Recensione: Revenant

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Partiti da fondamenta musicali riconducibili al Progressive Metal, gli svedesi Tad Morose, col passare del tempo, hanno smussato il proprio sound per adagiarsi su lande più tipicamente Power.
Con oltre vent’anni di attività alle spalle, i nostri giungono sul finire del 2013 alla pubblicazione del settimo album in carriera, intitolato “Revenant” ed uscito a ben dieci anni distanza dall’allora ultima fatica della band, intitolata “Modus Vivendi”.
Nonostante il lungo letargo in cui era sprofondato, il combo svedese non sembra tuttavia aver smarrito l’estro e la buona creatività di un tempo: con una formazione rimaneggiata (nella quale spiccano solamente i nomi del chitarrista, nonché fondatore del gruppo, Christer ’Krunt’ Andersson e del batterista Peter Morén, tra i componenti del nucleo originario della band), la band incide così un album potente e spietato, in grado di portare nuova linfa vitale al sound del quintetto.

La devastante “Beneath A Veil Of Crying Souls”, spalanca le porte del Power Metal più violento ed oscuro, presentando uno schema compositivo incentrato su una serie di gelidi riff, confezionati dalle due chitarre, in grado di costruire un granitico muro sonoro sul quale si stagliano le ipnotiche melodie vocali interpretate con efficacia dal bravo Ronny Hemlin. Infine una sezione ritmica precisa e dilaniante completa con successo un’opener d’impatto e di piacevole ascolto.
La scia distruttiva avviata dalla traccia iniziale, prosegue sulle note della violentissima “Follow”, nella quale sono ancora le due chitarre a controllare la situazione, costituendo la spina dorsale di un brano feroce, nel quale tuttavia la componente melodica risulta ancora in primo piano grazie ad un refrain semplice e malinconico.
“Babylon”, mostra il lato più distruttivo e battagliero dei Tad Morose, i quali con una nuova serie di riff oscuri ed ipnotici, intervallati da efficaci parti soliste, concludono un primo trittico del tutto riuscito.

Atmosfere orientaleggianti caratterizzano la cadenzata “Within A Dream”, contraddistinta da un coro epico che potrebbe quasi rievocare lo spirito dei migliori Blind Guardian.
Sulle medesime coordinate è costruita la successiva ed angosciante “Ares”, la quale pur essendo caratterizzata da una massiccia dose di potenza, non riesce a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, rivelandosi non all’altezza delle precedenti tracce.
Fortunatamente il gruppo ritrova subito la giusta ispirazione ed “Abscence Of Light”, imperniata ancora su velocità controllate e massicce, risolleva dalla polvere un album che può procedere con la maligna “Death Embrace”, nella quale finalmente la band torna con successo su velocità maggiormente sostenute, incastonando un nuovo episodio di feroce Heavy/Power Metal, che deve ancora tutto all’eccezionale lavoro svolto dalle due chitarre.

Leggeri echi di Blind Guardian tornano nella cupa “Dance Of The Damned”, subito seguita dalla splendida “Spirit World”, di cui il ritornello diretto ed orecchiabile è carta vincente.
Il combo scandinavo tira dritto senza soste, inquadrando infine un ultimo trittico dirompente, composto dalla gelida “Timeless Dreaming”, alla quale segue la meno ispirata “Millenium Lie”, che nonostante una notevole carica esplosiva, risulta priva di uno schema melodico realmente vincente, risultando poco incisiva.
L’ultima parola per questo platter è invece scandita dalla rasoiata di “Gypsy”, episodio che permette ai Tad Morose di concludere a testa alta un settimo album ben scritto, arricchito da un’ottima produzione ed in generale ottimamente riuscito, nonostante qualche imperfezione di fondo.

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