Recensione: Wheels of steel

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C'era un tempo nel quale quando usciva un disco di heavy metal si trattava effettivamente di heavy metal puro e non, come accade oggi, di sottogeneri che spesso poco o nulla hanno a che fare con il metallo.

I Saxon, secondo il personale parere del sottoscritto rappresentarono i veri capiscuola e paladini della allora nascente NWOBHM. La working class band per eccellenza, con una immagine tremendamente metallara e un aspetto distante anni luce da molte patinate HM band di oggi (basti vedere le foto dell'epoca del baffuto e in quasi in piazza bassista Steve Dawson o del canuto chitarrista Paul Quinn). La loro attitudine non si è fermata alla sola musicalità, rappresentano tutt'oggi il gruppo heavy metal più venerato dai bikers e risiedono nell'olimpo della iconografia metallara forti anche di immagini tipicamente HM come l'aquila che campeggiava nelle mega toppe cucite sui chiodi e sui giubbotti in jeans di quegli anni formidabili. Nella loro musica le infinite praterie brumose con dei cavalieri armati medievali che corrono su cavalli con il tramonto sullo sfondo sono state sostituite dai più degni epigoni di questa epicità ovvero le highway d'asfalto con i motociclisti a bordo di neri cavalli d'acciaio. Wheels of Steel uscito il 4 Aprile del 1980 è uno dei top heavy metal album di sempre. Quando uscì, il recensore dell'illustre magazine inglese Sounds Geoff Barton gli affibbiò una eccezionale recensione dove, preso dall'entuasiasmo per quanto stava sentendo, si interruppe più volte per ricomporsi e riprendere fiato!

Il disco si apre come meglio non puo' ovvero con la devastante per potenza e impatto MOTORCYCLE MAN, autentica testimonianza di come debba essere un pezzo heavy metal: violenza, velocità, potenza, sincerità e fierezza. Non per niente questa probabilmente è la più amata delle HM tracks nell'ambiente dei motociclisti. Segue STAND UP AND BE COUNTED, altro grande pezzo HM anche se in questo caso risalta il lato più rallentato dei Saxon. La successiva 747 STRANGERS IN THE NIGHT è uno straclassico della produzione della band inglese, autentica song tutta d'un pezzo ma con un pathos tutto particolare.

La title track è semplicissima come arrangiamento ma contiene uno dei riff leggendari della storia del nostro amato metallo ed eseguita dal vivo negli anni successivi rappresentava una specie di pegno che la band doveva pagare nelle sue incandescenti esibizioni dal vivo. Tra i pezzi da sogno compare la successiva FREEWAY MAD che in soli 2' e 40" sintetizza il perfetto connubio fra chitarre di chiara discendenza punk con l'attitudine di un ideale pezzo HM.

Le successive altre rimamenti quattro canzoni sono, una per una, altre autentiche gemme del british metal. Un commento particolare lo merita però SUZIE HOLD ON, infatti rappresenta la traccia più lenta dell'album e rivela il lato più oscuro dei Saxon. Credetemi, commentare più approfonditamente e minuziosamente ogni singolo pezzo di questo album parrebbe quasi un affronto alla musica che esso contiene che esprime invece la completa simbiosi fra un genere (l'heavy metal) e il credo e la freschezza di un gruppo leggendario (i Saxon).

Cari Defender e non, queste ruote d'acciaio e i fischi di Byford non si spegneranno mai nei nostri sogni, il platter è un autentico "must" da avere ad ogni costo, contiene musica immortale, solo puro british metal, solo sogno...

Hail

Stefano "Steven Rich" Ricetti
 

 


 

 
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