Recensione: Victory of the Dead

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Gli austriaci Bluteszorn nascono nel 2003 dalla mente del masterming Njord. One-man band agli inizi, rilasciano il loro primo demo nel 2005 dal titolo “De Odio Mortuorum in Viventes”. Solo verso la fine del 2006 si aggiunge Dominus Noctis e i Bluteszorn diventano ciò che sono ora. L’inserimento del nuovo tastierista e batterista porta una ventata di novità nel sound della band che in breve tempo esordisce con questo cd.

“Victory of the Dead” si apre con “Queen of Dying Beauty”. L’insistenza della parola morte in alcuni titoli del disco non è casuale, tutti i testi delle canzoni sono infatti incentrati su questo tema. La morte è infatti vista, per citare l’ultima traccia, come “il vero re della vita”.
Oltre alla grande consolatrice c’è insistenza anche nell’uso delle tastiere e soprattutto di una certa vena folk-medievale, indubbiamente uno dei punti di forza di queste composizioni. Il ritmo non è mai troppo sostenuto e tende a seguire la melodia, salvo alcune accelerazioni che contribuiscono a variare un po’ il sound della band.
I Bluteszorn cercano però di non limitarsi all’interno della definizione di “black sinfonico” e mescolano nelle proprie canzoni elementi da altri generi. Il risultato è in genere ben riuscito, anche se sopra a tutti spiccano in particolare i toni epic/viking dei cori della seconda traccia “My Hunger for Human Suffering” o della titletrack “Victory of the Dead”.
Particolare menzione anche per la successiva “Black Winged Night” in cui la vena folk, di cui si diceva all’inizio, assurge a vera protagonista del pezzo. Cimbali e tamburelli aprono questo brano per poi lasciare spazio a una fase estremamente cadenzata fatta da batteria e chitarra che riprende senza mezzi termini il ritmo quasi tribale dell’inizio.
Apparentemente slegato dal resto del disco, e invece perfettamente inseritovi, al punto di risultare uno dei momenti migliori della scaletta, è indubbiamente lo stacco centrale di “Behind the Mirror” dal gusto totalmente avantgarde. Probabilmente la bravura di questo gruppo si riassume tutta qui, nella loro capacità di amalgamare tra loro generi e strumenti diversi, riuscendo però ad ottenere un unicum originale e riconoscibile, anche se con venature diverse per ogni traccia.

Per concludere questo esordio dei Bluteszorn è una piacevole e gradita sorpresa. Una band nuova, con idee nuove, ma con la testa saldamente fissata sulle spalle e le capacità per mettere a frutto la propria inventiva. Un ascolto sicuramente consigliato a chi cerca gruppi nuovi e con qualcosa di valido da dire.

Tracklist:
01 Queen of Dying Beauty
02 My Hunger for Human Suffering
03 Ultimate Scapegoat
04 The Blazing Torch of Tragedy
05 Victory of the Dead
06 Black Winged Night
07 Behind the Mirror
08 Dead Children Choir
09 Life’s True King

Alex “Engash-Krul” Calvi

 
70