Recensione: Welcome To My Planet

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Quale polemica più agguerrita se non quella tra i presunti "gruppi black venduti" e i presunti "gruppi black true"?. Detto questo, vi do un consiglio: dimenticate queste baggianate e immergetevi completamente in Welcome To My Planet degli Octinomos, un ottimo lavoro che chiunque apprezzi il Black troverà di proprio gradimento.

Ciò che fa spiccare questo album all'interno dell'affollata scena è il modo in cui riesce ad eludere ogni schema. Il sostrato è evidentemente Black, ma la realizzazione è quantomai originale. Il primo impatto che si ha con il lavoro, se non siete avvezzi a sonorità estreme, potrebbe essere piuttosto infelice: non ci sono spazi per rallentamenti atmosferici o pompose aperture melodiche. Il suono degli Octinomos è come un muro, impenetrabile e compatto, impermeabile a inserti degenerativi di alcun tipo. Il che, sottolineamolo, senza proporsi come ennesimi cloni di Marduk e simili: gli Octinomos infatti rivoluzionano letteralmente il classico suono Black.

La batteria (drum machine, per essere precisi), sebbene lanciata spesso a folli velocità, rimane decisamente nascosta dalle chitarre. A queste è stato regalato suono decisamente tagliente: l'effetto finale è un tappeto sonoro del tutto anomalo. Su questo si innesta una voce iperfiltrata, dal timbro decisamente malvagio e sofferente. Mi è difficile descrivere a parole il feeling che può trasmettere l'ascolto. Una veloce scorsa al booklet e ai testi rivela una passione morbosa per temi apocalittici, e riascoltando il cd alla luce di questa osservazione non ho potuto che approvare l'accostamento concept-musica: poco conta quanto piacciano i testi, l'importante è che vi sia un perfetto connubio (come in questo caso) con l'elemento sonoro. Il fatto che ci troviamo davanti ad una one-man band mi lascia ancora più perplesso riguardo alla sanità mentale del soggetto in questione (Frederik Söderlund, ben più noto per band quali Puissance e Parnassus).

Non mi resta che segnalarvi due episodi del Cd che ritengo particolarmente ben riusciti: "Divine terror", brano molto veloce e con un riff che fa gelare il sangue, e "World Pulverization", al contrario molto lento, ai limiti del Doom, dall'impatto decisamente angosciante suggerito soprattutto dalla ridondanza della struttura. Non posso nascondere come questa release mi abbia lasciato più che soddisfatto. Come al solito però occorre restringere il campo dei possibili target, e in questo caso mi limito a consigliare l'album solo a chi vuole prodotti estremi che abbiano però il coraggio di uscire dai soliti clichè. Questo album è una sfida: a voi raccoglierla o meno.
Matteo Bovio

Tracklist
01. Niclear Blitz
02. Divine Terror
03. Atomic Night
04. World Pulverization
05. Totalitarian Might
06. Plutonium Love
07. Genocide Mass

 
75