Recensione: The Unforgiving

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Gli olandesi Within Temptation non hanno certo bisogno di presentazioni particolarmente elaborate: con ormai quindici anni di attività alle spalle, si sono ormai affermati tra i grandi nomi della scena del rock più sinfonico. Tra pennellate gotiche e atmosfere celtiche, il gruppo deve la sua fama soprattutto alla voce di Sharon den Adel, vero e proprio ariete che ha permesso di sfondare la porta d’entrata in un genere spaventosamente saturo di proposte fin troppo uguali tra di loro. Senza fretta, con un nuovo disco ogni tre, quattro anni, gli olandesi sono riusciti a raggranellare frotte di proseliti e di detrattori. Quest’ultima fatica è un’opera multimediale a 360°, un concept album che trova la sua completezza se accompagnato alla lettura dell’omonimo fumetto scritto da Steven O’Connell (già autore di BloodRayne) e disegnato da Romano Molenaar (X-Men); sono stati girati, inoltre, tre cortometraggi che integrano la storia delineata nel disco e nel fumetto. Questo progetto così elaborato ha dato dei risultati soddisfacenti a livello musicale o abbiamo davanti all’ennesima prova che le band dovrebbero lasciar stare questo genere di operazioni e concentrarsi, piuttosto, sulla composizione di brani decenti? Una stretta allo stomaco di edhunteriana memoria coglie l’ascoltatore al momento di avviare la riproduzione del disco, un vago senso di malessere che certo non viene mitigato dalla colorata copertina, evidente ponte che unisce questo lavoro all’omonimo fratello disegnato.

Dopo la breve introduzione teatrale affidata a “Why Not Me”, il disco viene aperto da “Shot in the Dark”, un brano calmo in cui il ritmo viene elevato durante i crescendo dei ritornelli. Stranamente sottotono, questa prima traccia stenta a decollare. L’impressione è che il gruppo non riesca a indovinare il momento giusto per lasciar sfogare le doti canore della cantante, causando un generale appiattimento dell’intero brano. È invece un riff aggressivo quello che funge da apripista per la terza traccia, “In the Middle of the Night”; finalmente i Within Temptation si lanciano in velocità, le esibizioni vocali si fanno più consistenti e anche gli strumentisti si impegnano per creare la giusta atmosfera, anche se è innegabile che la maggior parte dei passaggi musicali abbia una grigia patina di banalità; la sensazione di già sentito è forte, ma non troppo penalizzante. La percezione che gli olandesi abbiano cercato di cambiare le proprie sonorità pervade l’ascoltatore e trova conferma in “Faster”, che pare aver aperto un portale temporale direttamente sugli anni ’80, con ritornelli ossessivi e basi ritmiche pulsanti; mancano solo un sintetizzatore ed una base campionata per trasformarlo in un perfetto brano ballereccio che, però, risulta piuttosto accattivante. “Fire and Ice” è una canzone più canonica per gli standard del gruppo, i musicisti sono completamente asserviti alla cantante, producendo un letto sinfonico che ha come unico scopo quello di fornire ulteriore gloria alle indubbie capacità canore della den Adel. Stesso discorso per “Iron”, direttamente proveniente da “Mother Earth” per quanto riguarda le sonorità: tamburellate felici le vostre dita e tenete il tempo con la testa, sorridete contenti prima di rendervi conto che, sebbene pensiate che non sia poi rimasto molto del brano nella vostra testa, vi perseguiterà per tutta la giornata. “Where Is the Edge” è uno dei momenti meno riusciti dell’intero disco: piuttosto piatto e ordinario, non presenta caratteristiche degne di nota. Visto il titolo, sarebbe lecito aspettarsi un ritorno alle atmosfere celtiche degli esordi durante l’ascolto di “Sinéad”; invece ci muoviamo nuovamente in un territorio caratterizzato da palpitanti parti ritmiche e parti vocali ipnotiche, quasi un seguito della danzabile “Faster”. Il morbido arpeggio che introduce “Lost” ci trasporta delicatamente in un brano ispirato: la melodia è eterea, ma il cantato riesce a dare una profondità d’insieme veramente notevole; una ballata di buon livello che mette in evidenza tutti i punti di forza dei Within Temptation.
Il disco volge verso la fine, ma ci sono ancora tre brani prima di tirare le somme. “Murder” ha un retrogusto alla Evanescence, sfumature pesanti si dipanano su una trama orecchiabile; niente di speciale, insomma, ma si lascia sentire. Più intenso è, invece, l’ascolto di “A Demon's Fate”: riff taglienti e ritmi in crescita per una traccia che sembra voler esplorare nuovi territori sonori ma ottiene un esito discutibile; il coretto in sottofondo è inascoltabile, la costruzione della melodia piuttosto banale. Lode al tentativo, ma il risultato non verrà certo ricordato dai posteri. Chiude il disco “Stairway to the Skies”, ennesimo brano senza infamia e senza lode, sonorità tipiche per il gruppo, ma mordente scarso.

“The Unforgiving” è un album strano; impalpabile a un ascolto superficiale, mostra i suoi punti di forza solo se gli si riserva una certa attenzione. Gli olandesi hanno evidentemente deciso di sperimentare nuove sonorità; sebbene questo tentativo possa in qualche modo scontentare i fan di lunga data è encomiabile che un gruppo affermato non abbia ancora perso la voglia di sperimentare. I risultati sono molto altalenanti e il disco alterna momenti di riuscito estro creativo ad altri di stanca banalità; a onor del vero, c’è da dire che questo è sempre stato un problema per il gruppo che non è mai riuscito in un’attività compositiva di qualità omogenea. La stessa cornice del macroprogetto multimediale in cui si inserisce è stata forse azzardata per un’opera in cui sarebbe stato meglio limitarsi a saggiare il terreno. Tutto sommato, comunque, “The Unforgiving” non è da buttare. Se vi piace il genere, dategli una possibilità; se, al contrario, non sopportate la musica più sinfonica e le voci liriche femminili, lasciate stare: i Within Temptation continuano a essere un gruppo costruito intorno a Sharon den Adel e alla sua grandissima voce, inutile sperare di vederli evolvere in tal senso.

Damiano “kewlar” Fiamin

Tracklist:
01. Why Not Me
02. Shot in the Dark
03. In the Middle of the Night
04. Faster
05. Fire and Ice
06. Iron
07. Where Is the Edge
08. Sinéad
09. Lost
10. Murder
11. A Demon's Fate
12. Stairway to the Skies

Formazione:
Sharon den Adel – Voce
Ruud Adrianus Jolie – Chitarra
Robert Westerholt – Chitarra, Voce
Martijn Spierenburg – Tastiere
Jeroen van Veen – Basso

 
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