Recensione: Reborn EP

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Breve ma significativo saggio di bravura per Gianluca Magri, new entry nell’universo parallelo dei guitar hero che con questo primo EP di cinque tracce rende nota al mondo degli appassionati la propria notevole abilità tecnica.

Heavy Rock strumentale nella scia di Joe Satriani, Dave Martone e Gary Moore, con un alone vagamente prog ed un evidente buon gusto nell’elaborazione dei brani, impostati – proprio come le muse di riferimento – su di una forma “canzone” che in tal modo non indugia in eccessivi sbrodolamenti ma riesce a dirigersi concretamente al sodo.
Interessante la capacità del chitarrista di Bolzano d’intessere linee melodiche che sappiano in qualche modo rendersi accattivanti, evitando così di ridurre tutto ad un mero esercizio di stile e tecnica: l’iniziale “Reborn” è, ad esempio, una gradevole sventagliata alla Satriani (epoca “Surfing with the Alien”), mentre si eleva ad episodio migliore del dischetto la successiva “Cloudbreaker”, passaggio più “solido” seppur bluesy, che odora un po’ di Zakk Wylde e dimostra al contempo una discreta capacità di svariare su differenti toni ed atmosfere.
Gradevole pure la conclusiva “Atlas Bound”, frammento acustico che chiude il mini cd con stile ed eleganza.

In generale, la sensazione è quella di aver scoperto un artista talentuoso, già preparato per potersi confrontare a buon livelli ancorché da sondare ulteriormente in ambiti più estesi ed approfonditi come quelli che potrebbero derivare da un full length, contesto in cui assumere certezze su avvisaglie che al momento si prefigurano come parecchio positive. 

Non molto per avere un idea totalmente definita insomma, tuttavia uno stralcio più che sufficiente nell’intuire la preparazione di un musicista abile e dal probabile avvenire di successo.

 

 

 
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