Recensione: Warpig (reissue)

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E' molto interessante il meticoloso lavoro operato dalla Relapse, etichetta piuttosto attiva nella ricerca di gemme di hard rock cadute nell'oblio ma ricche di inestimabile valore, sia storico che qualitativo. Dopo aver rilasciato una raccolta contenente pezzi inediti dei Pentagram pochi mesi fa, ecco che la valida label statunitense ci propone il primo ed unico album dei canadesi Warpig, originariamente pubblicato verso la fine del 1970 sotto le insegne della Fonthill Records e ripubblicato nel 1973 dalla piccola casa canadese London Records. Occorre tuttavia far notare il lavoro della Relapse non si limita solo alla pubblicazione, rimasterizzata e riveduta, del vecchio disco degli Warpig. Infatti i boss della casa statunitense sono riusciti nel loro intento, e cioè capire se la verve creativa dei membri fosse ancora viva per spingerli verso una reunion avvenuta nel maggio del 2004. 

Gli Warpig provengono da Woodstock, nell'Ontario, si formano nel lontano 1968 su iniziativa di Rick Donmoyer, cantante e chitarrista che aveva già fatto parte di diverse formazioni minori, il quale decide di coinvolgere in un nuovo progetto musicale alcuni suoi amici, il tastierista e secondo chitarrista Dana Snitch, il batterista Terry Hook e il bassista Terry Brett. Il lavoro portato avanti dalla band è duro e impervio, complici anche alcune perplessità di un giovane ingegnere del suono dal nome Ken Fresian; probabilmente le otto tracce che compongono questo “Warpig” sono state il primo disco heavy rock della storia (il termine heavy metal all'epoca non era ancora stato utilizzato nel ambiente musicale). La band è entusiasta del suono ottenuto, realizzato tra l'altro senza l'uso di sequencer, niente audio digitale, nessun effetto sonoro sulle chitarre, nessun uso di batterie elettroniche o loop, nessun impiego di sintetizzatore Mini-Moog (che pure era stato progettato e introdotto proprio in quei giorni).

Il sound pertanto appare crudo, diretto, cupo, essenziale nel suo svilupparsi secondo canoni tipici del rock primordiale dell'epoca, un rock molto diretto influenzato dal blues e da soluzioni psichedeliche. Il suono degli Warpig è accostabile a band come i Deep Purple per quanto riguarda certi stacchi melodici affidati alle tastiere, ai Black Sabbath per via di strutture armoniche che creano atmosfere spesso cupe e raramente soft ed infine ai Led Zeppelin per via esperimenti psichedelici il tutto arrangiato secondo schemi nuovi. Per questo motivo le influenze musicali seppur evidenti non appaiono fastidiose e ridondanti, perché vengono rielaborate dagli Warpig in una nuova visione di rock che si sposta verso lidi più hard e progressivi, sfuggendo al rischio di ridursi a semplici epigoni per affermarsi e brillare di luce propria. Ed ecco che Flaggit si sviluppa su un ossessivo riffing di chitarra impreziosito dagli assoli della lead guitar che sale e scende su scale tipicamente progressive. Tough Nuts è invece esempio perfetto di quanto gli Warpig si ispirino a sua maestà Iommi, confezionando una traccia sì oscura e dalle atmosfere rarefatte ma pur sempre delicata e preziosa come dimostrano le linee vocali eseguite da Donmoyer, lontane anni luce dalle liriche sabbathiane. E' il turno di Melody with Balls con il suo bridge di marca zeppeliana arricchita dalla stridente e dinamica chitarra di Dana Snitch che evidenzia capacità eccelse anche alle sei corde. Da non perdere l'urlo centrale di Donmayer che fa il verso a Robert Plant, irriverenza e genialità  allo stato puro. Advance in a Mirror è la perla di questo Cd, un esempio magistrale di cosa significhi suonare rock strumentale a 360 gradi, una miscela esemplare e visionaria di sonorità psichedeliche e classiche, con quei ritmi affidati alla batteria di Terry Hook che sembrano usciti da una marcia militare. Si ritorna su sentieri già battuti con la successiva Rock Star il cui riff portante è molto simile a quello di Fireball dei Deep Purple, per poi virare nuovamente su territori psichedelici e progressivi con la successiva Sunflight, la quale ricorda molto nelle linee vocali delineate da Donmoyer i Doors. La vena visionaria e sperimentale degli Warpig non si è affatto conclusa, testimonianza di ciò è la settima traccia, U.X.I.B. dall'andamento vario e cangiante, impostata su linee di basso particolarmente cool e dinamiche ben assecondate ed esaltate da tutto l'impianto sonoro della composizione. L'ultima canzone The Moth non fa altro che confermare le ottime qualità artistiche di questi Warpig e fa aumentare i rimpianti per quanto questi ragazzi di Woodstock avrebbero potuto regalarci ed invece, per ragioni loro personali, hanno scelto di sciogliersi quando stavano già lavorando al loro secondo album.

La notizia positiva, tuttavia, è che la band si è riunita e sta cercando di recuperare le composizioni abbandonate più di 30 anni fa, chissà, forse è scritto nel loro destino che il successore di questo Cd debba vedere la luce. Noi fans siamo qui in attesa, e non possiamo che augurarvi buon lavoro.

Tracklist:
Flaggit
Tough Nuts
Melody with Balls
Advance in a Mirror
Rock Star
Sunflight
U.X.I.B.
The Moth

Band:
Rick Donmoyer – guitars, vocals
Dana Snitch – keyboards, guitars, vocals
Terry Brett – bass
Terry Hook - drums

 
75