Recensione: Monuments Of Exalted

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La Bielorussia, parlando di metal estremo, è uno dei satelliti della Patria moderna del death ma anche del black, cioè della Polonia. Pur non raggiungendo, in media, l’altissimo livello tecnico/artistico delle formazioni polacche, anche in questi Paesi ex-CCCP gli ensemble si sanno difendere con onore.

È il caso, questo, degli Infestum, la cui carriera quindicennale abbraccia due EP (“Infestum”, 2001; “Renaissance”, 2010), un singolo (“Void Of Nebulæ”, 2010) e tre full-length (“Last Day Before The Endless Night”, 2002; “Ta Natas”, 2007; “Monuments Of Exalted”, 2014).

Proprio quest’ultimo, uscito originalmente come autoproduzione il 15 marzo scorso per poi essere ristampato il 30 ottobre via Lacerated Enemy Records, mostra una band in gran forma sotto tutti i punti di vista. Sufficientemente matura e completa per dire la sua nel vorticoso universo underground, insomma. Grazie a un’esperienza solida e proficua che hanno consentito prima di disegnare e poi di timbrare il nome ‘Infestum’ fra gli elementi da tenere sotto stretta osservazione nel campo del black metal.

Black metal che l’act di Minsk interpreta in modo piuttosto tradizionale, anche se occorre evidenziare la contaminazione dello stile di base con cospicue dosi d’inserti ambient e industrial. Tali intrusioni evitano di aggredire sconsideratamente “Monuments Of Exalted”, lasciando al contrario inalterato il caratteristico flavour del black d’annata, ben fissato sulla tela dalle note del pianoforte della strumentale “The Art Of The Beast”. Anzi, per dir di più, approfondendo l’ascolto del platter si entra in una dimensione nella quale l’aggettivo ‘classico’ assume la rilevanza principale.

Così, si assiste all’assunzione del comando da parte dello screaming scellerato e dissennato di Ion The Saint, che conduce al massacro le orde infernali con la forza demolitrice dei violentissimi blast-beats di Forneus, motori nucleari per spingere alla massima velocità possibile il riffing della chitarra di Wrathtodd e il rombo del basso Werwolfe (“Zero Beyond”, “Obsidian Exile”). Wrathtodd che, peraltro, agghinda il sound con pesanti – a volte – orchestrazioni le quali non possono che rimandare la memoria ai Dimmu Borgir. Per un black che, alla fin fine, si avvicina, e molto, a quello sinfonico.   

Al contrario di quanto è accaduto ai norvegesi, agli Infestum, sfortunatamente per loro, è mancato bacio della genia, il tocco del talento, la stella della gloria. Pur non mostrando difetti eclatanti, le canzoni di “Monuments Of Exalted” non fanno poi molto, per rendere se stesse memorabili. O, almeno, per lasciare un segno, anche solo accennato, sul percorso per la Gloria. Così, alla fine, non rimane molto, in testa, dei vari brani che assemblano “Monuments Of Exalted”. C’è la già menzionata “Zero Beyond”, a elevarsi un po’ dal resto del gruppo e a far scorrere come si deve il sangue nelle vene di chi ascolta. È però nei brani meno brutali, come per esempio nella title-track, che gli Infestum non riescono a dare quel qualcosa in più di... magico alla propria musica.

Disco riuscito a metà, insomma: buono quando si spinge con forza sull’accelerazione, insufficiente se ci si ferma a riflettere tentando di sviluppare un processo d’interiorizzazione che, difatti, resta lettera morta.   

Daniele “dani66” D’Adamo

 
60