Recensione: The Nature of Time

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Periodo estremamente intenso in casa Secret Sphere. Dopo aver ri-registrato il seminale “A Time Never Come” nel 2015 e aver pubblicato, solamente un anno dopo, il live album “One Night In Tokio”, i Nostri tornano sulle scene nel 2017 con disco tutto nuovo. Abbiamo avuto modo di parlare di “The Nature of Time”, questo il titolo dell’ottavo full length della formazione piemontese, nel nostro track by track, evidenziando come il platter si riveli un lavoro estremamente ambizioso, di quelli capaci di far parlare a lungo di sé, nel bene e nel male.

 

Per poterci addentrare con il giusto approccio nell’universo musicale di “The Nature of Time”, dobbiamo, come prima cosa, soffermarci sulla storia narrata dalle undici tracce di cui è composto. Come ormai tradizione in casa Secret Sphere, infatti, “The Nature of Time” è un concept album. La sua struttura, caratterizzata da un “viaggio” suddiviso in quattro capitoli, vuoi per una casuale coincidenza, vuoi per l’influenza dettata dalla recente ri-registrazione, o forse, come i più maligni potrebbero pensare, con l’ambizione di scrivere un nuovo capitolo discografico che possa assumerne lo stesso significato, richiama da vicino l’idea e la forma di “A Time Never Come”. Un disco divenuto immortale e con cui i Secret Sphere vengono spesso identificati.

 

I Secret Sphere, tramite il concept di “The Nature of Time”, che trae ispirazione da una storia realmente accaduta, ci portano a vivere un’esperienza carica di emozioni. Drammatica nelle sue fasi iniziali, per poi concludersi con un messaggio positivo, pronto a sottolineare l’importanza dell’amore, del rispetto per gli altri, il credere in sé stessi e l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Caratteristiche necessarie per poter vivere al meglio la propria esistenza. Tutto questo ci viene raccontato partendo da un tragico incidente avvenuto a una ragazzina di soli sette anni, la successiva corsa all’ospedale, la sua caduta in coma. È in questa fase, durante la quale il corpo e la mente della bambina risultano profondamente addormentati, che la sua anima riceve “la chiamata”. Inizia quindi un viaggio spirituale che la porterà a incontrare le sette virtù, al termine del quale avverrà il risveglio dal coma. Compresa l’importanza di quanto accaduto, la protagonista sentirà la necessità di trasmettere quanto vissuto, cercando di diffondere il messaggio attraverso forme, colori e immagini, evitando volutamente parole e numeri. Le prime sono troppo semplici e possono trarre in inganno, i secondi troppo vicini a rivelare la verità.

 

Musicalmente, “The Nature of Time” prosegue e sviluppa quanto iniziato con “Portrait of a Dying Heart”, segnando un ulteriore stacco con il passato, con quelle sonorità symphonic-power che hanno contraddistinto i Secret Sphere per oltre una decade. La proposta della formazione piemontese vira verso una dimensione più “matura”, dando maggiore risalto a elementi di chiara matrice prog e AOR, componenti tanto care al nuovo singer Michele Luppi. Territori in cui il talentuoso cantante emiliano può dare il meglio di sé. Un’evoluzione che sembra cercata e voluta. Studiata per ottenere il massimo da Luppi, valorizzandone le potenzialità, trasformando i Secret Sphere in un’entità nuova, il cui fine ultimo sembra andare verso una libertà espressiva a cui solo i grandi possono ambire, rifuggendo gli stilemi di un genere che, spesso, tendono a imprigionare. I Secret Sphere sfoggiano, così, un songwriting ricercato, in cui nulla è lasciato al caso, dando particolare attenzione agli arrangiamenti che risultano estremamente curati. La prestazione dei singoli rasenta la perfezione, esibendo, con una sorprendete semplicità e pulizia di esecuzione, passaggi articolati e tecnici. Basta ascoltare la strumentale ‘Commitment’ per capire a cosa ci stiamo riferendo. Ovviamente tutto ruota in funzione della storia narrata, al suo evolvere, al susseguirsi di emozioni contrastanti che stanno alla base del concept: la drammaticità dell’inizio, la sorpresa e il desiderio di “conoscenza” della parte centrale, la gioia, la speranza, la voglia di vivere che incontriamo nel finale. Un disco sicuramente non facile da assimilare, che richiede ripetuti passaggi per poter essere compreso, lasciandosi scoprire un po’ alla volta. Spiccano, così, canzoni come ‘The Calling’, sicuramente non la più immediata del lotto ma capace di acquisire maggiore fascino a ogni ascolto, le più aggressive ‘Courage’, ‘Faith’ e ‘The Awakening’ che, assieme alla delicata ‘Kindness’, vuoi per la voce di Luppi, evidenziano più di qualche punto di contatto con i Vision Divine Luppi’s era.

 

Questi sono sicuramente i punti di forza che la nuova fatica griffata Secret Sphere riesce a sfoggiare e trasmettere. Va detto, però, che durante l’ascolto emergono anche passaggi un po’ meno convincenti. Come se la “macchina” Secret Sphere, nonostante ci consegni un platter più ispirato rispetto al precedente, avesse ulteriormente bisogno di oliare al meglio qualche meccanismo interno per poter esprimere a pieno le proprie potenzialità e realizzare quella libertà espressiva citata in precedenza. Proprio in questa direzione, musiche e linee vocali necessitano di maggiore equilibrio, in particolare quando Luppi utilizza quei cori AOR che lo hanno sempre contraddistinto, ma che possono stonare quando le atmosfere si fanno più cupe e pesanti. ‘Reliance’ è sicuramente uno degli esempi più lampanti di quanto appena detto, soprattutto nelle sue fasi iniziali. La band, inoltre, puntando verso una sempre maggiore ricercatezza e complessità delle trame, si ritrova in bilico in una sorta di linea di confine: da una parte la capacità di trasmettere emozioni forti, dall’altra il rischio di risultare “staccata”, perdendo l’abilità di creare un costante “ponte emotivo” con l’ascoltatore. Quel “ponte emotivo” che aveva contraddistinto l’era con Roberto Messina alla voce. La produzione di “The Nature of Time”, inoltre, sebbene risulti cristallina e al passo coi tempi, solleva qualche piccola perplessità per la scelta di aver messo la voce leggermente in primo piano rispetto agli strumenti. Particolare che tende ad accentuare quanto detto in precedenza per l’utilizzo dei cori. Severi? Forse. Con i più bravi, con coloro da cui pretendiamo sempre il massimo perché sappiamo che possono raggiungere importanti risultati, si tende sempre a esserlo.

 

The Nature of Time”, nonostante il cambiamento, l’evoluzione attuata dai Secret Sphere, ci consegna una formazione dalla spiccata personalità, sempre più immersa in quel sentiero che porta al fine ultimo di un artista: lasciare libero sfogo al proprio estro, al proprio essere, senza seguire e rimanere imprigionato in schemi prestabiliti. Come approfondito in sede di analisi, per poter realizzare questo obiettivo rimane ancora qualcosa da limare, ma, rispetto al precedente lavoro, l’innegabile balzo compiuto in avanti fa capire come la penna di Aldo Lonobile sia calda e ispirata, lasciando presagire un qualcosa di molto importante nell’immediato futuro. Non è questo il momento di pensare a ciò che sarà, meglio faremmo a concentrarci su “The Nature of Time”, un disco che rappresenta la nuova dimensione dei Secret Sphere, da cui, quasi sicuramente, usciranno alcune canzoni in grado di divenire appuntamenti fissi in sede live. Non rimane che augurarvi buon ascolto.

 

Marco Donè

 
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