Recensione: World War X

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I Carnifex tagliano il traguardo del settimo album e al tempo stesso sono chiamati ad un’importante prova, visto e considerato che non tutti – tre anni or sono – hanno apprezzato il precedente Slow Death. Il titolo del nuovo lavoro è World War X e a tutti gli effetti rappresenta il grido di battaglia verso il mondo intero, catalizzando tutta la negatività di un’esistenza sempre più soffocante e gettandola dentro a quasi quaranta minuti di deathcore di matrice statunitense, che di andare per il sottile non ne vuole proprio sapere. Il combo di San Diego ha messo anima e corpo nella realizzazione di questo tassello discografico che può contare sul gigante Nuclear Blast e quindi su un mixaggio e una produzione a dir poco esplosiva, in grado di far distinguere ogni singolo strumento e mettere in primo piano la voce del frontman Scott Lewis, ispirato come non mai e ansioso di ridurci i timpani in poltiglia.

 

World War X non è un concept nel senso più tradizionale del termine, ma ha il merito di mantenere dall’inizio alla fine una identità ben precisa, facendoci calpestare il polveroso terreno di un pianeta ormai prossimo all’(auto)annientamento grazie ad un alone ruvido che comunque non penalizza in alcun modo la pulizia dei suoni e riesce anzi a creare un mood apocalittico, a mio avviso molto caro a chi per esempio ha i Bloodbath nelle proprie preferenze. La title-track è colei che da il via all’ascolto e si presenta subito riassumendo i tratti distintivi dei Carnifex, fatti di ritmiche veloci, compatte e sempre pronte a rallentare con eccezionali break-down – autentico marchio di fabbrica del quintetto californiano – utili per aumentare la drammaticità dei brani in studio e scatenare le folle in sede live. Visions Of The End è più frenetica e sembra farci correre attraverso le rovine di una città distrutta da una furia pari soltanto a quella di Lewis, in forma smagliante dietro al suo microfono. Con This Infernal Darkness si comincia a delineare ancora meglio il disegno generale dell’intero album, con un brano dall’alto tasso emotivo e arricchito da un intermezzo che introduce le malinconiche note d’avorio di un pianoforte, quasi come se fosse l’unico attimo per voltarsi indietro e guardare ciò che non tornerà più.

A questo punto, con Eyes Of The Executioner, aumenta la velocità, ma la forza dei Carnifex viene ripresa grazie a un groove davvero azzeccato, ancora una volta in grado di donare una precisa identità non soltanto al sound della band, ma a ogni singola traccia ascoltata sino a ora. No Light Shall Save Us vanta la presenza di Alissa White-Gluz (Arch Enemy), ma sfrutta soltanto una parte della dote vocale della bella cantante canadese, da un lato non snaturando il sound dei Carnifex, dall’altro lasciando per strada l’opportunità di confezionare una canzone che faccia drizzare le antenne. Nemmeno il tempo di riordinare le idee e tocca a All Roads Lead To Hell, senza dubbio l’epicentro dell’annientamento portato con World War X. Stormi di pennate, partenze a velocità furiose e break spessi come un muro di cemento armato che danno giusto spazio al virtuoso assolo del chitarrista Angel Vivaldi. Brushed By The Wings Of Demons è a suo modo la più melodica e diretta dell’intero disco, ma scordatevi ritornelli a voce pulita, i Carnifex non sono qui per farvi cantare, al massimo perderete le corde vocali come per la successiva Hail Hellfire, una spina appuntita che lacera una tessitura di metallo pesante in grado di abbracciare ritmiche più cadenzate e blast beat, nonostante il suo ridotto minutaggio. Chiude il disco By Shadows Thine Held, che potremmo definire come l’accettazione emotiva della fine di un mondo ormai marcio dentro, un sipario che si cala non su un buio eterno, quanto su un manto di polvere destinato a essere scosso soltanto dalla straordinaria brutalità dei californiani.

E’ una corsa furiosa dall’inizio alla fine, un caos che trova il proprio ordine nell’annientamento per mezzo di un sound chirurgico, un’esecuzione che non si perde in virtuosismi sopra le righe, ma che a conti fatti sa mettere in campo l’esperienza e una invidiabile capacità compositiva maturata nel corso dei quasi 15 anni di vita del gruppo, un aspetto non sempre scontato. Dove Slow Death ha lasciato qualche perplessità – non a tutti, ma alcuni l’hanno lamentato a gran voce – World War X sarà in grado di mettere d’accordo i fan della band e raccoglierne di nuovi, grazie a un death metal (o deathcore, se preferite) di vecchio stampo, che non disdegna nell’inserire qualche spunto che vi farà favorevolmente traballare dalla sedia, stupiti ma felici di aver per le mani il settimo sigillo dei Carnifex, quello che nel complesso è un ottimo disco e che spunta tutte le caselline per essere uno dei più interessanti album del 2019.

 

  

 

Brani chiave: World War X / This Infernal Darkness / All Roads Lead To Hell

 
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