Recensione: Awakening

Di Daniele D'Adamo - 28 Novembre 2025 - 12:00
Awakening
Band: Deteriorot
Etichetta: Xtreem Music
Genere: Death 
Anno: 2025
Nazione:
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75

Dagli Stati Uniti ecco una delle band di death metal più marcio del Mondo. Si tratta dei Deteriorot, nome omen, giunti al traguardo del quarto full-length in carriera. Carriera cominciata nell’ormai lontano 1992, quando i loro colleghi evolvevano verso forme più evolute del genere di cui trattasi.

I Deteriorot no. Fedeli a un’innata natura volta alla restituzione di uno stile che affermare primordiale è poco, non si sono mai fatti influenzare da niente e nessuno, proseguendo nel tempo la loro strada maestra sulla quale l’odore di decomposizione è l’elemento più evidente fra tutti. Nessun compromesso, quindi, che abbia condotto il combo statunitense a progredire da uno stato immerso nella matrice embrionale del metallo della morte.

Quanto sopra potrebbe essere interpretato come un fattore decisamente negativo, nelle composizioni di Paul Zavaleta e compagni. Non è così. Anzi, è il contrario. Grazie al loro sound incommensurabilmente putrefatto, si può risalire ai primissimi istanti dopo l’esplosione del death metal; proiettato nel futuro da un brodo primordiale i cui ingredienti erano black e thrash, anch’essi ai primi passi dopo la scissione dell’heavy metal in tipologie e sotto-tipologie.

Un periodo storico che, a parere di scrive, trova la sua collocazione temporale con la messa a giorno di “Seven Churches” dei Possessed (1985). Ebbene, con “Awakening” i Nostri restano ancorati lì, in quei leggendari anni, con un sound che sprizza liquidi maleodoranti. Un sound aggressivo, in cui le chitarre sprizzano accordi incredibilmente fradici ma sempre e comunque possenti nella loro realizzazione della matrice ritmica di base; le cui intelaiature sono robuste grazie a un riffing basato sull’onnipresente tecnica del palm-muting, poi distorta per regalare al suono la necessaria potenza (“Winter Moon“). Elaborata assieme ad assoli letali che fuoriescono a iosa dalla sei corde di Arthur Reid, asfittici, penetranti, ferali come una lama arrugginita conficcata nel cuore (“In Battle to Survive“).

Se poi ci si sofferma sulla voce, nasce proprio dal cuore di chi ascolta un orrore primigenio scatenato dalle linee canore di Zavaleta. Senza scomporsi più di tanto, offre un growling da allucinazione, a volte profondo, a volte come gridato, anche se ciò sembrerebbe una contraddizione (“A Ghost in the Mirror“). Letale come il drumming proposto da James Goetz che, come da copione, si mantiene su ritmi declinanti spesso in direzione degli slow-tempo, anche se non mancano rigurgiti di furiosi blast-beats che rammentano un violento rimescolamento di qualche innominabile sostanza deteriorata (“The Flame“).

A chiudere l’esame dei singoli membri il basso di Travis Meredith. La produzione è appositamente sporca, zozza, per cui non è cosi semplice discernere con chiarezza il lavoro di tutti i membri del North Carolina. Si coglie, comunque, un robusto rombo in sottofondo, magari non particolarmente elaborato ma perfetto per cementarsi al resto della strumentazione.

Per ciò che concerne i brani, essi galleggiano vorticosamente nel calderone che contiene quel brodo primordiale di cui si è già parlato. Benché figli di uno stile volutamente involuto, mostrano una certa complessità derivante da un songwriting vario e articolato. Certo, non ci sono hit da classifica ma la ridetta eterogeneità dona all’LP una buona longevità, grazie nondimeno a qualche istante di melodiosità (“Deliver Us from Fiction“).

Awakening“, data la sua natura estremamente underground e la sua rara caratteristica artistica, presumibilmente non lascerà grandi tracce nell’ambiente del death metal. Il che è un peccato poiché i Deteriorot sono comunque riusciti nell’intento di creare qualcosa di curiosamente fresco – si fa per dire – e genuino.

Daniele “dani66” D’Adamo

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