Recensione: Staring Through the Veil

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Debut-album per gli statunitensi Cryptic Fog che, benché siano nati nel 2009, solo adesso giungono a pubblicare “Staring Through the Veil”.

Proprio l'esperienza del duo D.F.K. (voce, batteria) e Dave Bennett (chitarra, basso, voce), intesa come lasso di tempo in cui la band abbia potuto lavorare sul proprio stile, stabilisce un sound assolutamente personale, adulto, privo di tentennamenti.

Death metal, di questo si tratta, anche se contenente sfumature di black e di thrash. Death metal che non dà adito ad alcuna elencazione di sotto-generi, giacché i Cryptic Fog si sono mantenuti vicino ai suoi dettami sia antichi ma anche odierni. Death metal e basta, insomma. Certo, il flavour dell'old school si fa sentire ma certe estremizzazioni basate sull'uso smodato dei blast-beats, fra l'altro, riportano le coordinate temporali al 2017.

Ai Cryptic Fog occorre senza dubbio dare atto del coraggio di aver suddiviso “Staring Through the Veil” in cinque song della durata dell'ordine degli otto/dieci minuti. Coraggio, poiché riuscire a non perdere il bandolo della matassa, quando un genere così estremo come il loro potrebbe creare solo confusione, non è da pochi. 

Al contrario, i due scellerati musicisti controllano continuamente la situazione, evitando di uscire dal seminato. Cioè, song per song, mantenendo ben evidente il motivo portante per poi girovagare a 360° attorno a esso. Merito non solo del possente, sterminato rifferama cucito da Bennett ma anche, forse e soprattutto, delle linee vocali di D.F.K., tutt'altro che monocordi e statiche. Il roco, aspro growling del vocalist cerca di seguire le tante diramazioni della sezione musicale, riuscendoci. Per un stile quindi ricco di carattere anche se non particolarmente eccellente per originalità.

Un siffatto modo di proporre un death metal ricco di spunti, passaggi, divagazioni e armonizzazioni dà adito al possesso di varie soluzioni, per risolvere il problema di costruire una traccia. Così è: “Staring Through the Veil” non presenta né cali di tensione né riempitivi. È molto massiccio, duro, pesante, a tratti pure indigesto proprio per la mole di note messe in gioco. Approfondendo l'ascolto, tuttavia, la sensazione di pesantezza scema via via che si susseguono i passaggi.

Merito, anche, del mood, freddo, secco e costante, che aiuta a percepire con chiarezza le numerose trame compositive di cui è pieno zeppo il platter, peraltro abbonato a intersecare mid-tempo a furibonde, scatenate e allucinate accelerazioni come nella violentissima 'Eternal Internment of the Prolific Paradigm; Staring Through the Veil of Aberration'.

La struttura di “Staring Through the Veil”, eretta incastrando canzoni di lunga durata e di non immediata comprensione, relega senz'altro i Cryptic Fog nel più profondo underground. Il che, probabilmente, è un bene per garantire la genuinità della proposta.

Daniele “dani66” D’Adamo

 

 
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