Recensione: The Extremist

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Una moltitudine di note musicali cadde dal cielo nell'anno 1992; un’aurea di novità, di emozioni, di stereotipi abbattuti e di avvincenti sperimentazioni avvolse il pianeta musicale.
I Metallica con “Metallica” (Black album) e i Megadeth con abbattevano il concetto di heavy metal concepito come genere di nicchia, riservato a metallari dai lunghi capelli neri e dai giubbetti borchiati avvicinando il cosiddetto genere estremo alla massa; il virtuosismo neoclassico di Malmsteen (con gli album “Trilogy”, “Odissey” e “Fire and Ice” uscito proprio nel 1992) imperversava rapendo e conquistando centinaia e centinaia di chitarristi affascinati dalla purezza e dalla velocità di esecuzione delle scale minori armoniche del chitarrista svedese.
I Dream Theater immettevano sul mercato “Images & Words”, inventando (o reinventando) un genere nuovo, il progressive rock, e scolpendo nelle colonne che sorreggono l'universo musicale un disco leggendario, con una tecnica e uno stile a molti ignoto e sconosciuto.

Era l'anno 1992 e in questo contesto musicale, così ricco e affascinante, si inserisce nel mercato discografico “The Extremist” quarta fatica in studio del chitarrista americano Joe Satriani.
I precedenti lavori “Surfing with the Alien” e “Flyin in a blue dream” raccontavano di un grandissimo chitarrista, influenzato dalle icone della chitarra rock blues, Jimi Hendrix, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Eric Clapton, Frank Zappa, chitarristi e musicisti che influenzarono e plasmarono lo stile di Joe rendendolo fluido, melodico, emozionale.
Un pizzico di sperimentazione, di suono e di stile, leggermente acerbo, appariva saltuariamente tra una canzone e l'altra di questi due meravigliosi album, rendendoli, sì musicalmente molto belli, ma forse ancora non completamente accessibili a tutti.
Ed ecco arrivare “The Extremist”, un'autentica gemma, uno smeraldo capace di abbagliare e di riempire di luce i mondi di tutti noi; un cofanetto colmo di emozioni da dove attingere per riempire ed arricchire ogni momento delle nostre giornate, per cancellare la tristezza, per esaltare la felicità, assaporando ogni nota sprigionata dalla sua chitarra.

La musica scaccia l’odio da coloro che sono senza amore. Dà pace a coloro che sono in fermento, consola coloro che piangono.
(Pablo Casals)

“The Extremist” parte con “Friends”; un inno alla gioia, all’amicizia, alla felicità, una canzone che potrebbe essere la colonna sonora di un film che parla di vita, di speranza e di allegria.
Un breve intro di batteria introduce al tema portante della canzone, puro, cristallino, imme-diato. Joe ci regala immediatamente i suoi caratteristici soli tecnici ma mai eccessivi, melodici ma mai zuccherosi, bensì coinvolgenti ed avvincenti. Il pezzo davvero lascia il segno al primissimo ascolto e ci sussurra all’orecchio: oggi la musica si impadronirà di voi...

Segue la title track “The Extremist”, granitico e roccioso pezzo rock con poche note iniziali che disegnano un riff quanto mai semplice ma penetrante: fantastico pezzo, potente, aggressivo, addolcito dalla presenza dell’armonica suonata dallo stesso Joe. Una cavalcata di note che hanno semplicemente il compito di emozionare e trasportarci nell’incredibile mondo dell’Alieno.

Segue “War”, pezzo che sembra quasi la prosecuzione naturale del precedente: con il riff portante graffiante rimane scolpito nella mente dell’ascoltatore come una freccia impazzita che centra il bersaglio. Un tema melodico e sognante fa da spartiacque ai continui assoli di Joe che dipingono la tela musicale di colori sempre più vivaci. Forse leggermente inferiore come intensità alla traccia precedente ma pur sempre un pezzo davvero di ottima fattura.

Senza musica la vita sarebbe un errore.
(Friedrich Nietzsche)

“Cryin” è una struggente ballad, introspettiva e commovente , specchio dell’anima più pro-fonda e intimista di Joe. Se con “Always with me always with you” (traccia presente in “Surfin with the Alien”) guardavamo il cielo stellato perdendoci nei pensieri più malinconici, con “Cryin” ci tuffiamo nella nostra anima invitandoci con speranza alla gioia di poter vedere, toccare e sentire tutto ciò che colora il nostro mondo. Il pezzo,  caratterizzato da  vibrati, bending, ghost note, armonici artificiali trabocca di pathos e ci regala splendidi ed indescrivibili emozioni.

