Recensione: The Undercurrent

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Quarta fatica per i transalpini Scarve che, stilisticamente, non si discosta dall'ottimo Irradiant, che lo ha preceduto. Le coordinate sono sempre quelle: death metal tecnicamente ricercato, brani potenti e a tratti violenti, soluzioni melodiche, anche nelle vocals, di chiara matrice neo-thrash ed infine produzione affidata al "solito" Daniel Bergstrand, noto per i lavori svolti con SYL e Meshuggah. Ed è proprio da Strapping Young Lad e Meshuggah che dobbiamo partire per esemplificare al meglio il genere proposto dai Nostri.
Come per Irradiant, i Francesi optano per delle soluzioni imperniate sul contorcimento ritmico, cosicchè anche il bistrattato 4/4 diventa un tempo difficilissimo da seguire perchè in continua variazione di accenti. Il mood generale è apocalittico/caotico, meno claustrofobico di quello dei già citati Meshuggah, forse più in linea con certe atmosfere di SYL.
Gli Scarve esternano la loro rabbia, digitalizzata e figlia di una paranoia che mi ha ricordato (come il precedente "Irradiant") "Expanding Senses" dei Darkane, dai quali i Nostri traggono ispirazione per le voci semi-pulite (thrash oriented) e per certe soluzioni al limite della sperimentazione rumoristica.

Sulla carta funziona tutto: potenza, aggressività, tecnica, modernità.
Purtroppo, invece, le composizioni risultano tediose, monotone, meno aggressive di quanto sperassimo, prive di un qualche spunto creativo. Il tutto scorre senza lasciare un segno, e non è che gli Scarve non ci provino, anche adottando scelte stilistiche, in alcuni frangenti, vicine a un certo death metal di matrice floridiana; purtroppo i riffs non funzionano, le trovate ritmiche risultano prive di contestualizzazione e, cosa ancor più grave, prive di groove.
L'impressione avuta è quella di una band alla ricerca spasmodica (e qui tornano i Meshuggah) di una vera identità musicale; quella ricerca tendente ad una originalità non ancora raggiunta e purtroppo sfociata nel caos compositivo e nella sconclusione linguistica più totali.
La produzione alle volte sembra cacofonica e la batteria è lo strumento che viene, a mio parere, maggiormente inficiato, perchè privo di mordente, anche se credo che la colpa sia da ricercare negli arrangiamenti non sempre e non del tutto azzeccati. Chiaramente non è una bocciatura totale, la tecnica c'è, come d'altronde ci aspettavamo e anche se non feroce come da intenti, la rabbia emerge, complice un growl di tutto rispetto e uno scream "rantolante" discretamente malato.

Le composizioni si attestano tutte su un livello quasi sufficiente, con "The Plundered" e "A Few Scraps of Memories" - quelle in cui il rapporto tra thrash death europeo e il corrispettivo americano risulta più simbiotico - sopra la media.
Decisamente una delusione questo "The Undercurrent", con riserva, perchè spiragli di future evoluzione si affacciano qua e là, dando la speranza a quanti di noi si esaltano con riffs mastodontici supportati da ritmi impossibili.

Tracklist:
  
1. Endangered
2. Impercettible Armageddon
3. Senseless
4. The Plundered
5. Assuming Self
6. Fathomless Descent
7. A Few Scraps Of Memories
8. Rebirth

 
50