Recensione: Northern Chaos Gods

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Benvenuti in Blashyrkh! Il nuovo villaggio vacanze creato nelle più sperdute lande norvegesi vi attende numerosi! All’interno, oltre al famoso idromassaggio con maelstrom, una vasta scelta di alabarde e clave a noleggio e una serie di succosissime attività ricreative tra cui:

- La richiestissima gara di air guitar con tuffo giù da una scarpata (ogni riferimento ad Abbath è puramente voluto);

- A lezione da Mc Gyver: creazione di un’aurora boreale con un deodorante, un’action figure di Hulk e 2 graffette;

- Come sopravvivere in un bosco col solo aiuto del face painting.

Per i più piccini sono tornate le chiese di Fantoft in marzapane e, a grandissima richiesta, a breve avremo anche quelle flambé. L’attrazione principale dell’estate 2018 però è il ritorno della bestia, che tornerà fra di noi il 6 di luglio e finalmente potrà essere ancora una volta ammirata da tutti dopo ben nove anni di attesa. Siete pronti?

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Un po’ di storia: l’ultima apparizione della creatura risale al 25 settembre 2009 associata al controverso All Shall Fall, opera non molto riuscita e sicuramente tra i punti più bassi della sua carriera. E’ passata poi molta acqua sotto i ponti tra una tendinite piuttosto grave diagnosticata a Demonaz e infinite beghe legali che si sono poi concluse con la dipartita di Abbath, il conseguente inizio della sua carriera solista buttata totalmente in caciara e il totale silenzio da parte dei suoi ex compagni. Un bel giorno, però, mentre si iniziava a pensare che una famiglia di panda avesse iniziato a vivere per le strade di Londra e che gli Abbey Road sarebbero diventati il nuovo simbolo del Wwf, la pagina faccia buco della bestia si riattiva e inizia a parlare di un nuovo album in corso di svolgimento. Tutto il materiale precedentemente sviluppato è stato usato dal lungo crinito ex cantante nella sua opera omonima, e meno male, oseremmo dire.  Ma… Di che tipo di bestia parliamo? Si può parlare di Immortal anche se privati di un terzo? Avrebbero dovuto optare per Immortal Of Fire? Immortal Inc.? Demonaz e Horgh lup man gran ladr farabut pezz di merd figl di putt? Venite ad ammirarla e decidete voi il grado di splendore che essa merita!

Northern Chaos Gods ve l’avevamo già fatta sentire qualche settimana fa, c’è bisogno di ripresentarla? Ferocia, ferocia e ancora ferocia. Demonaz torna finalmente alla chitarra e il basso è affidato a uno sconosciutissimo Peter Tägtgren; la batteria di Horgh è in grado di scuotere gli elementi e generare tormente e la voce è sempre affidata allo stesso Demonaz, che risulta piuttosto simile ad Abbath anche se con una timbrica un po’ più acuta. Il brano è devastante e va dritto al punto, lasciamo perdere tutte le velleità heavy e le eventuali contaminazioni e torniamo a focalizzarci solamente sul più nudo e crudo dei black metal. Nessuna intro, nessuna outro, nessun intermezzo, otto brani in grado di radere al suolo tutto, prendere l’ascoltatore alla gola e fargli respirare le più dure delle stalagmiti. Into The Battle Ride non placa la assolutamente la furia della bestia, anzi, la amplifica e ne muta la forma con sempre una strofa in blast beat e un ritornello molto ritmato che farà felice ogni amante dell’headbanging più violento; un piccolo momento d’aria e di melodia e la tormenta torna a investire tutto, strutturalmente ineccepibile. Gates To Blashyrkh diventerà un classico, è un capolavoro, un mid tempo di livello altissimo e che sottolinea molto bene la differenza tra musicanti e musicisti. Quello che fanno qui gli Immortal con tre note è quel Santo Graal che in pochi riescono a scrivere: epica a camionate, fierezza, potenza, freddezza, tutto ciò che ha reso grandi gli Immortal qui c’è. Da sottolineare miliardi di volte la prova alla batteria di Horgh in tutti i brani: non lascia mai i riff da soli, non va  mai dritto e basta. Riempie dappertutto con accenti, rullate, finezze e i raddoppi di cassa sono da infarto. Il ponte poi è talmente esaltante che vi farà appunto noleggiare un’alabarda al più presto alla nostra reception per poi andare a segare il prato in maniera compulsiva scapocciando insieme alle renne (infatti non abbiamo bisogno di giardinieri). Grim And Dark torna al blast beat, finalmente fattore dominante e non più orpello in casa Immortal, e lo alterna con un ritornello thrash zeppo di groove seguito da un’apertura in doppia cassa pazzesca; la costruzione dei brani è sempre semplice e lineare, la differenza sta tutta nel tocco, nel come. La bestia oggi ha classe da vendere e sparge lezioni di controllo e potenza rendendosi inattaccabile anche dal più facinoroso degli scettici già pronto col dito puntato a chiamarla Mortal.

