Recensione: The Abstract Escape

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Primo capitolo discografico per i francesi Lying Figures, progetto formatosi nel 2008 e con alle spalle solo due Ep. Il loro sound è un doom metal monolitico, vicino al death metal ed alle tradizioni del filone, con ambientazioni gothic

Malinconia cresce mestamente via via nei brani, sviluppi dilatati e voce dall’impronta a tratti heavy sono la conferma di un amore viscerale verso il verbo del genere di appartenenza. Non troviamo particolari bassi, ma nemmeno alti in “The Abstract Escape”, full-length che nulla toglie ed aggiunge al filone di appartenenza. 

Produzione che si allinea ad un più che buono standard qualitativo, come anche la competenza strumentale. Quello che sentiamo mancare è quello spunto emotivo e di idee che ci faccia davvero sussultare. Le varie tracce si susseguono piattamente, non investendoci con quella solennità e corposità che solo la necessaria spinta emotiva sa dare. Disco che si muove attorno la sufficienza, senza sfigurare ma nemmeno senza poter essere lodato. Non pensiamo sia solo una questione di “novità”, non è la rivoluzione che chiediamo e pretendiamo.

 I pezzi si trascinano stancamente e noi pur contemplandone tutte i crismi di attitudini che amiamo, non si conficcano mai nella mente e nel cuore di chi sta ascoltando. Considerato che siamo alla prima uscita, ci auguriamo le cose migliorino con il tempo, magari vedendo questo come la base da cui ripartire per un futuro radioso. Fatichiamo a darvi altri spunti, poiché oggettivamente non ne ravvisiamo. Uscita per appassionati di My Dying Bride, Katatonia e Paradise Lost.

Stefano “Thiess” Santamaria

 

 
60