Recensione: Temple of Lies

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Temple of Lies” è il quindicesimo studio album dei Bonfire, una delle leggende dell’hard rock tedesco. I Nostri non hanno sicuramente bisogno di presentazioni: attivi dal lontano 1972 con il nome Cacumen, la band decide per il cambio monicker nel 1986, sfornando solamente un anno dopo il seminale “Fireworks”, uno dei lavori capisaldi dell’hard rock made in Germany. Da quel momento, per la formazione di Ingolstadt, ha inizio una carriera carica di soddisfazioni, con una serie di platter dalla qualità media elevata, intervallati da qualche inevitabile passaggio a vuoto che può prendere forma in una compagine dalla carriera pluridecennale come i Bonfire. La band capitanata da Hans Ziller torna così sulle scene a solo un anno di distanza dal precedente e interessante “Byte the Bullet”. Lo fa con una formazione finalmente stabile, che dopo il dovuto rodaggio, sembra aver portato stimoli nuovi al quintetto tedesco, come vedremo in sede di analisi.

 

Temple of Lies” ci consegna infatti una formazione in grande spolvero, capace di comporre un disco hard’n’heavy che, pur rispettando tutti i crismi e i cliché del genere, non scade mai nel banale o nel già sentito e, anzi, risulta trascinante, vivo, carico di passione, riuscendo in più di qualche frangente a rievocare lo spirito e la magia che caratterizzava i lavori hard rock degli anni Ottanta. In quest’opera i Bonfire sembrano aver curato ogni dettaglio, a partire dalla seducente copertina, un’immagine attraverso cui la band esprime il proprio pensiero sull’attuale società, fino a una produzione cristallina e al passo con i tempi, in grado di premiare ogni strumento. Il songwriting risulta ispiratissimo e carico di passione, frutto di un lavoro fatto con il cuore, guidato dall’entusiasmo e non da un semplice obbligo contrattuale. Con “Temple of Lies” i Bonfire mettono a segno un album vario, in grado di tenere viva l’attenzione dell’ascoltare in tutta la sua durata, grazie a tracce dirette, veri pezzi da novanta, come la title track, la splendida ‘Stand or Fall’, canzone da cantare a squarciagola, o la “powereggiante” ‘Fly Away’, passando per composizioni più delicate, come la sentita ‘Comin’ Home’, portandoci poi a ritroso nel tempo con ‘I’ll Never Be Loved by You’, ‘On the Wings of Angel’ e ‘Crazy Over You’, con tanto di “tastieroni”, bridge e ritornelli dal tipico flavour ottantiano. Incontriamo poi l’accattivante ‘Love the Way You Hate Me’ che, dopo una prima strofa dall’incedere simil-reggae, si trasforma in un pezzo hard rock da manuale. Unica nota stonata, se così la possiamo definire, ‘Feed the Fire (Like the Bonfire)’, traccia ben strutturata e dal piacevole ascolto, ma sicuramente meno ispirata rispetto al resto del lotto. Un peccato veniale su cui possiamo tranquillamente soprassedere.

 

L’album ci regala inoltre una band in forma smagliante anche dal punto di vista esecutivo. Notevole il lavoro delle chitarre, ben accompagnato da una sezione ritmica di classe, che fa esattamente quello che deve essere fatto, nel momento in cui deve essere fatto. Ma la vera punta di diamante sfoggiata dai Bonfire in “Temple of Lies” è sicuramente il cantante Alexx Stahl. Voce calda, espressiva, tecnica, con una timbrica che sembra uscire direttamente dagli anni Ottanta, l’epoca d’oro dell’hard rock. Il singer tedesco ci regala una prestazione adrenalinica, carica di passione, in grado di fare la differenza in ogni singola traccia, trasmettendo emozioni forti, positive, grazie a delle linee vocali riuscite, che trovano il proprio apice in ritornelli letteralmente esplosivi. Affidargli il microfono è stata una scelta azzeccatissima da parte di Hans Ziller.

 

Cos’altro dire? Sicuramente che “Temple of Lies” è un album di assoluto valore, un disco che dovrebbe essere presente nella collezione di ogni hard rocker che si rispetti, un lavoro destinato ad accompagnarci a lungo e che difficilmente potrà essere accantonato in uno scaffale dopo una manciata di ascolti. Un nuovo centro messo a segno dai Bonfire, che in poco più di quaranta minuti realizzano un platter “vivo”, capace di realizzare il non facile compito di mantenere sempre alta l’asticella dell’intensità emotiva, cogliendo così l’essenza del genere. Vorrà pur dire qualcosa se “Temple of Lies” ha regalato ai Bonfire il più alto ingresso nelle classifiche di vendita tedesche dai tempi del seminale “Fireworks”… Non rimane che farlo vostro. Bentornati Bonfire!

 

Marco Donè

 

 

 
80