Recensione: V: The Inside Scriptures

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A distanza di quattro anni dal precedente full-length, tornano con il loro quinto capito in studio i francesi Aosoth. Il progetto non ha mai fatto mistero di amare un sound legato al black metal, aggiungendo però atmosfere evocative e mettendoci del proprio in ogni nota. 

V: The Inside Scriptures” non fa eccezione, travolgendoci a tratti con un gelido vento per poi insinuarsi nella nostra anima, facendola vibrare di echi e paure profonde dal di dentro. Sorprende come caos e furia si sposino perfettamente con ambientazioni che soggiacciono ad una babilonia di emozioni. 

Tensione che si esprime in una chitarra dalle molteplici sfumature, distorta e poi onirica, ambivalenza che pulsa in una coscienza divisa. Sofferenza e poi d’improvviso moto interiore che spinge ad allontanare il dolore, ribellione che sprofonda in odio. Arranchiamo per risalire, cuore che pulsa e che poi trova vigore in un respiro, in una goccia che casualmente ci ridesta. Turbinio di passioni si manifesta ai nostri occhi, percorso in cui sbalzi tra il più cupo abisso e il cielo terso di serenità si avvicendano. Cadute e risalite, consapevolezza che ferisce le orecchie aggrappandosi ad una scomoda realtà. Appesi a dita ferite per cercare di tornare in alto. 

Incredibile come il disco non dia punti di riferimento, melodie che si rifrangono senza reali soluzioni di continuità o strutture. Non possiamo che restare estasiati dalla complessità e durezza di un full-length come questo, capace di risultare pienamente black metal, anche nel senso più old school del termine, senza poi essere clone di qualsivoglia altra realtà. Le cadenze ridondanti a tratti, il fragore della batteria e l’ideale fiotto di odio che frantuma ogni difesa sono l’immagine che si sussegue nel proseguo delle tracce. Nero che tutto ricopre, fagocita e soffoca con sfrontatezza, velocità e adrenalina. 

I Paragoni che più pensiamo calzanti con il progetto sono quelli con Antaeus e Deathspell Omega, mere direttive per indirizzarvi ad una realtà che, come dicevamo poc’anzi, fa ormai da tempo storia a sé. Disorientati veniamo condotti ad una realtà affastellata, la cui comprensione  è un’ amara chimera.

 

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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