Recensione: Resilience

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Direttamente da Bergamo ecco arrivare una perla di death metal tagliente e di grande qualità. Intitolato “Resilience” , disco partorito dalla geniale mente degli Integral, è il primo full-length per una realtà che è attiva dal 2013 e che ha alle spalle un Ep. 

Artisti nostrani, il cui sound si inerpica sul genere della morte, mostrando doti tecniche e sonorità accostabili alla scuola americana, ma non solo. L’intricato groviglio di voci e strumenti, una volta sfogato ed infranto sui nostri timpani, sfocia in melodie di matrice europea, nello specifico svedese, aggiungendo un acre odore di core. Miscuglio che nasconde una profondità di intenti assai rara, per nulla schiava dei cliché. 

Niente è lasciato al caso o buttato addosso all’ascoltatore per stupire. Un sound ricco di sfaccettature, che ci ricorda le armonie dei Nile, esotici intermezzi che restano però accenni. Non siamo così di fronte all’immagine specchiata di band blasonate, perché la ricetta di questi artisti è comunque personale e ricercata. 

Il comparto voci è assai aspro e ben si sposa con momenti più growl che, dal sottobosco dei pezzi, ci raccontano di un odio profondo. Grida, sibili e poi riflessività si alternano,  melodie di chitarra che spiccano e che rilasciano una pace inattesa. Il contesto, seppur pregno di un groove adrenalinico e forza, mostra eleganza improvvisa, stacchi che potremmo definire jazz. Parliamo di spunti, sensazioni che convivono e che fanno parte di un’attitudine la cui poliedricità è indiscutibile. 

Ciò che indubbiamente non ha mezze misure, a livello di gradimento, è la voce più “urlata” degli Integral, i cui toni potrebbero infastidire. Le inaspettate suite melodiche spezzano letteralmente il ritmo, diventando trampolino da cui ripartire per sfuriate dai fitti filamenti. Ne restiamo invischiati, lasciandoci andare ad un abbraccio mortale che ci infonde dapprima angoscia, e poi nuova linfa vitale. 

Full-length dalle infinite sfaccettature e di assoluto rilievo. “Resilience” è un sinuoso rettile che ammalia per movenze e che poi colpisce mortalmente, togliendo il fiato senza lasciar scampo. Musica estrema in libertà per questi ragazzi, a cui auguriamo un futuro florido di soddisfazioni. 

Considerando che siamo al primo disco, non possiamo che ben sperare, visti maturità e tecnica sopraffina mostrate. Di fronte ai nostri occhi si materializza così una città tecnologica, in cui colori e suoni raggiungono vette inesplorate, convivendo con natura ed emozioni che nulla hanno a che fare con sintetici canali di modernità. Equilibrio perfetto che non possiamo che riconoscere, complimentandoci vivamente con gli Integral.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
80