Recensione: Through the Darkness

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"Through the Darkness" evoca la grande potenza del culto di Enki e Nammu, che confluiscono in quello della Grande Madre, con sette tracce pregne di cospirazione contro l'Uomo. "Through the Darkness" è un'opera devota alla grande Namma e agli dei ancestrali. Riscrivendo le dimenticate parole di Enki, "Through the Darkness" rappresenta la forma più pura della Buia Alleanza e può essere considerato la continuazione di "Los Tres Mundos", ma in una dimensione più oscura. E Urushdaur è il rituale di purificazione mediante le fiamme, unico veicolo per tornare indietro...

Tenebra, tenebra e ancora tenebra.

Colorata di marrone scuro come la copertina di "Through the Darkness", quarto album in carriera dei deathster messicani Black Hate. Il paganesimo insito nella musica del combo di Mexico City è solido, massiccio, palpabile. A livello non solo testuale ma soprattutto, appunto, musicale.

Il death metal di "Through the Darkness", difatti, è ricco di umori ancor più oscuri della sua veste grafica. Che, spesso e volentieri, affondano i denti nel black senza tuttavia strapparne le membra, giacché appare sempre evidente o perlomeno palpabile l'appartenenza al death medesimo. Blackened death metal, allora. Sì. Ma più grezzo e brutale di quello classico - Behemoth.

Le song vere di "Through the Darkness" sono cinque, poiché 'C.O.C.D' e 'Aneetmaa (original edit)' sono due bonus-track della versione deluxe del CD. Entrambe, però, non sono solo dei riempitivi inutili, come a volte accade. Anzi, contribuiscono a fissare a fuoco il sound del quintetto centro/nordamericano. Sound malvagio, empio, sacrilego sino all'osso. Strano a descriversi, ma è una sensazione a pelle, quella della convinzione dei Black Hate nel loro credo.

Ed è proprio 'C.O.C.D' a dare sostanza alle visioni incendiarie del culto di Namma, travolgendo la coscienza con immani bordate di blast-beats, per poi rallentare repentinamente. Fermasi quasi, a rimirare il turbinoso abisso che rotea in ogni essere umano. Per poi ripartire alla velocità della luce, guidata dalle urla disperate di B.G. Ikanunna. Il quale, appunto, si appoggia sì al growling e allo screaming ma, fondamentalmente, urla come un ossesso. Pennellando il sound di rosso, sangue, che fuoriesce dai timpani per la troppa pressione sonora.

Le parti un po' meno violente e cinetiche, soprattutto i segmenti in mid-tempo, invece, servono per evocare entità ancestrali, per lanciare anatemi ai miscredenti ('Aneetmaa'). Frasi che, inserite in un contesto musicale così rabbioso, così tenebroso, così claustrofobico, gelano il sangue nelle vene ('Intro').

A "Through the Darkness", forse proprio perché testardamente concentrato sull'obiettivo di esaltare al massimo la propria religione con uno stile molto particolare ma altrettanto fermo in se stesso, manca solo un poco di varietà, per essere considerato un must. Il modo di strutturare i vari brani è simile ovunque, e toglie quella molteplicità compositiva che rende ottimo un album altrimenti discreto.

Daniele D'Adamo

 
70