Recensione: Unbound Triumph

Di Stefano Ricetti - 30 Novembre 2025 - 13:51
Unbound Triumph
Band: Sintage
Etichetta: High Roller Records
Genere: Heavy 
Anno: 2025
Nazione:
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72

Con una copertina che per colorazione e composizione richiama lontanamente e di primo acchito Noble Savage dei Virgin Steele tornano all’attacco i tedeschi Sintage che, dopo l’EP autoprodotto The Sign del 2021 e l’esordio su full length Paralyzing Chains del 2023 escono quest’anno con il seguito, Unbound Triumph, il loro secondo album, griffato High Roller Records, così come il precedente. Il prodotto è disponibile sia in musicassetta che in vinile a 33 giri oltre che in CD – oggetto della recensione – e si accompagna a un libretto di sedici pagine con tutti i testi, foto seppiate di ogni singolo componente la band e immagini sparse a colori nelle due centrali.

Rispetto al passato la compagine di stanza a Lipsia ha aggiunto una seconda chitarra al proprio arsenale nella persona di Chili.

Queste le dichiarazioni congiunte della band a riguardo:

Il nostro nuovo chitarrista, Chili, che è con noi da due anni, ha avuto un impatto notevole sulla riuscita del nostro secondo album. Non avevamo intenzione di registrare un altro disco brutale come “Paralyzing Chains”. Volevamo piuttosto combinare le emozioni primitive contenute dentro “The Sign” con l’aggressività che abbiamo sprigionato dentro “Paralyzing Chains”

In linea con il loro passato i Sintage si presentano solo con il nome – o nomignolo – proprio; la formazione attuale schiera Randy alla voce, Julez alla chitarra, Marcus al basso, André alla batteria e Chili alla seconda ascia.

Unbound Triumph si compone di otto pezzi per poco meno di quaranta minuti di ascolto. Nel solco della piena tradizione tedesca i Sintage distillano Metallo massiccio e possente, rifacendosi alla lezione impartita illo tempore da gruppi quali Scanner, Rage e Iron Angel che a loro volta avevano pescato a piene mani dagli illustri predecessori Grave Digger, Running Wild e Bullet, quelli di Bochum, velocizzandone la ricetta.

Quindi tanta sostanza e pochi fronzoli.

La mattanza prende inizio con “Rammimg Speed”, brano martellante che inquadra subitamente e senza ombra di dubbio la proposta dei Sintage che dimostrano di saper bene gestire l’ingresso delle seconda chitarra a impreziosire il loro suono a livello di armonizzazione e potenza. La voce, acida, come da copione di Randy rende il tutto ancor più verace. “Electric Walls” è pillola di heavy metal classico inappuntabile che poi vira sullo Speed senza se e senza ma, “Silent Tears” incarna il lato melodico dei tedeschi e si chiude in bellezza nel segno della continuità sulle note di “One with the Wind”.

Mazzate come se non ci fosse un domani e metallo fumigante a profusione con quel pizzico di sacrosanta dose di sublime ignoranza – senza esagerare, va sottolineato – a condire il tutto, questo è Unbound Triumph.

Sintage: solidi e quadratissimi.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 

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