad alcuni fraseggi darkeggianti e, più in generale, ad un mood di fondo che sa di contemporaneità e non guarda esclusivamente al passato.

Il feeling ed i toni si son fatti a sprazzi cupi ed oscuri, figli di un disincanto che si riverbera in una società dal contorni sempre più complessi e di difficile interpretazione, costellata di problematiche che ormai non consentono alle nuove generazioni particolari ispirazioni d’ottimismo nei confronti di un futuro ostico ed indecifrabile.
Emergono da tale miscela di pulsioni, suoni ed immagini, brani piuttosto significativi quali “Given To Live”, accattivante seppure in qualche modo malinconica (e con coro molto riuscito), “Tide Is Down” (pezzo che ci ha ricordato molto gli ultimi Scorpions) ed “Alchemy”, episodio dagli evoluti sentori modernisti che ben riassume l’anima più profonda di un disco per nulla spensierato, dotato di notevoli raffinatezze e di una maturità compositiva che ne innerva ogni passaggio.

“Matter of Faith”, dopo un buon numero di ascolti, si rivela album Hard Rock non esattamente solare, apprezzabile nella sua interezza e dotato di parecchi spunti interessanti che rendono l’esperienza dei Soul Seller “2.0” decisamente più convincente rispetto ai contorni gradevoli ma estremamente stereotipati degli inizi.

La competenza di Alessandro Del Vecchio – coadiuvato in studio da Marco Sivo e Matt Stancioiu – garantisce infine per la bontà dei suoni in forza ad un cd che si attesta su livelli medio-alti, segnando un brillante salto in avanti per una band rinnovata nella forma, nello spirito e – soprattutto - nello spessore puramente artistico.

 
75