Recensione: The Theater Equation [CD + DVD]

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Chi non avrebbe volute essere al Nieuwe Luxor Theater, in quel di Rotterdam nel settembre 2015? Alla notizia della messa in scena di The Human Equation, capolavoro degli Ayreon del 2004 (annus mirabilis del prog.) molti hanno gioito. Un’idea impensabile: riproporre un doppio album ambizioso nel concept, nel cast di ospiti chiamati in rassegna e nel sound, tra psichedelia, metal, rock e country. Nel giugno scorso è stato pubblicato per InsideOut (ma attualmente Lucassen ha firmato per Mascot Label Group) un dvd che ha immortalato le quattro magiche serate settembrine.
Il risultato merita una visione e un ascolto attenti, ma, lo diciamo subito, siamo di fronte a una sorta di musical con evidenti limiti di budget (lo stesso Arjen è il produttore), che si salva, tuttavia, per la vitalità eclettica della musica proposta. A cose fatte, lo scorso marzo, Lucassen ha commentato l’evento dicendosi soddisfatto della resa finale. Il lavoro che c’è alle spalle dei live, in effetti, è meritorio. Nei due anni di progettazione, il vero mattatore è stato Joost van den Broek (Star One, Ayreon, After Forever) in veste di direttore musicale, il quale ha cercato di coinvolgere nuovamente i cantanti presenti su disco e ha riarrangiato i brani (con qualche necessaria semplificazione, nonostante la contrarietà di Arjen). Condizione imprescindibile della fattibilità del The Theater Equation era ovviamente il cast vocale: quasi tutti i cantanti hanno risposto alla chiamata, James Labrie, Marcela Bovio, Irene Jansen, Magnus Ekwall, Devon Graves, Eric Clayton, Heather Findlay. I grandi Assenti, Devin Townsend, Michael Akerfeldt ecc… sono stai sostituiti da Mike Mills, Anneke van Giersbergen e Jermain “Wudstik” van der Bog. Presente inoltre un coro di 19 voci, (con membri provenienti da sette Paesi diversi), dopo le audizioni del 2014, che hanno portato alla nascita di un vero Epic Rock Choir.
Poche le prove, più impegnativa la gestione dei dettagli tecnici (luci, effetti scenici, schermi, scenografia, costumi). Ci ritroviamo così in un teatro dove il pubblico è seduto a pochi metri dalla scena. Al centro una Mercedes ammaccata a indicare l’incidente d'auto che ha portato in coma il protagonista, un LaBrie col suo pizzetto decennale e capelli raccolti. Il cantante canadese sembra vivere un vero periodo “teatrale” se pensiamo anche agli ultimi due album dei Dream Theater, ma la sua prova da attore non è memorabile. Certo, stiamo parando di cantanti, non di tenori (anche se James ha partecipato al progetto True Symphonic Rockestra e vanta comparsate in diversi concept album), però anche sul fronte prettamente musicale la sua ugola fa quel che può e a distanza di dieci anni abbondanti dalla sua prova in studio si sente la differenza (escludendo il fatto che dal vivo la sua voce risulta più nasale che su CD). Marcela Bovio, nelle parti della moglie, è un minimo più espressiva nella sua latinità, mentre i musicisti sono collocati alle spalle e non sbagliano un colpo. Alle tastiere il giovane Ruben Wijga fa faville, Ed Warby macina rullate da bravo uomo cronometro, la violoncellista Maaike Peterse si muove come una guerriera. La prova del main guitarist Marcel Coenen, infine, è emblematica: ottimo tocco, buona tecnica, ma non possiamo parlare di “bella presenza” (chissà perché i Within Temptation dal vivo puntano su Stefan Helleblad…) e in un evento live l’occhio vuole la sua parte, inutile negarlo.
Passando agli altri cantanti, Devon Graves calca un po’ troppo la sua parte, Irene Jansen è una valchiria che non trasuda certo passione, Heather Findlay sembra una copia sbiadita di Celine Dion; che dire poi di Mike Mills, forse il personaggio fuori luogo per eccellenza (look inguardabile e un falsetto poco virile al posto degli scream di Townsend). Si salva Anneke, il suo sguardo di ghiaccio per metafora fa le veci dell’ugola plumbea di Akerfeldt. Magnus Ekwall ed Eric Clayton (che a tratti sembra Rob Halford in quanto a  pelata e pizzetto!) sono d’applausi.
Qualche scelta azzardata, dunque, ma complessivamente ci siamo, l’atmosfera che si respira è quella del concept e, nonostante quasi due ore di live, l’alternanza di momenti metal e altri delicati non fa pesare la visione. Tra le invenzioni felici del riadattamento vanno citati due momenti con il coro protagonista: sul finire di “Mistery” e in “Reprise pt.2” (prima di “Love” per intenderci). In quest’ultimo caso i coristi incappucciati creano un momento gotico che sfocia in una parentesi festaiola, giusto contesto ai testi centrati sul corteggiamento amoroso. Altri istanti memorabili sono “Sign” (anche tutto il secondo CD è un’infilata di momenti straordinari a pensarci bene), “Pride” e “Betrayal”, tracce riproposte in modo fedele, un vero sollazzo: "Loser", invece, nonostante il didgeridoo viene affossata da Mills (e un ricordo va al compianto Mike Baker). Marcela in “Accident?” sfodera un abitino bianco notevole e si supera al microfono. Il finale è da musical puro, un crescendo da brividi, LaBrie conclude con il miglior acuto che riesce a sfoderare, fortunatamente è aiutato dai colleghi. L’epilogo non è altro che una chicca prevedibile, si poteva pensare a qualcosa di appena più elaborato, ma poco importa. A voi scoprire il colpo di scena.
Venendo alla regia, si può dire sia "senza infamia e senza lode", si perde l’assolo di chitarra di “Trauma”, ma in generale segue gli sviluppi della storia in modo accettabile. Anche le luci non sono mai esagerate e convincono nel loro dosaggio nei momenti più riflessivi. Con un budget più elevato si sarebbero potuti pensare più in grande, lo ribadiamo. In definitiva un dvd che i fan degli Ayreon non devono perdere, che poteva essere un capolavoro, ma finisce col rivelarsi un prodotto più che discreto. Dal vivo tutto sarà stato, sicuramente, più coinvolgente, dovendo accontentarci del filmato queste sono le nostre impressioni. Sconsigliamo l’acquisto del doppio cd live, senza le immagini le tracce audio non rendono conto dello spettacolo offerto. Ringraziamo di nuovo Lucassen per le nuove emozioni che ci ha regalato.

*Nel bonus DVD non manca un Behind the scenes da mezzora, che purtroppo non abbiamo visionato.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 

 

 
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