Recensione: Rock 'N' Roll Armageddon

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Galeotta fu l’immagine proiettata sullo schermo posto dietro il drum kit di Bozo Wolff la notte del 10 settembre 2017: fra l’estrema sorpresa di tutti gli astanti, ancora sotto l’effetto del notevole carico di adrenalina accumulato dopo il killer show messo in atto dal Combo Maledetto, apparve la copertina di quello che sarebbe diventato il loro nuovo capitolo discografico. Un flash e poco di più, annichilente, che lasciava intravvedere per lo spazio di qualche misero secondo il “Sacro” – obbligatorio il virgolettato… -  logo straclassico della band, quello più amato, battente la storica ala di pipistrello volta ad ovest, con sotto la scritta “Rock’N’Roll Armageddon” di colore bianco attorniata dai disegni di cinque noti figuri agghindati a tema horror, come da tradizione.      

Al termine del successivo naturale uheggiare – Gianni Brera docet - della folla nel solco di quel sibillino “Coming Soon” comparso sullo sfumare dell’immagine di cui sopra, si scatenò poi la ridda delle tipiche domande di rito da parte dei die hard fan accorsi per il concerto dei Death SS in quel di Trezzo sull’Adda, presso il Live Club:

“Si tratta di un album nuovo?”, “Ma… non avevano chiuso con i dischi di inediti?”, “Ho visto la copertina… richiama Heavy Demons, vuoi vedere che si rimettono a fare HM puro?” e, di rimando, “Ma certo, perché altrimenti avrebbero chiamato Al Priest stanotte come special guest?”, “Ma nooo… sarà qualcosa di più elettronico, vicino all’industrial!”, “Sylvester ultimamente guarda a Rob Zombie e compagnia, chissà cosa si inventa di nuovo”, “Naaahh, mai più, allora non avrebbe messo la parola Rock’N’Roll lì in mezzo, dai…”

e via così di seguito di congettura in congettura.

Come già scritto su queste stesse pagine web a sfondo nero, la stragrande maggioranza degli appassionati avevano infatti ormai deposto, obtorto collo, una pietra tombale – metafora quanto mai calzante nel caso di Steve Sylvester & Co. - sulla discografia dei Death SS, che con “Resurrection” del 2013 pareva ormai aver chiuso definitivamente un cerchio magico iniziato nel lontano 1977 in quel di Pesaro. Certe tipologie di fuochi posti sotto analoghe tipologie di ceneri evidentemente sono piuttosto restie a spegnersi, però, soprattutto nel momento in cui nell’aere circostante permane l’odore di uno zolfo antico, anch’esso mai sopito del tutto.

Di acqua sotto i ponti da quel giorno di settembre ne è passata parecchia, la band ha licenziato a maggio l’apripista del disco nuovo, sotto forma di 45 giri che suona però a 33, contenente la title track, con la famosa immagine descritta a inizio recensione a mo’ di copertina. Poi, lo scorso 19 agosto si è esibita dal vivo all’Agglutination Festival di Chiaromonte (PZ), sciorinando l’usuale, chirurgica, performance musico-teatrale, con annessi strascichi di prammatica.

E siamo ai giorni nostri e precisamente al 7 settembre 2018, momento nel quale l’attesissimo full length “Rock’N’Roll Armageddon” griffato Lucifer Rising/Self Distribuzione prende posto negli scaffali dei negozi di dischi.

Tanta paziente attesa viene ripagata in termini di musica fornita: cinquantacinque minuti declinati in tredici pezzi, il tutto avviluppato, al solito, per quanto afferente il Cd, da una confezione digipak di qualità a tre ante, foriera di foto e disegni dalle trame apocalittiche a firma Alex Horley e un libretto di sedici pagine con tutti i testi e le immancabili note tecniche. Il dischetto ottico fisico, poi, riporta sulla parte stampata un disegno dei cinque Death SS a mo’ di Kiss, album “Rock And Roll Over”, anno domini 1976, periodo nel quale la leggenda vuole, come confermato dallo stesso S.S. che il suo destino si incrociasse ulteriormente con quello di Paul Chain nel momento in cui si recarono entrambi nello stesso negozio di Pesaro lo stesso giorno per l’acquisto di quella che era l’ultima fatica discografica di Stanley, Simmons & Co.        

Nei riguardi della line-up, ad affiancare Sua Maestà Infernale Steve Sylvester alla voce compaiono gli ormai straconsolidati Freddy Delirio (Keyboards), Glenn Strange (Bass), Al De Noble (Guitars) e Bozo Wolff (Drums). Autentico sollucchero per i defenderoni sapere che l’intramontabile ascia di Al Priest, quella di “Heavy Demons”, fa capolino in alcune occasioni, a rafforzare la “botta” assicurata e già fornita senza economia di sorta da Al De Noble. Il carico da novanta viene poi ulteriormente appesantito dalla presenza, in qualità di special guest, di Giulio “Ghiulz” Borroni, pluridecorata sei corde in forza ai Bulldozer e tanto basta e avanza… 

Successivamente a parecchie passate attraverso i padiglioni auricolari, “Rock’N’Roll Armageddon” in un certo qual modo riporta alle atmosfere di “Heavy Demons”, uno fra gli album più scintillanti realizzati dagli Innominabili in carriera. Analogamente al disco licenziato da Contempo Records nel 1991 anche in questo caso è la matrice Heavy a condurre le danze, in modalità al passo con i tempi e non di certo retrò. La peculiarità dei Death SS è sempre stata il fatto di “Essere avanti”: a inizio anni Novanta erano ben altre le sonorità che dettavano legge e uscì un disco di heavy fuckin’ metal diretto e tradizionale come, appunto, “Heavy Demons”; il tanto bistrattato “Humanomalies” del 2002 in questi ultimi anni è stato ampiamente rivalutato da moltissimi fan una volta ostili nei sui confronti. Tanto per citare due soli esempi.   

