Recensione: Par Le Sang Versé

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Volete un gran disco? Eccolo. Par Le Sang Versé è il secondo lavoro dei francesi Véhémence, progetto votato a un black metal medievale che già si era fatto notare col precedente Assiégé. Il duo in questo frangente cambia di un buon 50% e, con l’entrata di Hyvermor al microfono ad affiancare il polistrumentista Tulzcha, il cerchio si chiude dando alle stampe un serissimo candidato a disco del 2019 in ambito black. Cinque lunghi anni separano Assiégé da Par Le Sang Versé e si sentono tutti, specialmente per quanto riguarda produzione, arrangiamenti e un cantato che nel debutto risultava molto grezzo e a lungo andare ne inficiava le composizioni. Il salto di qualità tra i due dischi è esagerato e Par Le Sang Versé mostra un talento fuori dal comune che sicuramente potrebbe essere in grado di imporsi in una scena inflazionatissima ma che ancora è in grado di regalarci grandi soprese, come questa appunto.

Par Le Sang Versé è un disco cantato totalmente in lingua madre e con composizioni molto complesse e articolate: si arriva quasi all’ora di minutaggio con sei brani e due intermezzi, ma la bravura dei Véhémence sta anche nel fatto che tutto ciò non pesa mai all’ascoltatore che rimane commosso, esaltato, folgorato e totalmente estasiato davanti a tanta magnificenza. I brani sono tutti piuttosto tirati e con sezioni ritmiche prevalentemente basate sui blast beat, la voce, contrariamente al growl dominante di Assiégé, è finalmente in scream e si concede anche qualche ritornello in clean qua e là facilmente assimilabile. Ciò che però fa la parte del leone in Par Le Sang Versé sono le chitarre, e qui il livello è veramente altissimo: siamo davanti alla fiera del riff e dell’armonizzazione. Non esistono linee poco memorabili o passaggi a vuoto: dagli acustici ai distorti passando per i lunghi intermezzi strumentali fino al più semplice degli accompagnamenti. Qui nulla è lasciato al caso e siamo di fronte a un vero e proprio stato di grazia che pesca un po’ da molti stili metallici e li mette al servizio del medioevo; a tratti si ha proprio la sensazione di essere sopra le mura di un castello a guardare in basso gli assalitori che cercano di caricare il portone con un’arma d’assalto d’altri tempi.

Nel disco, e in particolar modo nei due intermezzi acustici (L'Étrange Clairière: Partie I, Le Sous Bois, à Trois Lieues Du Château), sono presenti diversi strumenti medievali che danno sì quel tocco e quel respiro in più e vanno anche a confermare la grande padronanza tecnica del duo francese, che qui non si è proprio risparmiato. Non siamo riusciti dopo moltissimi ascolti a trovare un difetto a Par Le Sang Versé e a questo punto non è il caso di dedicarci alla proctologia solo per fare i guastafeste in maniera gratuita. La Antiq è una piccola label che pian piano sta crescendo a suon di uscite una più bella dell’altra e l’opera dei Véhémence si va a collocare come meritatissima punta di diamante in un roster che, siamo certi, continuerà a darci grandi soddisfazioni.

Par Le Sang Versè potrebbe non piacere a chi al black metal chiede oscurità, cattiveria, attitudine ed esoterismo; è un prodotto fortemente ibridato e melodico che sicuramente farà storcere il naso a più di un purista. Consigliamo in ogni caso l’ascolto e crediamo che ci saranno parecchi convertiti in favore della splendida proposta dei Véhémence. Tutti gli altri appassionati invece dovrebbero buttarsi a pesce in quest’opera e goderne ogni secondo, perché di dischi così al giorno d’oggi ne escono davvero pochi.

Non ci resta che congedarci e prenotare un viaggio di sola andata per Carcassonne e, quando arriveremo sotto le mura e getteranno l’olio bollente per non farci entrare, lo stereo coi Véhémence a volumi altissimi sarà la colonna ideale per bruciare all’inferno. Imperdibile.

 

 
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