Concedetevi ora una pausa col nostro famoso mojito al salmone, mescolatelo coi fiammiferi (per i più ricchi ne forniremo uno usato direttamente da Varg Vikernes) e godetevi il grandioso panorama del resort! Ogni seconda domenica del mese sommergeremo il tutto con una valanga e potrete tenervi per ricordo il san bernardo che vi ritroverà! In caso contrario le spese funebri saranno a carico nostro, si prega di indicare in sede di prenotazione il luogo di sepoltura, a scelta tra un fiordo, la cattedrale di Nidaros e i Bryggen .

Called To Ice è una lunga cavalvata che supera i 5 minuti e tritura i padiglioni auricolari fino allo sfinimento. L’incedere è martellante e allucinante e il ritornello lo si canta praticamente al primo ascolto. Altro affondo vincente della bestia e altro momento di ispirazione praticamente al top. Where Mountains Rise offre il lato più malinconico e riflessivo dei norvegesi e anche qui non si sbaglia nulla. Si rallenta l’incedere, si placano gli animi e il riff principale inizia quasi a cullare l’ascoltatore riportandolo all’inverno e alle sue innumerevoli tonalità di bianchi e grigi. Ottimo anche il ritornello in battere e gli echi di anni novanta si susseguono in pompa magna. Blacker Of Words è un brano tiratissimo e che dice tutto in una manciata di minuti: molto bello il riff portante in blast beat, che appare allegro e spensierato per poi essere sostenuto dagli incisi di chitarra che vanno a completare un quadro di tutto rispetto. La fierezza non viene mai a meno e non esiste noia nemmeno a questo punto dell’opera. La ciliegina sulla torta, Mighty Ravendark, si va ad incastonare in conclusione del tutto e, coi suoi nove minuti e oltre, detta legge soprattutto nell’ambito poco frequentato delle conclusioni degli album sensate. Il mood ricorda quello di Gates To Blashyrk e anche qui funziona piuttosto bene; la parte del leone però è affidata a tutto il break centrale, che è aperto dalla chitarra in clean e raggiunge l’apice dell’intensità emotiva di tutta l’opera risultando magnifico. Nonostante la lunga durata, il brano non dà segni di cedimento praticamente mai e si rivela ben presto uno dei punti focali dell’album. Ci sarebbe, volendo, qualcosa da opinare sulla produzione, che ovviamente è roboante e bombastica; ci sentiamo però di dire che in questo contesto ci può stare e la pacca è garantita assieme ad una buone di acidità di chitarra e basso che mai male non fa.

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La bestia è tornata, la bestia è finalmente tornata e potrete venire ad ammirarla! Pochi proclami, testa bassa e pedalare, Demonaz e Horgh hanno praticamente fatto questo tutto in sordina e con la massima concentrazione. Il risultato è una bomba, assieme ad Hekatomb dei Funeral Mist il massimo del black metal del 2018 fino ad ora. Sarà solo il tempo a dire se sarà o no un classico, di certo però in casa Immortal possiamo considerarlo come il miglior disco tra i non classici e speriamo vivamente che Demonaz sia in grado di sostenere un’attività live! Blashyrk sarà contentissimo di farvi provare tutto ciò a partire dal sei luglio, nel caso non foste interessati, vi basta buttare via questa brochure e tornare alla vostra inutile, torrida e afosa estate. In caso contrario affrettatevi a prenotare al numero 666–666–6666-667; purtroppo quello con tutti sei è in possesso di un centro massaggi asiatico, ci stiamo lavorando.

 

 
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