Recensione: The New Black

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Per definire l'orientamento stilistico dei tedeschi The New Black, fresca scoperta di casa AFM, ci viene incontro la sempre preziosissima biografia promozionale.

“Immaginate i Black Label Society che invitano i Nickelback per suonare insieme qualche cover dei Thin Lizzy, tutti con indosso le magliette dei Pantera”.
E, aggiungiamo noi, “tentando di ammiccare alle tonalità di James Hetfield al microfono, ed alla robustezza degli Stuck Mojo in certi attacchi di chitarra”.
Ed il quadretto è bello che fatto e finito.
Facile capire insomma, come anche per i debuttanti The New Black non sia la voglia di sperimentare strade nuove e di giganteggiare in originalità, il motore primario alla base di quanto offerto, quanto piuttosto, il desiderio di buttare in pasto ai numerosi fruitori del genere, un prodotto ruffiano e ben costruito, calibrato ad arte per cogliere al volo le preferenze di una larga fascia di mercato come quella degli ascoltatori di (hard) rock dal taglio decisamente moderno.

Nulla di male, diciamolo senza timori di smentite. In fondo, se Pantera, Down, Black Label Society, Stuck Mojo ed ultimi Nickelback sono piacevole conforto delle vostre scorribande sonore, anche i The New Black potranno garantirvi spiccioli di soddisfazione, permettendovi di trascorrere qualche istante in buona compagnia di svisate sudiste, chitarrone “croccanti” e robuste ritmiche di chiara derivazione heavy.

Non un disco impegnativo quindi. Nulla più di un piacevole diversivo che si lascia comunque apprezzare in scioltezza e, pur non risultando privo di qualche momento meno efficace ed un po' statico, scorre con discreta fluidità per l'intera lunghezza.
Meglio ad ogni modo la prima parte, composta da speed track che puntano sull'amalgama tra heavy e southern dando origine alle interessanti e corpose “Everlasting”, “Why I Burn”, “Simplify” e “Ballad Of Broken Angel”, canzoni in cui le troneggianti figure dei muscolosi Stuck Mojo e Black Label Society sono una costante ed un dato di fatto. Chitarre voluminose ed assoli da battaglia, che non mortificano comunque il lato melodico, sospinto da ritornelli per lo più orecchiabili e di facile presa.
Il mix che chiama in causa anche Nickelback e Thin Lizzy, emerge poi in situazioni dal maggiore coefficiente di easy listening come “More Than A Man” e “50 Ways To Love Your Liver”, in cui strutture sempre potenti e sostanziose, cedono volentieri il passo a divagazioni dal profilo immediato e diretto.
Qualche sbadiglio inizia invece ad affiorare qua e la tra le pieghe delle meno brillanti ed un po' ripetitive “Not Me”, “The Man Who Saw The Universe” e “Welcome To Point Blank”, anelli deboli di una catena che si presenta in ogni modo solida e sufficientemente temprata per incontrare i gusti degli amanti delle sonorità “grasse” condite da suoni potenti, cui non mancano un flavour attuale e consistenti spruzzate di melodia.
Merita un ascolto infine, la “metallosa” ballata conclusiva “Wound”, caratterizzata da toni drammatici e da un assolo carico di passione e sentimento, tanto ricco d'enfasi da sembrare quasi strappato alle dita del solito ed imprescindibile Zakk Wylde.

Cinquanta minuti d'energia e grinta per un album che, sebbene di natali germanici, odora tanto di ghetto metropolitano statunitense e mette in evidenza un gruppo (composto da ottimi professionisti di lunga militanza nella scena heavy europea), che non ha idee innovative, ma mostra nel proprio DNA doti di sicuro valore e professionalità da vendere.





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Tracklist:

01. Everlasting
02. Why I Burn
03. Coming Home
04. More Than A Man
05. Simplify
06. 50 Ways To Love Your Liver
07. Ballad Of Broken Angels
08. Not Me
09. Superman Without A Town
10. The Man Who Saw The Universe
11. Welcome To Point Black
12. Wound

Line Up:

Markus Hammer - Voce
Christof Leim – Chitarra
Stefan Schwarz - Chitarra
Günter Auschrat - Basso
Chris Weiss - Batteria

 
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