Originale e particolare il tappeto  acustico ritmico e armonico con cui inizia “Rubina’s Blue Sky Happiness”, brano dalla durata superiore ai sei minuti ma composto praticamente da due pezzi in uno. La prima parte è caratterizzata dal tema portante interamente acustico intervallato dai sempre bellissimi soli di Joe Satriani; la seconda parte è caratterizzata da un solo struggente ed evocativo che racchiude al tempo stesso sogno, poesia e magia. Due minuti da ascoltare ad occhi chiusi lasciandosi semplicemente trasportare dalle parole e dalle immagini che un semplice tocco delle dita, su questo meraviglioso strumento, riesce a rappresentare.
Ascoltare il finale di “Rubina’s Blue Sky Happiness” significa percepire l’essenza delle terre sconfinate dell’Irlanda e della Norvegia, gli incredibili colori di un cielo al tramonto, il blu intenso dello sconfinato mare che avvolge quelle terre fino a rendersi conto che è la musica ad accompagnare e ad esaltare ogni nostro pensiero ed ogni nostra emozione nel mondo terreno.

Si prosegue con 'Summer Song', altra cavalcata sonora inneggiante alla libertà e alla voglia di vivere. La sezione ritmica è impeccabile, precisa, solida, accattivante e funge da tappeto sonoro per gli splendidi soli dell’Alieno che stupiscono per bellezza, fluidità e naturalezza. Quanta bella musica in cinque minuti di canzone!

Una vita senza musica è come un corpo senz’anima.
(Marco Tullio Cicerone)

Intermezzo acustico con “Tears in the Rain”: un minuto e trenta di fingerpicking style con tema sognante e un’interessante progressione discendente di terze minori su accordi di-minuiti che portano al finale del pezzo. Probabilmente non il capolavoro del disco ma co-munque un altro pezzo di alto livello.
Ed ecco arrivare “Why” altra bellissima ed emozionante  composizione caratterizzata da un intro basato su una serie di armonici, un riff portante dalle sonorità funky con un mici-diale groove e una serie di assoli davvero mozzafiato. Il pezzo parte quasi in sordina per poi esplodere nel finale con un assolo interamente eseguito con il wha wha. Una voglia incontrollata di urlare ci prende, ci avvolge, inebria le nostre menti e cattura ogni centimetro del nostro corpo. Pezzo da brividi da ascoltare e riascoltare.

“Motorcycle Driver” potrebbe essere l’ennesima colonna sonora di questo meraviglioso di-sco; il pezzo è interamente sorretto da una struttura e da una parte  ritmica chiara, sempli-ce ma per niente banale, praticamente ripetuta in tutta la traccia. Meraviglioso il primo solo di Joe che accarezza ancora una volta paesaggi dai mille colori e dalle mille sfumature.
Ed è in questo continuo rincorrersi di emozioni che arriviamo all’ultimo pezzo di “The Extremist”: “New Blues”. Il pezzo rock-blues è atipico e particolare. E’ caratterizzato da un riff portante lineare e bluseggiante intervallato dall’ennesimo capitolo sognante che ci regala l’Alieno, da aperture ariose e melodiche dove l’immaginazione vola e i pensieri si inseguono per perdersi e riacciuffarsi in una continua rincorsa...

Degna conclusione dell’album.

Con gli album “Surfin with the Alien” (1987) e  “Flyin in a blue dream” (1989), Joe Satriani ci aveva dato prova di essere un grandissimo chitarrista, preparato, tecnico, musicale, autore di pezzi strepitosi, nonché ispirazione per  generazioni di chitarristi presenti e futuri.
Ma forse si trattava pur sempre di musica non facilmente assorbibile e assimilabile da tutti; musica, sì bellissima, di grande spessore, ma ancora troppo legata a stereotipi e schemi prettamente chitarristici; territorio quindi alla portata solo dei maniaci della sei corde.

“The Extremist” rappresenta invece l’evoluzione del musicista e non solo del chitarrista Joe che riesce con una naturalezza disarmante a raccontare storie di vita di tutti i giorni semplicemente suonando; dieci pezzi costruiti e suonati per accompagnare le nostre giornate e per esaltare ogni singola emozione di ogni giorno.
Che sia il metallaro più incallito o il ragazzo imbronciato o la fanciulla alla disperata ricerca dell’amore, o il lavoratore stanco delle fatiche quotidiane... ebbene, alla fine siamo tutti esseri umani alla ricerca di qualcosa che renda incredibilmente unica e meravigliosa la nostra vita.

"The Extremist” è semplicemente una fonte inesauribile di emozioni da cui attingere in ogni momento...

Paolo Robba

 

 
95