Recensione: Persecution Automated

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Gli Exalter sono un trio Thrash Metal, sorto nel 2013 in Bangladesh, che si ispira fortemente agli artisti delle vecchia scuola americana ed europea e lo fa talmente tanto da assomigliare, più che ai grandi gruppi del passato, a tutte quelle band secondarie, che già in quegli anni non era semplice riconoscere una dall’altra, perché suonavano grosso modo tutte uguali o con poche differenze, pur avendo talento e valore.

Questo non vuol dire che gli Exalter suonino male, anzi, ‘Percution Automated’, album d’esordio distribuito dalla Transcending Obscurity Asia dal 28 dicembre 2017, che segue due EP dimostrativi, è un concentrato di potenza e violenza che vengono sviluppate con il giusto furore, aiutate anche da una corretta produzione. E’ l’originalità che manca, a parte l’utilizzo di un’inusuale doppia introduzione: la prima (‘Intro’), di poco superiore ai trenta secondi, ricorda gli orrori dei bombardamenti, mentre la seconda (’Holocaust Ahead’), inferiore ai due minuti, rende l’idea di quello che sarà il resto dell’album.

Per il resto sono canzoni già sentite in trentacinque anni di Thrash, penalizzate da una voce molto poco versatile che, in alcuni casi, non sembra neanche cantare e dalla mancanza quasi totale di assoli (tranne che in ‘Reign of the Mafia State’).

Poi: tanta velocità, sostituita repentinamente da cadenze potenti, accelerazioni, rallentamenti, un po’ di mosh per far sbattere la testa e far venire la cervicale ai futuri cinquantenni ed una perenne espressione della più cruda violenza.

Parlare dei singoli brani è praticamente inutile, avendo tutti, grossomodo, la stessa tessitura. Spiccano, positivamente, la già citata ‘Reign in the Mafia State’, per la sua ecletticità, e la finale ‘Clandestine Drone Warfare’, con un sound che si distacca leggermente dal resto del lavoro per via di un ritmo più rallentato ed una buona parte musicale. Al contrario ‘Slaughter Cleanse Repeat’ non riesce proprio a colpire e poteva anche non essere inclusa.

Concludendo, la parte positiva è l’uso della ritmica, devastante, dirompente e pesante come il Thrash richiede, ma per il resto gli Exalter devono rivedere il loro songwrinting per renderlo più convincente e, soprattutto, personale.

Sono sulla strada per riuscirci, ma, come mio personale giudizio, occorre ancora un bel po’ di lavoro.

Infine, raccontando la loro storia, gli Exalter affermano che essere un trio è una situazione abbastanza insolita per una band metal. Senza polemica, auguro loro uno splendido futuro quanto quello di certi terzetti cha la storia del metal l’hanno proprio scritta: ad esempio Venom, Destruction, Sodom e, prima di loro, tali primi Motorhead, che hanno dato il via al tutto e che ora, tutti e tre, si stanno godendo la scena comodamente seduti da un’altra parte con la loro bottiglie di birra in mano (ciao ragazzi).

Per ‘Persecution Automated’ il giudizio non è sufficiente, ma si spera di vedere dei miglioramenti con il prossimo lavoro.

 

 
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