Recensione: Serenissima

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I Great Master da Venezia giungono al loro secondo full length in carriera, che segue l’esordio Underworld, sempre per Underground Symphony. SerenissimA, questo il titolo dell’album che, come facilmente arguibile, tratta vicende afferenti la Loro città. E fin qui nulla di strano, all’apparenza. La novità riguarda l’idea di fondo, che costituisce la colonna vertebrale di tutto il lavoro, ossia la creazione di un concept riguardante una storia millenaria, impresa che a memoria di chi scrive finora non è mai stata intrapresa da nessun altro gruppo in ambito duro.

Intuizione sfidante accompagnata da un allestimento altrettanto sontuoso, degno di una città che ha dettato legge a livello mondiale: digipak a tre ante realizzato in cartone di qualità, booklet di addirittura venti pagine con tutti i testi e disegni a tema, il tutto avvolto da un artwork di primissimo livello, roba che farebbe impallidire il 90% delle band hard’n’heavy mainstream in circolazione.

I Great Master, nonostante soltanto due uscite ufficiali in bacheca non sono dei pivellini, quasi vent’anni fa infatti licenziarono il Loro primo demo. SerenissimA consta di tredici brani, comprensivi di una cover. The Ascention è la strumentale di prammatica in questi casi, sinfonico-enfatica quanto abbisogna, ma le vere danze iniziano con la successiva Queen of the Sea, titolo inequivocabilmente dedicato alla Serenissima Mondiale, picchiando con sapienza alla maniera dei corregionali White Skull, tirando in ballo fortemente il combo di  Tony Fontò per quanto attiene la parte strumentale. Discorso completamente a parte per il cantante Max Bastasi, la vera rivelazione sotto la bandiera del Leone Alato di San Marco, per lo scriba. Costui si rivela interprete di alto livello dotato di una componente melodica su basi acciaiose – senza esagerare – che riesce a marcare la differenza fra i Great Master e il 70% delle altre HM’N’Power band in circolazione. Uno dei punti di forza dei “venesiani” è quella di unire con stile la veemenza metallica dei Running Wild con la dolcezza pregna di classe dei Ten senza far gridare alla scandalo, come a tratti in Doge ma soprattutto all’interno delle trame di Enemies at the Gates, la traccia numero nove, un must per tutti gli ultras del Rock’N’Rolf che fu.    

L’epica di The Merchant – titolo obbligatorio, come del resto Doge, trattando Venezia - va tranquillamente a braccetto con gli sfacciati richiami agli Stratovarius di Golden Cross, Marco Polo riesce addirittura ad echeggiare i Dokken incantanti dei momenti aurei. Sfoggio di chitarrone e refrain in crescendo in Across the Sea, scorre la stentorea Black Death, basata sugli orrori della Peste Nera, rullo di tamburi e via con Marching on the Northern Land, guerresca ma gentile, a scoccare il probabile trademark definitivo dei Great Master.    

Più o meno sulle stesse coordinate l’inizio di Lepanto's Call, per poi assestarsi su territori melodici vicini agli Hammerfall, chiude gli inediti The Fall, fra riffoni classic HM da scapocciata sicura misti ad atmosfere di marca Ten.

Traccia finale ad appannaggio della cover del pezzo Medieval Steel, brano simbolo dell’omonimo combo di Memphis, inno generazionale dell’HM epico, americano e non solo. Brividi lungo la schiena, come sempre, anche perché i Great Master, signorilmente, ci mettono un po’ del loro ma riescono a mantenere sufficientemente integra una buona dose della magia originaria del pezzo.

SerenissimA rappresenta una gradevole sorpresa in ambito tricolore, mostra una band d’esperienza, coesa, che riesce a confezionare più di una manciata di cannonate gentili dalla resa alle casse notevole. Trovare, oggidì, un disco che non stufa mai, è già di per sé un successo. Che poi esso sia molto spesso derivativo ormai non fa più notizia, basti guardare oltre frontiera cosa accade.

Ghe semo, fioi, ghe semo! Up The Hammers! Cio!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti
 

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Tracklist:

1.     The Ascention          
2.     Queen of the Sea          
3.     Doge          
4.     The Merchant          
5.     Golden Cross          
6.     Marco Polo          
7.     Across the Sea          
8.     Black Death          
9.     Enemies at the Gates          
10.     Marching on the Northern Land      
11.     Lepanto's Call          
12.     The Fall          
13.     Medieval Steel

Line-up:

Jahn Carlini – Guitars & Keyboards
Max Bastasi - Vocals
Daniele Vanin - Guitars
Francesco Duse - Drums
Marco Antonello - Bass



 

 
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