Rock’N’Roll Armageddon” mette a terra tutti i cavalli della possente motorizzazione a disposizione della premiata ditta Sylvester & Co. iniziando dal passato remoto, quantomeno a livello ideale, per via delle trame gotico cimiteriali di “Black Soul”, un incipit dal profumo di incenso che fa di un coro gregoriano – ottimamente incastonato e proposto in italiano – il proprio cavallo di battaglia. E’ poi il fragore della title track a spazzare via in un sol colpo le pigmentazioni color pece del brano che lo hanno preceduto. L’highlight del disco, per chi scrive, un pezzo sovranista che diverrà senza ombra di dubbio un must dal vivo per via della sua cifra anthemica che riporta ai fasti e all'aroma della stessa “Heavy Demons” (La canzone), un buon motivo quindi per il quale sgolarsi con il pugno borchiato rivolto verso il cielo. Il chorus non farà prigionieri ed entrerà di diritto nel Gotha di quelli storici realizzati dalla band in oltre quarant’anni di milizia. L'epica che si respira a pieni polmoni lungo i quattro minuti e mezzo di "Hellish Knights" non è di quella onirica a la Virgin Steele ma si traduce in sensazioni altrettanto efficaci alle casse: trattasi di eroica in pura salsa Death SS, calata nel tempo in cui ci è dato vivere, al servizio di un altro brano ove le mazzate si sprecano.

La presenza di “Ghiulz” Borroni alla sei corde e Andy Panigada in cabina di regia è garanzia di legnate in mezzo ai denti e “Slaughterhouse” ne elargisce in quantità industriale, appena dopo i veri agghiaccianti lamenti di alcuni animali prelevati dai purtroppo famosi lager intensivi e condotti alla macellazione di massa. La tematica viene per la prima volta affrontata da parte della band, da sempre molto attenta alla causa animalista e vegana, attraverso i testi di una propria canzone.

Creature Of The Night” è la “Sinful Dove” del 2018 seguita a ruota da “Madness Of Love”, anch’essa incentrata su di una interpretazione quasi sussurrata da parte di Steve Sylvester che riporta a certe pulsioni dark tanto in voga anche nel nostro paese negli anni Ottanta. Il ritornello, liberatorio, proietta la luce su di un pezzo che tratta l’amore come l’unica via percorribile per certune, vere, azioni magiche…

Promised Land” si chiama fuori dal coro, sulla spinta di un mood a la Marylin Manson sebbene di elettronica ed effettistica varia qua non ve ne sia traccia evidente. “Zombie Massacre” inaugura la serie dei remake, insieme con le successive “Witches’ Dance” e la sublime “The Glory Of The Hawk”, un affresco di heavy metal western da urlo, messi in opera dalla band per poter dare a questi tre brani, originariamente usciti come B-side – per i quali si rimanda alle recensioni del tempo – la giusta e meritata visibilità, rendendole fruibili a tutti e non patrimonio dei soli ultras completisti dei Death SS

Secondo e ultimo momento di "rottura", “The Fourth Reich” si rivela come episodio musical-cinematografico dalle soluzioni moderne nel solco di Rob Zombie, scritto per la colonna sonora del film Zombie Massacre II, The Reich Of The Dead, da cui il titolo, per l’appunto. A memoria dello scrivente per la prima volta in un disco dei Death SS vi è la comparsa di un’armonica a bocca, specificatamente su “Your Life Is Now”, pezzo che fa del ritornello ripetuto in levare il proprio asso nella manica. Sul finale l’intervento vocale di Romina Malagoli va a costituire la classica ciliegina sulla torta. La traccia numero 13, “Forever”, chiude il disco all’insegna dell’energia del R’N’R per il tramite di cori belli robusti, di quelli che si stampano per bene in testa. Al centro uno dei numerosi, begli assoli di chitarra presenti nell’album.                   

Musicalmente il nono sigillo dell’ensemble di stanza a Firenze incarna un’onda d’urto fottutamente verace, i suoni sono possenti e belli “pieni”, nel solco dell’adagio che sin dal “ritorno” del 1987-88 rappresenta il primo comandamento della costituzione Death SS, ossia “value for money” in qualsiasi sua forma si realizzi. L’album è stato registrato, missato e masterizzato presso gli FP Studio di Freddy Delirio, quindi “in casa”, senza spade di Damocle sopra il capo e con la possibilità di curare i particolari, che è poi la cosa che fa sempre la differenza fra un prodotto raffazzonato e uno no.

Con questo lavoro i Death SS sprigionano la loro più profonda e fragorosa anima heavy rock, la “botta” che siamo abituati a beccarci in pieno petto dal vivo è stata sapientemente canalizzata lungo i solchi di un disco  intitolato, non a caso, a questo punto, “Rock’N’Roll Armageddon”…  

Rock! Rock! It’s Rock’n’Roll

Rock! Rock! It’s Rock’n’Roll… Armageddon!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

Note a margine: lunedì 10 settembre vedrà la luce, sempre su questi schermi, la video intervista realizzata da Mickey E. Evil a Steve Sylvester. Più avanti nel tempo, invece, verrà pubblicata quella fra lo scriba e lo stesso leader dei Death SS. Stay tuned, thanx.

 

 

 

DEATH SS   Steve Live 2018

Steve Sylvester alive 2018, foto di Rose Profeta

 

 

 

 

 
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