Recensione: My New Baby

Di Eric Nicodemo - 28 Settembre 2015 - 20:07
My New Baby
Band: New Babylon
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2014
Nazione:
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67

La voglia di rock non sembra cessare in questi tempi, tempi in cui vecchie glorie vivono una seconda giovinezza e new entries vogliono emulare i propri beniamini.

I New Babylon sono le nuove leve del panorama più rumoroso del mondo e vedono la luce nel 2006 grazie al chitarrista Matteo Bellezza (Enemynside), al quale si unisce presto il singer Freddie Wolf (Stick It Out). Nell’aprile del 2008 i New Babylon incidono il loro primo omonimo demo e lo promuovono suonando di spalla a complessi quali Faster Pussycat, Enuff’Z Nuff, Babylon Bombs, Crashdiet. Il progetto si arresta nel 2011, per poi rientrare in scena un anno e mezzo dopo con una nuova line- up, costituita da Jonna alla seconda chitarra (The Guestz), Pane al basso e il Sergente alle pelli (Enemynside). Il rinnovato combo registra al Green Mountain Audio il qui presente EP, “My New Baby”.

Se avete seguito attentamente l’incipit, avrete compreso che ci troviamo di fronte a hard’n’roll spiccio e senza elucubrazioni filosofiche sulla vita e sull’esistenza umana. Insomma, rock viscerale, che non si vergogna di nascondere le proprie evidenti influenze (desunte non solo dal settantennio ma anche dallo street e sleaze metal anni Ottanta/primi anni Novanta e portate avanti da gruppi come i Backyard Babies).

Paternità che balzano all’orecchio nell’iniziale “Can’t Stop”: rifferema ruvido ed energetico al punto giusto per rompere il ghiaccio, secondo una linea di pensiero ampiamente collaudata (intro-riff-ritornello-assolo-repeat).

Any Given Day (Big Brother)” è un altro esempio di rock fumante che pesca a piene mani dai luoghi comuni della musica dura. Il concetto di fondo, infatti, è molto semplice e bisogna anche ammettere che fa il suo dovere con onestà e coerenza: liriche dirette quanto i refrain concentrici che delineano il buon groove, secco e sanguigno.

My New Baby” riassume le caratteristiche sopraesposte e ne amplifica foga e orecchiabilità. L’inizio non stupisce (come per le precedenti tracce) ma il chorus ha sufficiente carica e voglia di baldoria da conquistare la nostra attenzione. Una track euforica, che sa intrattenere, con un cantato (nasale) fruibile ma migliorabile.

“The Big House Of Love” si avventa con tempi veloci sull’ascoltatore, puntando sull’immediatezza del ritornello e sulla pulsante sessione ritmica (caratterizzata dalla giusta verve). “La Grande Casa Dell’Amore” ospita quindi tutti i chiché del gioco, un gioco in cui la voce appare forzata, tesa ad imitare quel tono “americaneggiante” immancabile in produzioni di questo tipo.

In “One Stop Further” (già presente in “New Babylon”) la voce rude e sguaiata appare un po’ troppo artefatta. La chitarra macina riff fulminei (con il bridge che rivela un acceno di stoner) mentre il refrain si affida ad un abusato botta e risposta. Ed è proprio il ritornello il tallone d’Achille della song, ritornello che appare ridotto all’osso, fin troppo spiccio e anonimo: si avverte la mancanza dell’exploit definitivo dato da una linea melodica avvolgente o seminale (vd. Nazareth), che distanzi il tune principale della canzone dalla nutrita concorrenza.

“My New Baby” è, in definitiva, un gradevole EP, vecchia maniera nei contenuti e nelle idee. L’entusiasmo e la grinta non mancano, valori indispensabili in questo genere. Valori che si riflettono nell’esecuzione del bravo Bellezza, capace di cavalcare con padronanza le ritmiche indiavolate dei pattern più concitati.  Al contrario, la voce di Wolf appare priva di spessore, mancando delle doti o di una timbrica personale che caratterizzi liriche e registro (vocalist tuttora sostituito dalla nuova cantante Cris). Allo stesso modo, sarà necessario caratterizzare il songwriting con qualche espediente per elevare il combo dalla massa (ad esempio, virando verso lo stoner, contaminando il sound o svecchiando la proposta con suoni più attuali, come fatto dai friulani Fake Idols sulla falsa riga degli Avenged Sevenfold). Dopotutto, è lo stesso monicker che suggerisce la chiave, la direzione da seguire: ripescare una “vecchia idea” (“la babele” del rock, con le proprie sonorità e tematiche), contestualizzandola in una nuova epoca.

Eric Nicodemo

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