Recensione: Octastorium

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Adrenalina folk ed entusiasmo in “Octastorium”, primo full-lenght dei russi Woodscream. Originariamente pubblicato nel 2014 come autoprodotto, viene oggi riproposto via Adulruna AB label.

Spumeggiante album, in cui le voci femminili colorano di leggiadria le note, trasportandoci idealmente in un paese nascosto tra i boschi. Vita semplice, in cui le persone si guardano negli occhi  ed in cui attorno ad un fuoco scoppiettante ci si raccontano storie, e scatena in balli. 

La voce maschile è molto profonda, gutturale e certamente più vicina al death metal o al brutal, piuttosto che al black. Ci troviamo così di fronte ad un dialogo tra una corrucciato spirito degli alberi ed un ninfa. 

L’interpretazione è intensa; le tracce, arricchite di flauto e violino, risultano piacevoli e strutturalmente non così prevedibili come potrebbe superficialmente sembrare. 

Vero che non c’è alcunché di innovativo, ma i pezzi scorrono vigorosi, con una verve che accenna al thrash e che, come creatura mitologica , si immerge in pagana ebbrezza. “Octastorium” è dinamicità, cerchio in cui presi per mano siamo trasportati in un turbinio che ci fa sentire però disinvolti, sostenuti, anelli di un tutt’uno in cui ci esprimiamo, in totale libertà. 

Il senso che per tutto il full-lenght permane, è di genuinità, a differenza di molti progetti che puntano sull’aspetto folk per far cassa, più che per una e vera e propria vocazione. In questo senso, i musicisti non tendono mai ad una villania fine a stessa, giocosi, ma allo stesso tempo impegnati, e rispettosi della tradizione. 

Ovviamente parliamo di sensazioni, ma i brani sono tutti molto diversi l’uno dall’altro, e non si spingono mai ad essere festaioli senza costrutto. Crescendo pregni di entusiasmo trasmettono vitalità, non a caso abbiamo letto che la band parli di fiabe, giovialità fanciullesca in cui nulla risulta contaminato. Sentimenti, speranze scevre di quella disillusione che non permette più, dopo lustri, di sognare. 

Octastorium” è un lavoro che chi segue il folk metal non dovrebbe lasciarsi sfuggire.  Disco che non smuove di un millimetro le preferenze dell’ascoltatore, poiché fedele a determinati canoni, ma non per questo meno interessante.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
75